Lavorando ai servizi di copertina del Venerdì di oggi, 27 maggio, io e Claudia Arletti ci siamo imbattuti in una marea di pagine internet dedicate ai "monumenti più brutti d'Italia". Nella categoria rientrano le statue che offrono delle donne un'immagine distorta e sessualizzata (il tema degli articoli), ma abbiamo scoperto anche un'altra tendenza molto diffusa: decorare vie, piazze e soprattutto rotonde stradali con le effigi delle specialità enogastronomiche delle varie località. Nell'immagine in alto vedete il monumento al Parmigiano-Reggiano di Barco di Bibbiano (Reggio Emilia): peccato che il marmo sia stato macchiato dalle esalazioni delle auto di passaggio, e che la gigantesca punta di formaggio sembri un po' ammuffita.
Ma gli esempi sono innumerevoli: a Gallipoli c'è un riccio di mare di ferro che somiglia all'Occhio di Sauron, o a un mostro della Marvel;
nella non lontana Zollino (Lecce), i baccelloni di pietra che omaggiano la locale specialità leguminosa, il pisello nano;
Genova celebra il basilico con un mortaione da pesto
e la pesca con la già famigerata "rotonda dei tonni suicidi";
nei dintorni di Poggio Renatico (Ferrara) si erge una gigantesca salama da sugo con tanto di piatto e cucchiaio;
e via continuando con la galleria degli orrori. Che a noi però sembrano perdonabili, quasi teneri, nel loro svelare un tratto che davvero rende l'Italia unita nelle sue diversità: l'affetto devoto che tutti noi proviamo per la roba da mangiare.
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