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Così Google e Facebook puntano al cuore delle news

Le strategie del motore di ricerca più usato e del social più famoso per incamerare nei loro siti il "tesoro" degli editori tradizionali. Mettendo sul piatto - in vario modo - la torta dei ricavi pubblicitari. Questo abbraccio salverà i giornali o li soffocherà?
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GOOGLE e Facebook stanno dispiegando strategie che, nelle dichiarate intenzioni dei quasi monopolisti della ricerca online e del social networking, garantirebbero direttamente o indirettamente risorse aggiuntive agli editori dell'informazione, i cui bilanci dimagriscono anno dopo anno dal 2007. Sono approcci diversi, come spiega Alessandro Longo qui, perché sotto forma di tecnologia sviluppata congiuntamente nella proposta di Google, di ricavi pubblicitari condivisi o ceduti in quella di Facebook. Anche i confini geopolitici sono diversi: Larry Page e Sergey Brin puntano sull'Europa (dove fortissima è la pressione di alcuni governi e della Commissione europea nei confronti del motore affinché abbandoni il proprio approccio neo-imperialista ), mentre Mark Zuckerberg si limita a promettere più incassi pubblicitari agli editori del Nordamerica. Ma le risposte non sono tardate su entrambe le sponde dell'Atlantico: grandi giornali tedeschi come la FAZ, la SDZ, lo Spiegel, inglesi come il Guardian, spagnoli come El País, italiani come La Stampa hanno siglato o stanno per siglare l'adesione alla Digital News Initiative (DNI) lanciata da Google, mentre negli Stati Uniti un'istituzione secolare come il New York Times e un nuovo gigante digitale come Buzzfeed sono già sul carro di Facebook.

Ovviamente, entrambe le proposte comportano svantaggi e vantaggi. Alla partecipazione a DNI consegue di fatto un'attenuazione della richiesta a Google del rispetto - in ambito digitale - del copyright (che nel caso italiano ha la forma più personalizzata del "diritto d'autore"), sul quale si basa l'industria culturale occidentale dal sedicesimo secolo in poi. Non a caso gli editori che hanno sottoscritto per primi l'iniziativa degli ambasciatori di Mountain View sono stati i più tiepidi nei confronti della azioni anti-Google recentemente promosse da quote significative dei loro colleghi tedeschi e spagnoli. Tuttavia, DNI ha i numeri per diventare un volano per l'innovazione tecnologica dell'industria editoriale, che finora si è limitata ad applicare più o meno bene prodotti e servizi sviluppati in altri ambiti.

Per quanto riguarda Facebook, per un editore pubblicare integralmente sul social i propri contenuti (che è quanto gli viene chiesto in cambio dei ricavi della pubblicità contenuta nella stessa pagina del social) è una scelta che potrebbe portare alla marginalizzazione del proprio contenitore digitale, ossia il sito. Anche qui, lo stesso editore potrebbe però giudicare più urgente raggiungere con i propri contenuti gli utenti di Facebook direttamente, senza costringerli a cliccare su un link per leggere un articolo o vedere una galleria fotografica.

Quello dei due massimi operatori digitali globali è l'abbraccio che salverà i giornali o che li soffocherà? Ogni risposta netta significa schierarsi ideologicamente e, più o meno, fideisticamente. Bisogna però tener conto che Google ha accelerato il varo di DNI dopo la decisione della Commissione europea di aprire nei suoi confronti una procedura per abuso di posizione dominante: mai come ora ha bisogno di avere dalla propria la grande informazione. E che Facebook cresce a ritmi eccezionali ma è ancora lontana dai livelli di ricavi dell'arcirivale che controlla il mercato della ricerca online. Quindi cerca di costruire un'alleanza di lunga durata con chi produce contenuti di qualità.

Qui sta il punto. Dopo anni durante i quali il mantra di Google e Facebook era "poiché possiamo fare a meno dei contenuti dei grandi editori, devono darceli gratis pena la loro irrilevanza digitale" (è una frase che ho sentito personalmente pronunciare da un allora loro numero uno europeo), adesso la capacità dei media di comunicare, di formare l'opinione pubblica, di fidelizzare gli utenti torna utile anche a chi ha sempre sottovalutato o negato il valore dell'informazione di qualità. Gli editori si trovano in un'inattesa condizione teorica di forza. Eppure, anche stavolta sfruttare questa opportunità non sarà facile. Il diavolo si nasconde sempre nei dettagli.
Twitter@claudiogiua