Italian Tech

Truffe

WhatsApp, torna la truffa della ballerina e dei falsi voti

WhatsApp, torna la truffa della ballerina e dei falsi voti

La Polizia Postale rilancia l’allarme sui concorsi inventati. Un codice richiesto per votare permette ai criminali di accedere al profilo e contattare amici e familiari

2 minuti di lettura

La Polizia ha rilanciato il 10 ottobre l’allarme sulla cosiddetta “truffa della ballerina”, un raggiro che circola su WhatsApp attraverso falsi concorsi di danza.

Il messaggio fraudolento arriva da un contatto conosciuto e chiede di votare per una giovane partecipante a un concorso di ballo. Il 6 ottobre anche il CERT-AGiD, il gruppo dell’Agenzia per l’Italia digitale che esamina attacchi e frodi informatiche, ha documentato la nuova campagna in corso.

La polizia postale, nel corso degli ultimi mesi, ha lanciato il medesimo allarme a più riprese, perché la campagna truffaldina ritorna ciclicamente in diverse varianti e tende a persistere nel tempo.

Il voto che apre l’account ai truffatori

La truffa inizia con un messaggio WhatsApp inviato da un amico o un conoscente il cui account è già stato violato. Il messaggio invita a votare una ragazza impegnata in un concorso di danza e contiene un link. Cliccandolo, si apre una pagina web falsa, creata dai truffatori, che presenta due ballerine finaliste, le loro fotografie, il numero di voti ricevuti e i riferimenti a una scuola di danza di Praga.

Dopo avere scelto una delle candidate, la pagina chiede di verificare il proprio account WhatsApp attraverso un codice. La procedura serve in realtà ad autorizzare il collegamento di un dispositivo controllato dai criminali all'account della vittima.

I truffatori possono così leggere le conversazioni e inviare messaggi ai suoi contatti, mentre WhatsApp continua a funzionare normalmente sul telefono del proprietario. È un caso di phishing, una frode che utilizza messaggi ingannevoli e pagine web contraffatte per sottrarre informazioni o ottenere accessi abusivi.

La polizia postale aveva già segnalato a febbraio una variante che richiede il numero di telefono e un codice ricevuto tramite sms. Le informazioni sottratte possono essere usate per registrare WhatsApp su un altro telefono, facendo perdere al titolare l’accesso al profilo.

Nella sua versione attuale, la campagna esaminata dal CERT-AGiD, sfrutta invece il collegamento di un dispositivo aggiuntivo, più difficile da individuare perché l’app resta utilizzabile.

Con un account compromesso, i criminali possono diffondere lo stesso invito e chiedere denaro simulando emergenze. In un caso denunciato a Roma ad aprile sono partite richieste di prestiti da 945 euro, presentate come necessarie per pagare il dentista. La fiducia accordata a una persona presente in rubrica alimenta così una catena di tentativi di frode.

Come riconoscere la truffa e proteggere il profilo

Il segnale decisivo è la richiesta di un codice di WhatsApp per partecipare a una votazione esterna. Nella procedura descritta dal CERT-AGiD, l’accesso abusivo si concretizza quando il codice viene utilizzato per autorizzare il dispositivo estraneo.

L’atteggiamento più opportuno da adottare, in ogni caso, è quello di telefonare al mittente per chiedere conferma, omettendo di scrivere via WhatsApp, proprio perché il suo account rischia di essere compromesso.

Chi ha già completato la votazione può aprire WhatsApp, accedere alle impostazioni, scegliere la voce Dispositivi collegati e scegliere la voce Esci, se tra le sessioni elencate ve ne sono di sconosciute (qui la guida ufficiale di WhatsApp).

È sempre opportuno attivare la verifica in due passaggi, una protezione aggiuntiva dell’account. In caso di perdita dell’accesso, WhatsApp spiega come registrare nuovamente il proprio numero attraverso un codice ricevuto sul telefono.

Parallelamente, è opportuno avvertire amici e familiari con una chiamata o un canale alternativo, controllare anche le chat archiviate e conservare i messaggi sospetti. L'autorità preposta mette a disposizione un servizio per segnalare gli episodi alla Polizia Postale, mentre eventuali denunce possono essere presentate presso qualsiasi commissariato di Polizia.