Il social ci parlerà come nel film "Lei", grazie all'intelligenza artificiale
di SIMONE COSIMI
L'ultimo annuncio di Facebook è solo un antipasto di come si evolveranno le piattaforme, spingendosi oltre il riconoscimento delle foto o della voce e intrattenendo con gli utenti conversazioni dal sapore umano. Uno sguardo al futuro prossimo venturo
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
IN MOLTI, Mark Zuckerberg compreso, vedono il futuro dei social network in mano alla realtà virtuale. In realtà, e la notizia sulla nuova funzione di Facebook in grado di "leggere" il contenuto delle foto ai non vedenti lo conferma, si tratterà più di piattaforme estremamente versatili. In grado, fondamentalmente, di fare una cosa: dialogare con l'utente in maniera sempre più naturale. L'Automatic Alternative Text appena lanciato dalla squadra che si occupa di accessibilità, composta anche da Matt King, un ingegnere cieco, racconta infatti, sebbene abbia ancora molta strada da fare, come potrebbero essere le piattaforme digitali da qui a pochi anni.
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Lo scorso novembre Google ha per esempio svelato un nuovo sistema, battezzato TensorFlow, sul quale è tornata pochi giorni fa nel corso di un evento a San Francisco: i suoi servizi in cloud dedicati alle tecnologie cosiddette di machine learning saranno resi disponibili gratuitamente a chiunque voglia mettersi alla prova. Sono strumenti che Big G già utilizza per indentificare le immagini all'interno di Google Photos, riconoscere i comandi vocali pronunciati dagli utenti sui telefoni Android, migliorare la ricerca sul motore o raffinare le traduzioni fra lingue. Adesso altri sviluppatori esterni potranno sfruttarli per costruire nuovi servizi. Più avvolgenti e profondi.
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L'ultimo annuncio di Facebook, il testo alternativo ascoltabile dai non vedenti per farsi descrivere le immagini che scorrono in bacheca, è solo un piccolo tassello di un fronte inarrestabile. Quello dell'intelligenza artificiale, ormai lanciato ben oltre il riconoscimento delle foto, la classificazione dei dati, le traduzioni o la comprensione del linguaggio naturale. Le piattaforme come Facebook o Instagram promettono di cambiare fattezze nel giro di pochi anni grazie a delle presenze automatizzate ma sempre più calde e umane che aumentino il tasso di coinvolgimento dell'utente, supportandolo nei compiti quotidiani o semplicemente intrattenendolo. Più che le attuali assistenti virtuali, su cui pure Apple e Microsoft stanno spingendo sempre di più, sarà Facebook M a cambiare le carte in tavola. L'obiettivo finale, com'è stato chiarito all'ultima conferenza Microsoft, è quello di costruire piattaforme conversazionali. Dall'informazione allo shopping, quanto riceveremo all'interno di quei recinti sarà frutto di uno scambio con un'intelligenza prodotta da qualche superserver tipo Big Sur o potentissimo computer come Watson.
Il testo alternativo appena svelato da Facebook supera un simile annuncio firmato da Twitter qualche giorno fa: mentre in quest'ultimo caso sono però gli utenti a poter aggiungere una didascalia leggibile tramite strumenti dello smartphone come il VoiceOver dell'iPhone, nel primo tutto avviene in automatico. Automatic Alternative Text consentirà infatti di ascoltare una descrizione delle foto che scorrono nella bacheca dell'utente non vedente tramite smartphone, individuandone gli oggetti o gli amici immortalati. È solo un tassello della più ampia strategia di Menlo Park. Anche quella svelata pochi mesi fa. Fa leva su Big Sur, il suo cervellone. Un prototipo di server modulare intelligente che può scavare i contenuti del social e agire simulando il comportamento umano. È probabilmente il cuore di quella che sarà Facebook M, l'assistente virtuale della piattaforma ancora in fase di sviluppo ma sulla quale si raccontano cose mirabolanti. Dovremmo conversarci attraverso Messenger. Anche Big Sur è stato aperto agli sviluppatori tramite l'Open Compute Project, proprio come nel caso di Google. Il deep learning che riconosce gli oggetti o gli individui nelle immagini, decodifica il linguaggio naturale e traduce, come su Skype, non basta più: i colossi della Silicon Valley stanno dunque spingendo l'asticella sempre più in là. Per farlo, hanno deciso di aprire le proprie risorse anziché continuare a fare tutto in casa. A costo di farsi fregare qualche segreto.
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Qualche idea? Big Sur può leggere testi, rispondere a domande complesse e giocare ai videogame. È questa la direzione, ancora prima e in parallelo alla realtà virtuale: aumentare il tasso di versatilità e di risposta del social. Dargli in qualche un alone vitale. D'altronde un piccolo segnale di questa tendenza si vede già su diverse altre piattaforme come quella di messaggistica Telegram o il social per il lavoro più gettonato del momento, Slack: risponde al nome di bot. Banali utenze automatiche in grado di svolgere specifici compiti a seguito di particolari comandi. Come fossero degli amici che ci tengono aggiornati su certe notizie o ci aiutano in certi compiti. Sono le forme primordiali e facilmente sviluppabili da chiunque di un'intelligenza artificiale articolata come quella a cui stanno lavorando luminari come Yann LeCun, capo del dipartimento AI di Facebook e già fondatore del Center for Data Science della New York University. Un sistema in grado di imparare da solo e assomigliare sempre di più alla Samantha di "Her", il film di Spike Jonze uscito ormai tre anni fa, proprio all'inizio di questa febbre da intelligenza artificiale.
"I bot sono le app del futuro" ha detto il Ceo di Microsoft, Satya Nadella, all'ultimo Build del gigante di Redmond. La direzione in effetti appare segnata. Ed è quella della "conversation as a platform", di piattaforme sempre più conversazionali fatte di scambi e botta e risposta col sistema: nel corso dell'evento è stato per esempio confermato che Cortana tenterà di sganciarsi dalle repliche preimpostate e che la suite di sviluppo che ne è alla base, la Cortana Intelligence Suite, si arricchirà di due applicazioni come il Windows Cognitive Service che consentirà ai sistemi di interpretare i bisogni analizzando il linguaggio naturale e il Microsoft Bot Framework, un supporto allo sviluppo di bot intelligenti. Per non parlare di Ibm, che sul tema è leader assoluto col suo supercomputer Watson ma che al momento sembra aver concentrato le principali applicazioni su fronti diversi, dalla salute all'urbanistica passando per i robot, che sta "educando". Perfino Adobe promette di renderci il lavoro più semplice con gli Smart Tag automatici dei documenti.
"Sono tutte conferme di una tendenza abbastanza netta - racconta Luigi Portinale, docente di informatica e intelligenza artificiale all'università del Piemonte orientale - resa possibile dalle grandi potenze di calcolo, inimmaginabili fino a qualche anno fa, e dagli algoritmi in grado di processare un'enorme quantità di dati". I social network cambieranno dunque pelle, facendosi sempre più elastici. Ma a deciderne la direzione "saranno le esigenze degli utenti - aggiunge l'esperto - il sogno dell'intelligenza artificiale, cioè quello di macchine e in questo caso piattaforme dialoganti, si avvicina a piccoli passi. D'altra parte è pur vero che questo settore sfodera tempi piuttosto lunghi e spesso torna sui propri paradigmi del passato. Tuttavia negli ultimi anni anche gli utenti si sono fatti più esigenti e in certi casi smaliziati: si aspettano dunque che ciò che hanno sotto i propri occhi e usano ogni giorno offra sempre nuovi servizi".
Non solo i social. Sono nate molte realtà e alleanze, come l'OpenAI, un'alleanza sostenuta dal capo di Telsa Elon Musk che punta alla massima condivisione di studi e risultati oltre che alla creazione di standard di settore, proprio per accelerare questa marcia. Questo perché, lo ha confermato uno studioso del mondo digitale come Kevin Kelly, "l'intelligenza artificiale sta migliorando costantemente ma non esponenzialmente", sfuggendo alla Legge di Moore che vorrebbe salti in avanti sensibili ogni 18 mesi. Ci vorrà ancora un po' di tempo.