La corte d’appello federale del Nono circuito ha lasciato proseguire le oltre 3.000 cause contro Meta (Facebook/Instagram), Alphabet (YouTube), ByteDance (TikTok) e Snap (Snapchat).
Il provvedimento del 10 agosto ha respinto il tentativo di Meta e TikTok di ottenere subito la revisione delle decisioni con cui il tribunale di primo grado aveva mantenuto in vita una parte delle accuse. Il Nono circuito esamina i ricorsi provenienti da nove Stati occidentali, tra i quali la California, dove i procedimenti sono riuniti.
La decisione è prettamente procedurale e non significa che i giudici, per quanto attiene alle circa 3.000 cause in corso, hanno stabilito se gli sviluppatori delle piattaforme social hanno progettato prodotti capaci di creare dipendenza o i disturbi denunciati dagli utenti. Allo stesso modo, i togati non hanno neppure deciso in via definitiva quanto la Sezione 230 protegga le piattaforme.
Che cosa sostiene chi ha promosso le cause
Le azioni sono state presentate da famiglie e singoli utenti, distretti scolastici, enti locali e autorità statali. Sostengono che alcune funzioni delle piattaforme sono state progettate per prolungare l’uso dei servizi e che gli sviluppatori - quindi Meta, Alphabet, Snap e TikTok - non abbiano avvertito in modo adeguato gli utenti, soprattutto i minori.
Perché la multa di 567 milioni a Meta non è la parte importante della condanna del New Mexico
La sezione 230
Meta e TikTok hanno presentato ricorso avverso le cause ancora in fase di dibattimento, avvalendosi dell’opinione secondo cui la sezione 230 le protegga non soltanto da un’eventuale condanna, ma dallo stesso obbligo di affrontare il processo. Per questo hanno chiesto alla corte d’appello di intervenire senza attendere il giudizio finale, non ottenendo soddisfazione come riportato da Reuters.
La Sezione 230 regola le responsabilità delle piattaforme online ma non attribuisce forme di immunità generali dai processi, e ciò è bastato al collegio del Nono circuito per respingere la richiesta di Meta e TikTok, secondo le quali le piattaforme si limiterebbero a pubblicare e organizzare contenuti creati da terzi e, di conseguenza, dovrebbero essere ampiamente protette dalla Sezione 230.
Nel medesimo tempo, la corte d’appello ha respinto anche la richiesta con cui Meta ha cercato di rinviare un processo collegato promosso da 29 procuratori generali statali che si celebrerà a Oakland (California) e che inizierà, con le dichiarazioni d’apertura, il 18 agosto 2026.