Revolut sfida le big tech americane: “Vogliamo costruire una Google europea”
di Giuditta MoscaA Wave Torino, Nikolay Storonsky racconta a John Elkann i progetti della fintech, tra agenti IA per acquisti e investimenti, modelli proprietari e servizi oltre la banca. E critica l'ingerenza degli investitori nelle startup
«Il nostro sogno europeo è costruire un'azienda tecnologica globale, simile a Meta, Google, Anthropic o OpenAI, ma nata in Europa». Nikolay Storonsky, cofondatore e amministratore delegato di Revolut - fintech britannica che offre tramite app servizi bancari digitali, pagamenti, cambio valuta, risparmio e investimenti - chiarisce così il futuro della società britannica durante un confronto con John Elkann, amministratore delegato di Exor e presidente di Ferrari e Stellantis, a Wave, l'evento dedicato all'innovazione ospitato alle OGR di Torino dal 7 al 9 ottobre.
Per Storonsky, che guida una piattaforma con circa 80 milioni di clienti (sei milioni dei quali in Italia), l'obiettivo è trasformare Revolut in un gruppo tecnologico internazionale, capace di offrire molto più dei tradizionali servizi finanziari.
L'intelligenza artificiale entrerà negli acquisti e negli investimenti
Alla domanda di Elkann sulle prossime innovazioni, Storonsky ha descritto un futuro in cui gli agenti di intelligenza artificiale potranno svolgere direttamente operazioni per conto dei clienti. “Basterà dire all'agente cosa comprare e lui lo acquisterà”, ha spiegato, indicando anche la possibilità di ricevere analisi delle proprie finanze e suggerimenti su azioni e fondi d'investimento. La società intende aprire la propria infrastruttura all'interazione con agenti sviluppati da terzi, previa autorizzazione degli utenti. Sta inoltre realizzando modelli proprietari addestrati sui dati delle transazioni e investendo in data center.
Storonsky ritiene che l’IA possa modificare radicalmente anche il funzionamento delle imprese. “Ho costruito tutti i sistemi intorno alle persone, ai loro punti di forza e alle loro debolezze. Ora, con l'intelligenza artificiale, tutto questo potrebbe essere da buttare via”, ha riconosciuto. La sfida, ha aggiunto, è capire come progettare sistemi organizzativi costruiti intorno all'IA anziché alle persone.
Dalle criptovalute all'IA: le tecnologie che hanno cambiato Revolut
Ripercorrendo le innovazioni attuate dall’azienda, Storonsky ha distinto le opportunità concrete dalle aspettative eccessive. Sulle criptovalute, pur riconoscendo la possibilità di trasferire denaro rapidamente e a costi ridotti, ha espresso un certo scetticismo: “Ho sempre pensato che la principale applicazione delle criptovalute fosse la speculazione piuttosto che i trasferimenti di denaro”.
Ancora più netto il giudizio sul metaverso, una tecnologia nella quale ha spiegato di non aver mai creduto: “Viviamo nel mondo fisico. È più un giocattolo che qualcosa di reale”. Diversa la valutazione sull'intelligenza artificiale, che considera una trasformazione strutturale destinata a investire ogni attività aziendale.
Elkann: “Costruire dall'Europa per i mercati globali”
Il confronto ha affrontato anche la competitività internazionale delle imprese europee. Elkann ha ricordato l'esperienza dei gruppi industriali in cui opera e l'importanza del mercato statunitense.
“Ho avuto la fortuna di lavorare in aziende con sede in Europa che competono negli Stati Uniti. Complessivamente abbiamo 100mila persone che lavorano negli Stati Uniti e in Nord America, che rappresentano il nostro mercato più grande e ho sempre creduto che fosse molto importante costruire e creare dall'Europa per i mercati globali, in particolare per gli Stati Uniti”, ha aggiunto, collegando questa convinzione all'attività dell'ecosistema Vento, nato per sostenere nuove iniziative imprenditoriali italiane.
Storonsky ha condiviso l'ambizione americana. “Gli Stati Uniti sono un grande paese, rappresentano l'essenza del capitalismo”, ha affermato, guardando all’America come uno dei mercati e dei traguardi più importanti per un fondatore europeo.
Meno burocrazia, più responsabilità
Un altro tema centrale è stato il modello organizzativo di Revolut, che Storonsky paragona a un'orchestra. Il fondatore, secondo questa visione, deve conoscere direttamente il lavoro delle proprie squadre e coordinare persone con competenze differenti.
“Cerco di eliminare il più possibile i livelli intermedi di management. A volte lavoro direttamente con sviluppatori e designer, senza passare attraverso i responsabili”, ha raccontato.
Elkann ha osservato che una cultura basata sulla responsabilità individuale e sulla logica anziché sulla gerarchia diventa più difficile da preservare con la crescita dell'organizzazione. Storonsky ha riconosciuto il problema, specificando che, quando gli errori possono coinvolgere milioni di clienti, i controlli diventano indispensabili. Occorre però evitare che si trasformino in ostacoli all'innovazione.
“Più processi si introducono, più si diventa lenti”, ha affermato, sostenendo un'organizzazione fondata su piccoli gruppi autonomi che condividono strumenti e infrastrutture comuni.
La critica agli investitori: “Dovrebbero lasciare in pace le aziende”
Nel dialogo è emersa anche l'esperienza di Storonsky come investitore. Dopo le difficoltà incontrate nelle raccolte di capitale per Revolut, ha fondato Quantum Light, un fondo di venture capital che utilizza modelli quantitativi e analisi dei dati per selezionare le startup. Secondo Storonsky, molti investitori intervengono nelle decisioni aziendali senza possedere un'esperienza operativa adeguata: “Gli investitori dovrebbero fornire capitale e poi lasciare in pace l'azienda”, ha dichiarato. “Se il fondatore è bravo e il gruppo è valido, risolveranno quasi tutti i problemi da soli. Se chiedono aiuto, allora bisogna aiutarli”.
Per cristallizzare il concetto ha utilizzato una metafora sportiva nella quale, gli investitori che impongono consigli agli imprenditori sono come “cheerleader che cercano di dire ai calciatori professionisti come giocare”.
Elkann ha sintetizzato il rapporto ideale tra le due parti: “In un certo senso, come fondatore devi essere capace di scegliere gli investitori giusti e come investitore devi scegliere i fondatori giusti. È così che funziona la magia” e, ha aggiunto Storonsky per semplificare l’immagine, “Come fondatore devi assicurarti di avere un modo per non ascoltare le cheerleader”.
L'ambizione per il 2034
Guardando al ventesimo anniversario di Revolut, previsto nel 2034 come afferma Storonsky a Wave, il traguardo è costruire un'azienda europea della stessa scala dei maggiori gruppi tecnologici americani.
Elkann ha riassunto la prospettiva chiedendo se Revolut diventerà “una parte molto più grande delle nostre vite, aiutandoci in molte più cose rispetto ai servizi bancari o finanziari”.
La risposta del fondatore è stata un riferimento agli investimenti già avviati nei modelli di IA e nelle infrastrutture di calcolo, strumenti con i quali Revolut intende passare da operatore finanziario digitale a piattaforma tecnologica globale.