Eugenia Roccella: "Difendo la famiglia tradizionale perché la mia è stata radicale"
di Raffaele Oriani , di Raffaele OrianiROMA. La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella non potrebbe essere più diversa dal suo primo ministro. È mite, calma, quasi troppo, e quando polemizza riesce a tenere il punto senza variare i decibel. Ma la sostanza è la stessa: ce la immaginiamo a un comizio, nella piazza romana di San Giovanni, a sussurrare alla folla di essere donna, madre, italiana e cristiana. Anzi cattolica, profondamente cattolica. Più tendenza Ruini che tendenza Bergoglio: se nel 2007 è portavoce del Family Day che raduna centinaia di migliaia di cattolici contro le unioni civili per le coppie omosessuali, nel 2022 fa sapere che madre e padre sono voci insostituibili anche per i documenti d'identità dei bambini delle famiglie arcobaleno. Nel 2023, però, scarta di lato: la ministra della Famiglia tradizionale pubblica un toccante, a tratti lacerante, libro di ricordi, a buona ragione intitolato Una famiglia…
ROMA. La ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari opportunità Eugenia Roccella non potrebbe essere più diversa dal suo primo ministro. È mite, calma, quasi troppo, e quando polemizza riesce a tenere il punto senza variare i decibel. Ma la sostanza è la stessa: ce la immaginiamo a un comizio, nella piazza romana di San Giovanni, a sussurrare alla folla di essere donna, madre, italiana e cristiana. Anzi cattolica, profondamente cattolica. Più tendenza Ruini che tendenza Bergoglio: se nel 2007 è portavoce del Family Day che raduna centinaia di migliaia di cattolici contro le unioni civili per le coppie omosessuali, nel 2022 fa sapere che madre e padre sono voci insostituibili anche per i documenti d'identità dei bambini delle famiglie arcobaleno. Nel 2023, però, scarta di lato: la ministra della Famiglia tradizionale pubblica un toccante, a tratti lacerante, libro di ricordi, a buona ragione intitolato Una famiglia radicale. Eugenia Roccella è infatti figlia di Franco, leader dei giovani anticlericali dell'Unione Goliardica Italiana, mentore di Marco Pannella e tra i fondatori del Partito Radicale. Ed è figlia di Wanda Raheli, femminista e pittrice cui, scrive la ministra, "la maternità faceva orrore".
Nel nome del padre e della madre, la stessa Roccella è stata una giovanissima esponente del movimento femminista degli Anni 70. E ora presidia l'ala cattolica di un governo ultraconservatore: "Ma le mie radici affondano in quegli anni di pensieri e azioni tra donne" rivendica al Venerdì. "Sono cattolica, certo, ma non ho mai smesso di sentirmi femminista".
Fuori tutto
Arriveremo alla femminista, e anche alla ministra, nel corso di due ore di colloquio in un ufficio troppo grande, troppo spoglio, davvero troppo istituzionale per una persona tanto minuta e una storia così accesa. Ma prima c'è la figlia di due genitori che non hanno la minima intenzione di esserlo: "Appena nata, mio padre mi portò in Sicilia, a Riesi, dai nonni e dalla zia. Ci rimasi quasi sei anni". Poi l'arrivo a Roma, finalmente vicino a mamma e papà: "Mica tanto. Il pulmino della scuola americana veniva a prendermi alle otto e mi riportava a casa alle sei di sera. Diciamo che mamma e papà li vedevo di sfuggita". La ministra assicura che con questo libro ha tirato fuori tutto, e che era giusto farlo "anche per ricordare la figura di mio padre che ha lasciato profonde tracce umane, culturali e politiche ma nulla di scritto".
Il problema è che per rendergli merito ha dovuto metterlo a nudo: vista da fuori, è una vicenda pane e politica h24, vista da dentro c'è un padre di corsa, una madre di rincorsa, e una figlia che impara presto a prendersi cura di entrambi. Non smette mai di farlo, anche se a tratti verrebbe da urlare al posto suo: nel libro si racconta della nascita della sorellina, che vive pochi mesi e muore da sola, all'ospedale di Palermo, senza genitori. Non che siano cattivi, è solo che hanno altro da fare. Non ne reclameranno nemmeno la salma, che verrà sepolta a spese dell'ospedale: "Devi fare una cosa per me" le chiederà il padre negli ultimi giorni di vita, "quando muoio devi cercare di sapere dove hanno sepolto tua sorella". Per una volta, alla futura ministra oltre ai decibel mancarono anche le parole. Non è strano che, passata la piena dell'impegno giovanile, la risacca dell'età adulta le abbia portato un'acuta voglia di famiglia tradizionale.
Eugenia Roccella qualche tempo fa ha scandalizzato molti sostenendo che "l'aborto non è un diritto". E sì che negli anni Settanta è tra le tante femministe che si autodenunciano per averlo provocato: "Non era vero, ma si faceva così per solidarietà con le donne costrette a interrompere la gravidanza in clandestinità". L'aborto, il divorzio, l'obiezione di coscienza. Più che battaglie politiche, sono perni ideali di un modo di vivere: "Con i miei ho cominciato a frequentare i congressi del Partito Radicale a dodici anni: era divertente, anche se si finiva sempre in pessimi alberghi e terribili trattorie".
Sergio Stanzani, radicale mangiapreti, è suo padrino di battesimo, Liliana Pannella, anticlericale come il fratello, è sua madrina di comunione: "Marco era di famiglia: quando non era a casa nostra con il compagno Jean-Yves, andavamo noi da lui a mangiarci il tacchino alle castagne che la mamma francese cucinava divinamente". È davvero una "famiglia radicale". Ma se da bambina la futura ministra era sempre di troppo, da ragazzina viene risucchiata senza riserve nell'avventura politica e culturale dei genitori: "Prima entrambi, poi soprattutto la mamma, con cui animavamo i collettivi femministi e fondammo il primo centro antiviolenza in via del Governo Vecchio: ricordo le tante donne picchiate, e gli uomini furiosi di non potere entrare". Ricorda anche la mamma, che tra un corteo e un gruppo di autocoscienza, si iscrive all'Accademia e diventa un'apprezzata artista concettuale: "Ma quando volle denunciare la sua impossibilità di dipingere scrivendo su una tela "Faccio la madre, la moglie, la casalinga" mi venne davvero da sorridere".
Dove nasce la fede
È passato tanto tempo. Eppure desideri e diritti sono sempre gli stessi. Le conquiste di ieri non sono più valide oggi? Gli slanci da attivista vanno scontati con il freno a mano da ministra? Roccella scuote la testa: "Rifarei oggi le battaglie di allora, che più che giuste o sbagliate erano semplicemente inevitabili, ma ribadisco che l'aborto è un dramma da affrontare, non un diritto da rivendicare". È quasi un numero di prestigio: partire radicali e diventare conservatori, senza rinnegare nulla. Chissà come si trova in un governo dove i ricordi di gioventù oscillano tra sezioni missine, raduni a Pontida e cene eleganti.
Parlando di Pannella, il numero della ministra diventa ancora più acrobatico: "Tutto quello che so della politica l'ho imparato da Marco, e non l'ho più dimenticato". Cortei, sit-in, soprattutto digiuni: "Il primo giorno è dura, il secondo hai fame, dal terzo in poi il tempo si dilata e cominci a pensare che non avrai più bisogno di mangiare". Ma tra il passato radicale e il presente cattolico, Roccella tende un filo rosso. A tratti evidente, a tratti visibile solo a lei: "Ricordo la sede radicale di via di Torre Argentina, che ogni notte si riempiva di sbandati, clochard e tossicodipendenti. Nel quartiere ci amavano tutti perché eravamo diversi da chiunque: poi i diritti sono diventati il nuovo conformismo, e io sono andata a cercarmi altrove un altro equilibrio tra libertà e coscienza".
Il titolo del libro è perfetto, il sottotitolo potrebbe essere "vita e pensiero". Non c'è svolta intellettuale che Roccella non cavi dall'esperienza personale. La più dolorosa è la malattia della madre, che negli anni Ottanta finisce in coma e ci mette due anni a tornare quella che era. La futura ministra è battezzata e cresimata, ma diventa pienamente cattolica solo curando la madre che non si era mai presa cura di lei: "La fede si è imposta e non mi ha più lasciata. Ma non è stato semplice: ci ho messo anni prima di riuscire a darle voce in chiesa". Il filo rosso prende una piega nuova: "Nella nostra società è difficile intervenire da cattolici: ogni affermazione viene appiattita sull'ideologia, e c'è chi mi dà dell'omofoba non sapendo che il mio mondo non ha mai distinto tra coppie omosessuali ed eterosessuali".
La stiamo ad ascoltare mentre ci parla del nuovo patriarcato, che svaluterebbe la donna mettendo in discussione il valore della maternità: "La cittadinanza è costruita sull'individuo, colui che appunto non si può dividere, ma diversamente dagli uomini le donne vivono l'esperienza di essere due in uno, e questo segna la loro irriducibile differenza". Sullo sfondo le nuove forme di procreazione, i bimbi nati e cresciuti nelle famiglie arcobaleno: "Tanti si sono scandalizzati perché ho ricordato che siamo tutti figli di un padre e di una madre biologici". Seguano pure feroci e civili dibattiti, ma non qui, dove il pensiero è sempre a un passo dalla vita: "L'idolatria dei diritti la conosco bene, perché i miei genitori hanno frequentato il lato oscuro della libertà, quello che si mangia ogni margine di responsabilità". Non arretrerà spesso, la ministra. Con questo libro ha voluto farci sapere perché.
Sul Venerdì del 20 gennaio 2023