Il cervello di un cane non reagisce allo stesso modo davanti a tutti i volti umani.
Un’espressione felice produce nei cani un’attività particolare nelle zone coinvolte nell’elaborazione delle immagini, nelle relazioni sociali e nei meccanismi della ricompensa. Inoltre, la reazione provocata da un volto impaurito risulta diversa da quella osservata davanti alla rabbia e alla tristezza.
È quanto emerge da una ricerca pubblicata sulla rivista iScience, realizzata da ricercatori dell’Università di Vienna, dell’Università nazionale autonoma del Messico e dell’Università Eötvös Loránd di Budapest.
Quattordici cani e uno scanner
Lo studio ha coinvolto complessivamente 14 cani domestici, alcuni dei quali hanno partecipato a entrambe le prove. Gli animali, addestrati a rimanere immobili, sono stati fatti entrare in uno scanner senza essere sedati né legati.
La tecnica utilizzata è la risonanza magnetica funzionale. Lo strumento non legge i pensieri del cane, ma misura le variazioni del sangue ossigenato nelle diverse parti del cervello. Quando una zona richiede più energia, aumenta il flusso sanguigno e questa variazione viene considerata un segnale indiretto di una maggiore attività cerebrale.
Nel primo esperimento, otto cani hanno osservato fotografie di sconosciuti con un’espressione sorridente oppure neutra. Davanti ai sorrisi è aumentata l’attività della corteccia temporale destra, coinvolta nell’elaborazione delle informazioni visive e sociali. La risposta si è estesa fino al nucleo caudato, una struttura interna al cervello che partecipa ai meccanismi della motivazione, dell’apprendimento e della ricompensa.
Questo non significa automaticamente che il cane provi felicità. Indica che il sorriso di una persona sconosciuta assume per il suo cervello un significato positivo o comunque particolare.
Questi esperimenti non dimostrano che i cani comprendano le emozioni come le comprendono gli esseri umani.
Il ruolo della paura
Nel secondo esperimento, 12 cani hanno guardato volti sconosciuti che esprimevano felicità, rabbia, paura o tristezza. Un software ha quindi confrontato le configurazioni dell’attività cerebrale per verificare se fosse possibile riconoscere, partendo dalle scansioni, quale immagine stesse osservando l’animale.
Analizzando l’intero cervello dei cani, i ricercatori hanno trovato configurazioni che permettono di distinguere la paura dalla rabbia e dalla tristezza mentre, tra rabbia e tristezza, non sono emerse differenze sufficientemente chiare.
Gli esperti non sanno perché la paura produce nei canidi una risposta tanto riconoscibile. Una possibilità è che rappresenti per il cane un segnale più urgente, capace di anticipare un pericolo o un cambiamento nel comportamento di una persona.
Non è una lettura della mente
Nella vita reale un cane non interpreta una persona osservandone una fotografia, quindi una scena immobile, considera contemporaneamente il movimento del corpo, il tono della voce, la postura, gli odori e il contesto.
Bridget Waller, docente di evoluzione e comportamento sociale alla Nottingham Trent University (non coinvolta nella ricerca), ha spiegato al Guardian che la risposta particolare al sorriso è compatibile con la lunga addomesticazione del cane e con l’importanza di questa espressione nelle interazioni umane.
Le differenze fra le espressioni negative risultano invece meno nette.
Una ricerca iniziata anni fa
Una versione preliminare di questa ricerca era stata pubblicata su bioRxiv nel 2018. In seguito, con l’introduzione di un secondo esperimento condotto su 12 cani e dopo la revisione scientifica di rito, la ricerca è da ritenere definitiva, seppure non completamente rappresentativa.
I limiti dell’esperimento
Il campione di cani, 14 in tutto, rimane esiguo e composto prevalentemente da border collie, cani selezionati per la loro attitudine nel prestare attenzione ai segnali umani.
Non è possibile stabilire se razze con caratteristiche differenti, cani randagi o animali cresciuti in condizioni meno favorevoli, condurrebbero i ricercatori alle medesime conclusioni. La ricerca non ha neppure verificato direttamente se sorridere migliori l’addestramento o modifichi il comportamento del cane.
L’attività del nucleo caudato rende questa possibilità plausibile, ma non la rende certa.