È una coperta quella che si intravede in questo scatto di Google Street View sotto una delle arcate del tunnel che passa sotto la stazione Termini di Roma? E sotto, ci sarà una persona addormentata, un senzatetto, un clochard, un barbone? Metto appositamente un'immagine buia e sgranata perché rende abbastanza l'idea di come migliaia di automobilisti e motociclisti romani – compreso il sottoscritto – attraversano ogni giorno il trafficatissimo sottopasso Turbigo (ma nessuno lo chiama così): un tuffo di pochi secondi in un budello oscuro, il fiato tirato per la puzza di idrocarburi e di urina, la coda dell'occhio che intercetta muri sporchi, graffiti, immondizia e sì, ogni tanto, anche qualche essere umano che in quel budello addirittura ci dorme, ci vive. Come un fantasma che si dilegua appena tornati in superficie, alla luce del sole.
In questi giorni sono in corso i lavori per tappare le arcate con un muro di cemento: un'operazione da 190 mila euro finanziata da Ferrovie dello Stato e Comune di Roma (giunta Pd) per ripristinare "sicurezza e decoro" nel sottopassaggio, nonché assicurare, dicono i promotori, l'incolumità degli stessi senzatetto. Muro anti-clochard, l'ha chiamato Repubblica. Alcune associazioni del terzo settore contestano il provvedimento chiedendo, piuttosto, di destinare i fondi all'assistenza e denunciando l'"accanimento contro i poveri, contro chi in strada ci rimane". Per qualche tempo chi passa sotto la stazione troverà muri più puliti, un'illuminazione migliore, meno immondizia per terra. Della sorte di quelle persone accampate sotto le arcate non possiamo sapere molto: salvo vedercele rispuntare con la coda dell'occhio, da qualche altra parte, come fantasmi che non vorremmo mai incontrare.
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