L'edificio di Android, nel quartier generale di Google a Mountain View
Android, il robottino pensato per le fotocamere che ha conquistato il mondo digitale
di DANIELE VULPI
Breve storia del sistema operativo mobile che ha contribuito a cambiare e far crescere gli smartphone e ora gira sull'83 per cento dei dispositivi. Dagli albori con pochi soldi all'acquisto da parte di Google, fino alla diffusione sui dispositivi più disparati. E un futuro tutto da scrivere
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IL ROBOTTINO verde, simbolo del sistema operativo Android, fece capolino nel mondo dell'hi-tech nell'autunno del 2003. Non se l'era ancora comprato Google e l'obiettivo dell'azienda appena nata era quello di mettere a punto una piattaforma di macchine fotografiche digitali. Nulla di più. A guidare il team c'era l'informatico americano Andy Rubin, che poi sarebbe entrato a far parte della squadra di Google. Allora l'iPhone era solo nei pensieri di Steve Jobs (sarebbe diventato realtà soltanto quattro anni dopo) e il mercato degli smartphone era dominato dalla finlandese Nokia e dal suo software Symbian, da Motorola e naturalmente BlackBerry. Altri tempi davvero, quando il successo di uno smartphone - comunque dispositivo costoso e per pochi eletti - era determinato da quanto fosse pratica la tastiera fisica e dalla dotazione di software. Anche perché il multi-touch non era maturo, le app come le conosciamo noi e i relativi Store erano ancora di là da venire.
La svolta con Google. Insomma, Rubin e i suoi (con lui c'erano Rich Minerva, Nick Sears e Chris White) lavoravano sodo ma presto capirono che pur con tante idee ma senza quattrini non sarebbero andati lontano. A quel punto, si era era l'agosto del 2005, entrò in scena Google che voleva entrare nel mercato degli smartphone dalla porta principale e si comprò la piccola azienda. Android allargò subito gli orizzonti e si cominciò a sviluppare software pensato per i dispositivi mobili basato sul "cuore" di Linux. Solo due anni dopo, quando l'iPhone era stato presentato da qualche mese, la storia cominciò a correre ad alta velocità anche per Google: la presentazione di Android è del novembre del 2007, quando nacque anche il consorzio OHA (Open Handset Alliance) che oltre a Google vedeva assieme produttori di smartphone, operatori di telefonia mobile e colossi dei chip. Ma per ammirare il primo dispositivo equipaggiato con Android si dovette aspettare un altro anno ancora: fu l'HTC Dream, uno smartphone che aveva ancora la tastiera, sia pure a scomparsa (a gennaio 2007 uscito l'iPhone e l'aveva già messa da parte), che ricordava vagamente il Nokia Communicator ma era tutta un'altra cosa in quanto a usabilità del software.
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Una piattaforma per tutto. Da allora ne abbiamo viste di righe di codice, le versioni si sono inseguite andando ad animare i dispositivi dei principali costruttori di smartphone. Ad eccezione delle prime, tutte le altre sono state denominate con nomi di dolci: dalla 1.5 Cupcake, passando da Donut, Eclair, Froyo, Gingerbread, Honeycomb, Ice Cream Sandwich, Jelly Bean, fino ad arrivare alla Kit Kat, a Lollipop e all'ultima, Marshmallow, la versione 6.0. Tutte hanno contribuito a fare di Android il sistema operativo "mobile" di gran lunga più usato: adesso gira sull'82,8% dei dispositivi connessi, contro il 13,9% di Apple iOS, il 2,6% Windows Phone e lo 0,3% BlackBerry OS. Attenzione, non parliamo solo di smartphone e tablet ma anche di tv, smartwatch, automobili (sistemi di gestione e autoradio), occhiali intelligenti, dispositivi di domotica (con il Project Brillo) e - quasi un tributo alle origini - anche macchine fotografiche digitali. Una lista destinata ad allungarsi.
La battaglia della sicurezza. Android è "open source", ovvero il codice sorgente è pubblico. Ed eccezione, però, di quei software che ne garantiscono il funzionamento su alcuni dispositivi e quello delle "Google Apps", le stesse che da oggi sono nel mirino dell'Unione Europea perché violerebbero i principi della concorrenza. Tra queste c'è anche il Play Store, ovvero il negozio dal quale si scaricano le app per i vari dispositivi, che con 1,9 milioni di applicazioni disponibili (App store di Apple ne ha 1,5) è il più grande di tutti. Uno sconfinato territorio di software nel quale inevitabilmente si nascondono anche malware. Il controllo delle app di terze parti - sempre più sofisticato - viene fatto automaticamente da Google che analizza le app e blocca eventuali minacce. Ma anche questi guardiani di Android (che verificano "più di 6 miliardi di app installate ogni giorno" e analizzano ogni giorno oltre 400 milioni di dispositivi") possono essere aggirati. Di sicuro le ultime versioni del robottino verde hanno investito molto nella sicurezza dei dati dell'utente. Con risultati incoraggianti, pare: nel 2015, secondo il rapporto sicurezza di Big G, la possibilità di installare applicazioni potenzialmente dannose su smartphone e tablet con Android è scesa del 40% e app pericolose sono state installate su meno dello 0,5% dei dispositivi. Una battaglia senza fine che richiede attenzione e continue risorse. Il prezzo da pagare quando si è il sistema operativo mobile più popolare del pianeta.