Italian Tech

Mobilità

Cina, la guida autonoma entra nel nuovo codice della strada

Cina, la guida autonoma entra nel nuovo codice della strada

Pechino prepara le regole per robotaxi e veicoli senza conducente. La riforma distingue guida autonoma e assistita, ridefinendo le responsabilità e rincorrendo un settore che nel Paese sta già esplodendo

3 minuti di lettura

"La guida autonoma sta gradualmente passando dalla fantascienza alla realtà. I taxi senza conducente sfrecciano per le strade e i vicoli, il sistema di guida intelligente dei veicoli a energia alternativa è in continua evoluzione. Per questo l'utilizzo dei veicoli autonomi sarà regolamentato per legge".

La Cina presenta così la bozza di riforma del codice stradale, che per la prima volta include delle norme specifiche per le auto a guida autonoma. La revisione della legge sulla sicurezza stradale, questo il nome ufficiale, è stata presentata durante le riunioni del Comitato permanente dell'Assemblea Nazionale del Popolo, il massimo organo legislativo del Paese.

La legge in vigore risale al 2004, quando i veicoli a guida autonoma erano ben lontani dal materializzarsi, così come la leadership di Pechino sulle auto elettriche. La bozza di revisione conta nove capitoli e 170 articoli.

Un intero capitolo è dedicato alle "Disposizioni speciali per i veicoli autonomi". La bozza prevede il sostegno dello Stato alla sperimentazione, alle applicazioni dimostrative e alla circolazione dei veicoli autonomi secondo criteri di sicurezza e standardizzazione. La riforma detta poi le condizioni per l'accesso alle strade pubbliche delle auto a guida autonoma e interviene sul loro regime assicurativo.

Chi risponde quando guida l’algoritmo

La distinzione determina anche il regime delle infrazioni. Quando una violazione avviene con la funzione di guida autonoma attivata, il procedimento ricade sul produttore o sull'importatore.

Quando la funzione non è attiva, oppure il veicolo dispone soltanto di sistemi di assistenza, valgono le norme previste per le automobili convenzionali. A giugno Pechino aveva già approvato uno standard obbligatorio per i sistemi combinati di assistenza alla guida: il conducente deve continuare a osservare il traffico e mantenere il controllo anche quando la funzione autonoma è attivata.

Si prevede un passaggio graduale dalla sperimentazione controllata alla circolazione senza conducente: circuito chiuso, strada con safety driver, strada senza safety driver, applicazione dimostrativa e infine servizio pilota.

Il passaggio da una fase all'altra dipende dai risultati accumulati, tra cui chilometri percorsi in autonomia, frequenza degli interventi umani, copertura delle aree di test, incidenti e capacità di gestione delle emergenze.

I robotaxi cinesi sono già sulle strade

La normativa rincorre un settore che in Cina ha già superato la fase dei test in laboratorio. Più di 50 città cinesi hanno adottato politiche per la sperimentazione e le applicazioni dimostrative. Robotaxi completamente driverless circolano in aree designate di Pechino, Chongqing, Wuhan e Shenzhen.

Baidu, Pony.ai e WeRide sono tra i principali operatori. Apollo Go di Baidu è presente in diverse città. Pony.ai dispone di licenze commerciali per robotaxi completamente autonomi a Pechino, Shanghai, Guangzhou e Shenzhen e ha accumulato oltre 55 milioni di chilometri di guida autonoma. WeRide gestisce una flotta globale di circa 1.400 veicoli, con attività anche negli Emirati Arabi Uniti e a Singapore e permessi operativi in sette Paesi. La sfida è passare dalle flotte pilota alla scala industriale.

Pony.ai punta a raggiungere mille robotaxi entro la fine dell'anno, mentre il suo amministratore delegato James Peng ha indicato in circa 50 mila veicoli la soglia necessaria per generare ricavi sufficienti a coprire i costi di ricerca e sviluppo.

Secondo Goldman Sachs, il mercato cinese dei robotaxi potrebbe crescere dai 54 milioni di dollari del 2025 a 12 miliardi nel 2030 e 47 miliardi nel 2035. Batterie, reti 5G, chip per l'intelligenza artificiale, mappatura, cloud e big data compongono una filiera in larga parte domestica.

Le amministrazioni locali aggiungono le zone pilota, dove i veicoli accumulano chilometri e dati nel traffico reale.

Incidenti e guasti riaprono il tema della sicurezza

Oltre alle potenzialità, l'espansione ha già mostrato dei rischi.

Nel luglio 2024 un robotaxi Apollo Go senza conducente ha investito un pedone a Wuhan. Secondo l'azienda, il veicolo aveva il verde mentre il pedone attraversava con il rosso. La persona è stata portata in ospedale. Sempre a Wuhan, il 31 marzo scorso, un guasto di sistema ha fermato contemporaneamente oltre cento robotaxi Apollo Go.

Alcuni sono rimasti immobili sulle carreggiate e sulle sopraelevate, con passeggeri temporaneamente bloccati. Non ci sono stati feriti, ma è stato necessario l'intervento della polizia. Nelle settimane successive è stata riportata una sospensione temporanea delle nuove autorizzazioni, poi gradualmente riprese.

Nel maggio 2025 un robotaxi Pony.ai senza passeggeri aveva invece registrato un'anomalia a Pechino, effettuato un arresto di emergenza e successivamente preso fuoco. Nessun ferito.

Due mesi prima, una Xiaomi SU7 si era schiantata nell'Anhui causando la morte di tre giovani donne. Prima dell'incidente era attivo il sistema Navigate on Autopilot: non guida autonoma, ma assistenza con obbligo di supervisione umana.

L'auto procedeva a circa 116 chilometri orari e il conducente riprese il controllo prima dell'impatto contro un pilastro di cemento, a circa 97 chilometri orari.

Il confine tra guida autonoma e assistita

Proprio sul confine tra questi due casi si concentra la nuova disciplina. Nel febbraio 2026 la Corte Suprema del Popolo ha stabilito che chi utilizza un sistema di assistenza resta responsabile della conduzione, anche se elude i dispositivi di monitoraggio e lascia materialmente il posto di guida.

Anche il controllo sugli incidenti si sta irrigidendo.

Dal 2025 i produttori devono segnalare quelli avvenuti durante l'utilizzo di sistemi combinati di assistenza entro 48 ore, ridotte a 24 in presenza di morti, feriti o forte impatto sociale. Nel 2026 è stato avviato uno standard nazionale per uniformare la segnalazione e la valutazione della sicurezza dei veicoli intelligenti connessi.

La revisione del codice stradale mira a standardizzare tutte le norme in materia, tracciando con maggiore chiarezza la linea che separa chi viene assistito da un algoritmo e un veicolo che guida da solo.

E con quella linea comincia a spostare anche le responsabilità.