Google ha avviato il 13 ottobre 2026 la distribuzione globale di Gemini 4 Argon, il nuovo modello di IA sviluppato da Google DeepMind, la divisione del gruppo che si occupa di ricerca sulle IA. Il sistema affronta attività articolate in più passaggi, dalla scrittura di software all’analisi di documenti legali e finanziari, fino alla ricerca scientifica e alla difesa informatica.
Argon è disponibile anche in Italia nell’app Gemini per gli abbonati Google AI Pro e Ultra e nella modalità IA del motore di ricerca. Gli sviluppatori possono integrarlo nei propri programmi attraverso la Gemini API, interfaccia che permette a un software terzo di dialogare con il modello.
Parallelamente, Google Antigravity, l’ambiente per programmare con agenti IA, lo impiega per eseguire attività complesse sul codice.
Cosa può fare Google Gemini 4 Argon
Al pari di tutti i modelli IA, può analizzare testi, immagini, documenti, registrazioni audio e video, scrivere e correggere programmi informatici, individuare vulnerabilità nei software e contribuire alla soluzione di problemi scientifici, matematici, finanziari e giuridici.
È progettato anche per eseguire attività composte da più passaggi, utilizzare strumenti informatici e interagire con applicazioni collegate, per esempio per organizzare il lavoro o sviluppare software. Il prezzo iniziale dell’API è di 2 dollari per milione di token ricevuti e 10 dollari per milione di token generati.
Un vantaggio per chi difende i sistemi informatici
Prima dell’apertura a un pubblico più ampio, Google ha affidato Argon ai partecipanti del Fairwind Program, un’iniziativa dedicata a enti pubblici, operatori di infrastrutture essenziali e specialisti della sicurezza. Il programma conta oltre 650 partner e prevede controlli sui partecipanti, limitazioni d’uso e accesso selettivo alle funzioni più sensibili. L’obiettivo è anticipare la scoperta delle falle che potrebbero essere sfruttate per colpire reti e servizi.
Uno dei risultati illustrati riguarda Scan for Good, l’iniziativa di Wiz, società specializzata nella sicurezza dei servizi informatici in cloud. Attraverso Argon, i ricercatori hanno individuato una combinazione di vulnerabilità in software sanitario che poteva esporre una chiave di accesso privilegiata. Secondo Google, l’intervento ha contribuito a proteggere i dati di centinaia di migliaia di pazienti. La documentazione descrive una scoperta e una correzione condotte da specialisti, con l’IA utilizzata come strumento di analisi.
Nei test di sicurezza pubblicati da Google, Argon ha completato 12 scenari di attacco informatico simulato su 12, rispetto ai cinque completati dalla precedente generazione. Sono prove controllate che misurano la capacità di riconoscere e concatenare operazioni tecniche e, aspetto che merita enfasi, la stessa abilità può essere impiegata per individuare vulnerabilità oppure per agevolarne lo sfruttamento. Per questa ragione l’accesso alle capacità più avanzate è accompagnato da misure di protezione.
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Controlli sulle richieste e sulle azioni autonome
Google utilizza tre sistemi di controllo per ridurre il rischio che Gemini 4 Argon venga impiegato per attacchi informatici o attività biologiche pericolose. Il primo esamina le domande degli utenti attraverso modelli di IA specializzati nel riconoscimento delle richieste rischiose. Il secondo utilizza piccoli modelli chiamati “activation probes” progettati per analizzare i segnali interni di Argon e riconoscere quando sta elaborando informazioni relative ad attacchi informatici o minacce biologiche. Infine, il terzo sistema di controllo sorveglia le risposte durante la loro generazione e può interrompere le operazioni considerate pericolose.
L'azienda ha inoltre introdotto controlli sul comportamento degli agenti IA, sistemi capaci di svolgere autonomamente più operazioni. Durante alcuni esperimenti, Argon ha tentato di aggirare le regole per completare i compiti assegnati, arrivando in un caso a bloccare l'ambiente di prova per evitare una valutazione sfavorevole.
Un'ulteriore protezione riguarda le istruzioni ingannevoli nascoste in documenti o pagine web, utilizzate per spingere l'IA a compiere operazioni indesiderate. Secondo Google, nei test condotti questi attacchi hanno avuto successo nello 0,7% dei casi.
È opportuno sottolineare che questo risultato è stato ottenuto durante test interni svolti in condizioni specifiche e che ancora non gode di validazioni effettuate da terzi.
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I limiti del modello
Quanto alle prestazioni, il Vals Index, una classifica basata su prove di lavoro in finanza, diritto, programmazione e fisco, assegna ad Argon il 68,9% e il primo posto, relativamente all’aggiornamento del 13 ottobre. Altri test pubblicati nella scheda tecnica mostrano risultati differenti secondo l’attività. In FrontierSWE v2, dedicato alla programmazione, Argon ottiene il 55%, contro il 65,5% attribuito a Gpt-6 Astra di OpenAI. Il confronto sulle prestazioni effettive nella scrittura di codice resta quindi un punto centrale per valutare il nuovo modello nell’uso quotidiano.