Persone e innovazione

La Lombardia alla guida della chimica europea

La Lombardia alla guida della chimica europea

I dati di mercato evidenziano il primato di un distretto capace di competere con i giganti tedeschi e francesi, grazie a una forza lavoro che incide per quasi il 4% sull’intero comparto dell’Unione

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La Lombardia è il motore trainante della chimica non solo italiana, ma anche europea. Secondo gli ultimi dati forniti da Federchimica, relativi al consuntivo 2023, la regione ha confermato una concentrazione industriale straordinaria, ospitando da sola il 40,5% degli addetti nazionali del settore chimico e il 39,4% di quelli del settore chimico-farmaceutico. Questa egemonia produttiva non si limita alla forza lavoro, ma si riflette anche sulla struttura imprenditoriale: il 31% delle unità locali chimiche e farmaceutiche del Paese ha infatti sede in territorio lombardo. La vitalità del comparto si inserisce in un contesto geografico nazionale dove il Nord Italia agisce da baricentro, raggruppando oltre il 77% dell’occupazione totale del settore, contro quote decisamente più contenute del Centro e del Sud.

Produzione d’eccellenza

Al di là dei numeri assoluti, è l’alto livello di specializzazione a definire l’identità industriale della regione. L’indice di specializzazione settoriale, che rapporta il peso degli addetti locali rispetto alla media nazionale, vede la chimica svettare con un valore di 1,70, seguita a breve distanza dalla farmaceutica (1,57) e dalla metallurgia (1,50). Questi indicatori testimoniano una vocazione manifatturiera radicata che eccelle anche in ambiti complementari come la gomma-plastica, l’elettrotecnica e la meccanica. Al contrario, la regione mostra un profilo più defilato in settori tradizionalmente forti in altre aree d’Italia, come il comparto alimentare o quello del cuoio e delle calzature.

Quasi 46 mila addetti

In un’ottica internazionale, la Lombardia si confronta direttamente con i distretti industriali più avanzati del continente, posizionandosi stabilmente nella “Top 5” delle regioni chimiche europee. Con quasi 46 mila addetti, la regione italiana occupa il quinto posto assoluto per occupazione nel settore, preceduta soltanto dai giganti francesi dell’Île de France e dai grandi Land tedeschi come la Renania Settentrionale-Vestfalia, la Baviera e la Renania-Palatinato. Questo posizionamento garantisce alla Lombardia una quota del 3,7% su tutti gli addetti chimici dell’Unione europea, un dato significativo se si considera che nell’intera Ue solo 29 regioni su 117 superano la soglia dei 10 mila lavoratori nel comparto. Si tratta di un ecosistema industriale maturo e resiliente che continua a rappresentare un pilastro fondamentale per la competitività economica dell’intera area europea.

Il ruolo dei cluster

Secondo Ilaria Re, cluster manager di Lombardy Green Chemistry Association, cluster tecnologico lombardo per la bioeconomia e la chimica verde, “la Lombardia riesce a competere con i principali distretti chimici europei grazie a un ecosistema industriale e scientifico altamente integrato, che combina una forte tradizione manifatturiera con capacità di innovazione, di ricerca applicata e di internazionalizzazione”.

Secondo la cluster manager, “un elemento distintivo è la stretta connessione tra imprese, università, centri di ricerca e cluster tecnologici, che favorisce il trasferimento tecnologico e accelera l’adozione di modelli industriali sostenibili”. Per Re, le Zis e i cluster tecnologici possono rappresentare un vantaggio competitivo concreto soprattutto se riescono a creare ecosistemi territoriali integrati capaci di connettere ricerca, industria, startup e istituzioni. “Oggi gli investitori internazionali cercano territori che offrano non solo infrastrutture e incentivi, ma anche competenze, reti collaborative e la capacità di accelerare l’innovazione”, evidenzia. “In questo scenario, i cluster tecnologici diventano strumenti fondamentali per facilitare la sperimentazione industriale, sviluppare nuove filiere sostenibili e favorire il trasferimento tecnologico”. E conclude: “In questo modo, cluster e Zis possono diventare piattaforme territoriali capaci di attrarre investimenti nei settori della chimica sostenibile, dei materiali bio-based e delle tecnologie cleantech, rafforzando il posizionamento internazionale della Lombardia come laboratorio avanzato di innovazione green”.

La sfida della transizione

Accanto alle opportunità, restano però aperte alcune sfide strutturali. Secondo Re, “la sfida principale consiste nel coniugare sostenibilità e competitività industriale in una fase di rapida trasformazione”. L’industria chimica lombarda, osserva, è chiamata a ridurre l’impatto ambientale dei processi produttivi, accelerare la decarbonizzazione e adottare modelli circolari, mantenendo al contempo efficienza, capacità produttiva e competitività sui mercati internazionali. “Il costo dell’energia e delle materie prime resta un fattore critico, ma altrettanto rilevante è la difficoltà di portare le innovazioni dal laboratorio alla scala industriale”.

Molte Pmi, sottolinea, incontrano ostacoli legati alla disponibilità di capitali, alle infrastrutture necessarie allo scale-up tecnologico e alla carenza di competenze specialistiche nei campi della sostenibilità, del life cycle assessment, dei bioprocessi e della digitalizzazione industriale.