Persone e innovazione

Lombardia regina dell’agrifood italiano

Lombardia regina dell’agrifood italiano

Secondo uno studio Teha-Ambrosetti, il comparto è al primo posto del manifatturiero nazionale con un valore aggiunto di 81,6 miliardi di euro. La regione si distingue in Europa grazie a un ecosistema integrato

2 minuti di lettura

L'agroalimentare si consolida come un vero e proprio pilastro economico del Paese. Non più solo un'eccellenza culturale e d'immagine, ma un gigante industriale capace di attirare risorse fresche e guidare la crescita. A certificarlo sono i dati emersi dalla decima edizione del Forum Food&Beverage organizzato da Teha Group (The European House - Ambrosetti), che ha presentato il primo Osservatorio sulle Politiche Agroalimentari. I numeri parlano chiaro: nel corso dell’ultimo triennio la filiera ha fatto registrare un vero e proprio boom di investimenti, cresciuti del 46% fino a raggiungere la cifra record di 16,8 miliardi di euro. Una netta inversione di tendenza dopo un lungo periodo di sostanziale stabilità, tra il 2010 e il 2022, durante il quale gli investimenti si erano attestati su una media annua di circa 12,4 miliardi di euro.

Il primo settore della manifattura italiana

Secondo lo studio intitolato “La Roadmap del futuro per il Food&Beverage”, l'agrifood ha ormai conquistato il gradino più alto del podio della manifattura nazionale. Con un valore aggiunto complessivo di 81,6 miliardi di euro, il comparto distacca in modo netto gli storici motori del made in Italy: il suo valore è superiore del 50% rispetto alla metallurgia, quasi il triplo rispetto al settore del fashion e circa cinque volte maggiore ad altri comparti industriali tradizionali. Un risultato straordinario se si considera il contesto macroeconomico globale caratterizzato da tensioni geopolitiche e costi energetici volatili.

Il primato della Lombardia

All'interno di questo scenario di forte espansione, la Lombardia consolida con forza la propria leadership nazionale ed europea. La regione si conferma il motore trainante dell'intero sistema, capace di fondere una solida tradizione agricola con i più avanzati processi di innovazione industriale. I dati regionali delineano i contorni di un vero e proprio polo del cibo e delle bevande, con un fatturato di 50 miliardi ed esportazioni per 11,7 miliardi di euro. Il mercato è caratterizzato da un ecosistema integrato che unisce una produzione agricola d'avanguardia, un'industria di trasformazione tecnologica e un network logistico e distributivo unico in Europa.

Le sfide future tra export e soft power

Il successo commerciale della filiera italiana viaggia parallelamente alla sua capacità di penetrazione nei mercati esteri. Se da un lato si consolidano le rotte tradizionali, dall'altro le aziende puntano con decisione verso nuove macro-aree strategiche (come l'area Mena e l'Asean) per compensare i rallentamenti di alcuni mercati storici.

In questo quadro, il cibo Made in Italy non è più solo una merce di scambio, ma si trasforma in un formidabile strumento di soft power internazionale, in grado di trainare l'attrattività del sistema Paese, l'innovazione tecnologica e, non da ultimo, la transizione ecologica nei campi e nelle fabbriche. La sfida per il futuro è già tracciata: mantenere l'identità e la qualità artigianale che rendono unici i prodotti italiani, applicando al contempo una scala industriale e investimenti capaci di competere con i grandi player globali. E, in questa partita, la locomotiva lombarda ha già iniziato a correre.