Il 54% degli adulti statunitensi intervistati dall’azienda specializzata in ricerche di mercato e sondaggi YouGov per conto di NewsGuard ha considerato vera almeno una delle tre affermazioni false sul sistema elettorale sottoposte al campione, vale a dire: presunte frodi nel voto per posta, una partecipazione massiccia di cittadini stranieri alle elezioni e un ipotetico intervento dei satelliti Starlink, il servizio internet di Elon Musk, sui voti delle presidenziali del 2024.
Il dato compare nel rapporto pubblicato il 26 ottobre dalla stessa NewsGuard, che esamina l’affidabilità delle informazioni online, alla vigilia delle elezioni di metà mandato del 3 novembre, decisive per il controllo del Congresso, il parlamento federale degli Stati Uniti. Il sondaggio è stato condotto online tra il 9 e il 19 ottobre su un campione rappresentativo di 1000 adulti.
Il 13% ha riconosciuto correttamente tutte e tre le affermazioni come false. La quota sale all’87% sommando chi ha creduto ad almeno una e chi ha espresso incertezza.
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Le falsità ritenute vere dagli americani
La falsità più creduta è quella che associa il voto per corrispondenza a frodi elettorali. Il 36,8% degli intervistati l’ha giudicata vera e il 20,3% ha scelto la risposta di incertezza. Una ricerca pubblicata nel 2021 sulla rivista scientifica Statistics and Public Policy ha esaminato il rapporto tra voto postale e frodi, trovando risultati compatibili con un rischio complessivo contenuto. Infatti, le procedure elettorali statunitensi prevedono verifiche successive allo scrutinio e, stando alla ricognizione della National Conference of State Legislatures, organismo di riferimento dei parlamenti statali, tutti i 50 Stati prevedono controlli dopo il voto, con metodi differenti.
Non di meno, a novembre del 2024 la CISA, Agenzia federale per la sicurezza informatica e delle infrastrutture, aveva comunicato che le informazioni raccolte indicavano l’integrità delle infrastrutture elettorali rispetto a interferenze con effetti materiali sui risultati di quell’anno.
La disinformazione tende ad aumentare nelle settimane precedenti al voto. Il 23 ottobre appena trascorso, NewsGuard aveva identificato 30 narrazioni false diffuse sulle elezioni, 13 delle quali relative a presunti brogli e, in un aggiornamento datato 26 ottobre (ovvero 3 giorni dopo), il totale è salito a 32, con 14 casi relativi alle frodi.
Giova sottolineare che questi numeri descrivono le falsità individuate e verificate dagli analisti e non la totalità dei contenuti fuorvianti pubblicati online.
Il ruolo di X
X, la piattaforma sociale di Elon Musk, compare in 17 dei 30 casi censiti al 23 ottobre come punto di partenza delle affermazioni poi circolate anche altrove.
NewsGuard ha inoltre esaminato 189 post collegati alle bufale elettorali e ha rilevato che il 93,1% era privo di un avviso di Community Notes, il sistema grazie al quale gli utenti possono aggiungere verifiche contestuali ai messaggi.
Un esempio diventato celebre è accaduto in Illinois, dove una macchina per il voto ha segnalato a un’elettrice che aveva lasciato in bianco una delle scelte sulla scheda elettorale. L’avviso, che ha lo scopo di avvisare l’elettore di avere compilato la scheda in modo incompleto, è stato presentato su X come la prova che le macchine elettorali tendessero a ostacolare il voto ai candidati repubblicani. Una falsità che ha raggiunto 1,6 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma.
Le ingerenze del Cremlino
Le operazioni di influenza attribuite alla Russia aggiungono un secondo fronte tant’è che, secondo NewsGuard, la rete di propaganda Storm-1516 dedita alla produzione di contenuti falsi per influenzare il dibattito pubblico, ha diffuso video creati con l’intelligenza artificiale per colpire James Talarico, candidato democratico al Senato in Texas.
Le immagini simulavano la testimonianza con cui un suo ex allievo, Zyon Lewis, gli attribuiva una falsa accusa di abuso sessuale. Lewis ha smentito direttamente la storia in un’intervista rilasciata al sito di verifica Lead Stories, confermando che l’uomo ritratto nel filmato fosse un suo sosia digitale.
Il supporto involontario delle IA
Il caso ha raggiunto anche i servizi di intelligenza artificiale. Nelle prove di NewsGuard, i sistemi Google AI Overview, Gemini e Microsoft Copilot hanno ripreso come autentica l’esistenza della presunta denuncia.
AI Overview genera risposte sintetiche nei risultati del motore di ricerca Google, mentre Gemini e Copilot sono assistenti capaci di rispondere alle domande degli utenti. Il passaggio attraverso questi strumenti può attribuire nuova credibilità a un contenuto fabbricato.
Un’altra campagna attribuita alla Russia, Matryoshka, ha prodotto in una settimana di settembre 19 video che imitavano la grafica dell’emittente CNN. Dieci di questi prendevano di mira undici candidati democratici in nove Stati. La riproduzione dell’identità delle testate – Repubblica inclusa – rientra in una tecnica documentata anche in altre operazioni di propaganda, dove loghi e formati giornalistici vengono utilizzati per presentare notizie inventate come autentiche.
Pink slime, la fanghiglia rosa
Accanto ai video fasulli circolano i cosiddetti siti pink slime, portali che si presentano come giornali locali indipendenti e pubblicano contenuti sostenuti da interessi politici. NewsGuard ne ha censiti 1.181 negli Stati Uniti, più dei 937 quotidiani locali tradizionali indicati nel rapporto.
Tra gli esempi compare il sito Michigander News, creato da un comitato elettorale vicino ai repubblicani per attaccare un candidato democratico al Senato in Michigan. Reti collegate ai democratici hanno adottato strumenti analoghi in altri Stati contesi.
In un test su domande relative a candidati e temi trattati da questi portali, i principali chatbot hanno citato siti pink slime nel 48% delle risposte analizzate. La diffusione di contenuti sintetici nella campagna elettorale era già emersa nei mesi scorsi attraverso video di candidati trasformati in supereroi e imitazioni digitali dei loro avversari.
Il coinvolgimento di ChatGpt
Un ulteriore esperimento di NewsGuard ha coinvolto ChatGpt Images 2.5, lo strumento di OpenAI che crea immagini a partire da descrizioni testuali. Gli analisti hanno richiesto venti immagini compromettenti di candidati alle elezioni, basandosi su accuse false. Il sistema ha prodotto 16 immagini coerenti con le richieste, ha respinto tre richieste e in un caso ha raffigurato un’altra persona.
Tra i risultati figurava una fotografia inventata della candidata repubblicana Ashley Hinson a una festa con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali. La scena era interamente artificiale.
Nella documentazione pubblicata al lancio del modello, OpenAI descrive filtri progettati per intercettare richieste e risultati problematici. Alla richiesta di commento di NewsGuard, l’azienda ha affermato di vietare l’uso dei propri strumenti per interferire nelle elezioni e ha richiamato SynthID, la filigrana digitale invisibile inserita nelle immagini per facilitarne la verifica. Tuttavia, i dati del test mostrano una certa distanza tra l’efficacia di queste protezioni e i risultati ottenuti mediante le venti prove effettuate.