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Agricoltura, la voglia di digitale c’è: mancano i campi connessi

Agricoltura, la voglia di digitale c’è: mancano i campi connessi

Otto imprese su dieci vogliono investire, ma le tecnologie avanzate arrivano solo al 10% della superficie. Il censimento Coldiretti su 10mila aziende mostra che a frenare sono credito, fibra e competenze

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Il costo non compariva in nessuna voce di bilancio. Un giovane imprenditore agricolo piemontese comprava i concimi quando servivano e non vedeva quanto gli pesasse il trasporto. La voce è emersa quando la piattaforma Demetra di Coldiretti ha messo in fila le sue spese: con un unico acquisto annuale ha risparmiato 6mila euro. L'episodio lo racconta Alessandro Apolito, responsabile dell'Area Innovazione di Coldiretti. La rivoluzione in atto nelle campagne italiane passa più dai dati che dai robot.

Il Polo Agricoltura Digitale di Coldiretti Next, che si definisce l'unico polo dell'innovazione in agricoltura in Italia, ha annunciato oggi uno dei suoi primi progetti nella seconda giornata del XXIV Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione di Roma. Il progetto, frutto di circa un anno di lavoro, è quello che Coldiretti presenta come il primo censimento europeo sulla maturità digitale delle aziende agricole: 10mila imprese interrogate insieme al Politecnico di Milano.

Italian Tech ha ricevuto in anteprima una parte dei dati. Otto aziende su dieci hanno dichiarato di essere pronte a investire nella digitalizzazione nei prossimi anni, e una su cinque ha previsto di adottare entro il 2030 strumenti di gestione basati sull'intelligenza artificiale.

Un campione di piccoli e giovani

Il termine censimento promette però più di quanto il campione garantisca. Il Polo è partito dal modello europeo di valutazione delle imprese, senza trovarne uno dedicato alla maturità digitale di quelle agricole.

"Banalmente avremmo pure voluto copiarlo, ma non essendoci lo abbiamo creato da zero", spiega il dirigente. Il questionario ha posto più di 100 domande, valutate dal Politecnico e da un comitato scientifico guidato dal professor Adinolfi dell'Università di Bologna.

La selezione ha rispettato due vincoli. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) chiedeva almeno il 40% di imprese nel Mezzogiorno, mentre Coldiretti ha scelto di dare priorità ai giovani: metà delle aziende intervistate era condotta da under 40, la soglia che nella politica agricola comune distingue un agricoltore giovane. Il fatturato le colloca tutte tra le micro e piccole imprese secondo i parametri europei.

Il confronto con l'Istat chiarisce i limiti. L'ultimo censimento generale dell'agricoltura, nel 2020, contava 1.133.023 aziende su 12,5 milioni di ettari, e i capi-azienda con meno di 45 anni erano il 13,4%. Le 10mila imprese del Polo ne rappresentano meno dell'1%, con una quota di giovani molto superiore a quella nazionale. L'indagine descrive quindi i soci di Coldiretti più che l'intero settore, ma proprio per questo mostra dove la trasformazione incontra più resistenza.

Il mercato, intanto, riparte. L'agricoltura 4.0 ha toccato nel 2025 i 2,5 miliardi di euro (+9%) dopo il calo dell'8% del 2024, secondo l'Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell'Università di Brescia. Le tecnologie avanzate coprono il 10% della superficie agricola, contro il 9,5% del 2024 che Coldiretti traduce in oltre 1 milione di ettari. Il 42% delle imprese agricole usa almeno una soluzione digitale, ma solo il 9% è digitalmente matura.

Nessuna applicazione risolutiva

La prima ammissione di Apolito spiazza: "Parto con uno spoiler, non c'è una killer application", cioè un'applicazione risolutiva capace di trascinare da sola il mercato. Gli agricoltori intervistati hanno chiesto altro: avere tutti i dati in un unico posto. Un'azienda con un trattore John Deere usa un'app, quella con una centralina meteo ne usa un'altra, e l'accesso al Sian, il Sistema informativo agricolo nazionale, richiede credenziali a parte. Coldiretti sta integrando queste fonti in Demetra, che serve anche a difendersi: se la data di un trattamento non combacia con le presenze dei dipendenti, un controllo pubblico può chiedere chi abbia distribuito quel fertilizzante.

La gestione dei dati diventa così una questione politica. Il manager rivendica una funzione sindacale: "Tutelare e rappresentare i soci significa oggi prima di tutto tutelare e rappresentare i loro dati". Coldiretti dichiara di aver investito nei propri data center per tenere le informazioni in casa, e di essere il primo sindacato ad aver adottato linee guida sull'IA. L'avversario implicito sono i grandi investitori tecnologici: "Siamo preoccupati quando leggiamo che Peter Thiel investe sui collari delle vacche, perché vorremmo tecnologie in mano agli agricoltori". Il riferimento è ad Halter, startup neozelandese di collari intelligenti per il bestiame sostenuta dal fondo Founders Fund di Thiel.

Il controllo delle informazioni cambia custode, dai fornitori di macchine all'organizzazione di categoria, e resta da vedere come i soci potranno verificarlo.

Sensori da 100 euro, moduli da 150 pagine

Il costo d'ingresso varia molto da una tecnologia all'altra. Apolito sostiene che il credito d'imposta Transizione 4.0 funziona per i macchinari e funzionerebbe ancora se rifinanziato, ma l'agricoltura di precisione non coincide con i trattori: "non parliamo necessariamente di trattori da 200mila euro, parliamo di una capannina da 5mila". I sensori costano poco, tra 100 e 200 euro, "però piazzati nel punto giusto ti consentono risparmi altissimi sia di acqua, circa il 30%, sia di concimi".

Il vero ostacolo è la burocrazia: una pratica da 150 pagine per un contributo sotto i 10mila euro non convince nessuno. La proposta di Coldiretti è un voucher, un buono digitale per acquistare soluzioni personalizzate ma semplici da usare, sul modello dell'incentivo per le auto ibride ed elettriche: il concessionario interroga la banca dati del ministero, verifica che i fondi ci siano e la pratica si chiude con una firma.

Il Nord corre, il credito frena i giovani

La spesa segue la geografia. Le imprese con almeno un'area di investimento effettuato o pianificato sono risultate l'86% al Nord, il 69% al Centro e il 56% al Sud e nelle Isole. La forbice è più netta per robotica, IA, blockchain, 5G e realtà virtuale: ha investito il 23% delle imprese, con il 35% al Nord contro il 18% del Centro e il 17% del Sud. La spiegazione sta nella struttura produttiva. Le stalle del Nord hanno un problema di manodopera, perché "non si trovano più mungitori, e quindi fai prima col robot, anche investendo". Il Sud cerealicolo ha margini più bassi e particelle spesso piccole, frutto della riforma agraria degli anni Cinquanta che la confederazione sostenne con forza: "Noi non ci rassegniamo all'idea che piccolo va distrutto e che vanno fatti i grandi fondi di investimento che mettono i soldi e non hanno più legame identitario con i territori".

Il dato generazionale sembra contraddittorio. Gli under 40 hanno puntato più degli over sulle tecnologie avanzate (24% contro 22%), mentre nel complesso gli investimenti sono stati più frequenti tra gli over 40, e l'organizzazione attribuisce lo scarto alla maggiore disponibilità economica delle aziende strutturate. Il credito pesa quanto l'età: i giovani sono nativi digitali e ambiziosi, ma "quasi sempre viene chiesta la firma dei genitori, come se fosse una giustificazione a scuola". Le aziende più grandi, aggiunge il dirigente, hanno "tanti capi azienda over 60 e pure over 70 che preferiscono tenere in mano loro le redini".

La fibra a tre velocità

La connessione è l'altro nodo. Coldiretti ha incrociato la mappa delle proprie aziende con quelle di Open Fiber e dei piccoli provider con cui ha firmato un accordo: "Noi sappiamo azienda per azienda delle nostre associate se è raggiunta già oggi dalla banda larga, quindi dalla fibra". L'incrocio ha restituito, in modo indicativo, tre gruppi di dimensioni simili: un terzo è già servito, un terzo è raggiungibile perché una cabina di Open Fiber è vicina, un terzo non lo sarà. Il secondo gruppo è il terreno di un lavoro con l'Associazione italiana internet provider su piccole reti condivise: "se 4-5 vicini di campo si mettono d'accordo per fare lavori, possono svolgerli in economia", e un intervento da 50mila euro scenderebbe a 8-10mila euro a testa. Il satellite è l'unica alternativa per chi non sarà mai raggiunto.

Cinquemila mestieri nuovi

Coldiretti stima che servano almeno 5mila nuove figure professionali. Il metodo di calcolo non viene spiegato, ma l'orizzonte è breve, perché crescono le competenze richieste e scarseggia la manodopera. L'esempio più concreto è il drone: "se devo fare un trattamento in campo e non ho l'operaio che va a fare il trattamento, ma ho un dronista che è in grado di coprire un'area più vasta", il lavoro si fa comunque, con in più le competenze agronomiche.

La figura più curiosa è il prompt manager agronomico, cioè chi sa scrivere i prompt, le istruzioni da dare al modello, e valutare le risposte di un sistema di IA applicato all'agronomia. La definizione è stata coniata da Coldiretti, che ne rivendica la paternità, e non corrisponde ancora a una professione riconosciuta dal mercato. Il ragionamento è questo: "Con l'uso dell'intelligenza artificiale il modo in cui fai la domanda o il sistema che utilizzi cambiano le risposte e quindi l'affidabilità". L'associazione lavora da tre mesi con società di ricerca e sviluppo a un chatbot, un assistente conversazionale, sull'olivicoltura. La competenza dovrebbe crescere dentro gli studi agronomici più che come consulenza esterna.

Il Polo ha lanciato una piattaforma di orientamento a base di video-pillole sul glossario dell'innovazione e vuole offrirla anche agli istituti agrari. Il gradino più alto è Iasa, la scuola di alta specializzazione aperta da Bf a Jolanda di Savoia, nel Ferrarese, con un dottorato in agricoltura di precisione. La proporzione dice molto: "più che fare la convegnistica vorremmo formare decine di ragazzi sul PhD, ma migliaia invece su una competenza più larga".

Da contadini a imprenditori

Apolito citando il segretario generale Vincenzo Gesmundo, riassume la questione di fondo con una formula, pedagogia economica: "i dati ti aiutano proprio a fare questo, a renderti conto di come gestisci l'azienda".

Il voucher resta per ora una proposta, un terzo dei soci non sarà mai raggiunto dalla fibra e il credito giovanile dipende ancora dalla firma dei genitori. Otto aziende su dieci hanno detto di voler investire: quante potranno farlo davvero?