John Wick 4, Keanu Reeves: "Non salto più come prima ma con i pugnali ci so ancora fare"
di Roberto Croci , di Roberto CrociLos Angeles. Inafferrabile. Inclassificabile. In quasi 40 anni di carriera Keanu Reeves è diventato una star che non delude al botteghino ma anche attore apprezzatissimo per interpretazioni memorabili come Il piccolo Buddha, Speed e la saga di Matrix. È uno dei pochi che hanno il privilegio di essere riconosciuti solo con il nome: Keanu. E poi musicista, produttore, rubacuori, filantropo, amante della velocità su due ruote. Tutto questo, racchiuso in un corpo muscoloso e snello di 1,86 metri e folta capigliatura da ribelle rock&roll. Però Reeves resta fondamentalmente inafferrabile, mai identificabile con cliché hollywoodiani né con banali identikit da star.
Ora torna a vestire giacca, camicia bianca e sottile cravatta nera del personaggio del killer spietato, quel John Wick al quale ha iniziato a dare volto nel 2004. Ce lo troviamo davanti, rilassato, disponibile, entusiasta in modo quasi fanciullesco per parlare di un …
Los Angeles. Inafferrabile. Inclassificabile. In quasi 40 anni di carriera Keanu Reeves è diventato una star che non delude al botteghino ma anche attore apprezzatissimo per interpretazioni memorabili come Il piccolo Buddha, Speed e la saga di Matrix. È uno dei pochi che hanno il privilegio di essere riconosciuti solo con il nome: Keanu. E poi musicista, produttore, rubacuori, filantropo, amante della velocità su due ruote. Tutto questo, racchiuso in un corpo muscoloso e snello di 1,86 metri e folta capigliatura da ribelle rock&roll. Però Reeves resta fondamentalmente inafferrabile, mai identificabile con cliché hollywoodiani né con banali identikit da star.
Ora torna a vestire giacca, camicia bianca e sottile cravatta nera del personaggio del killer spietato, quel John Wick al quale ha iniziato a dare volto nel 2004. Ce lo troviamo davanti, rilassato, disponibile, entusiasta in modo quasi fanciullesco per parlare di un film che si è chiaramente divertito molto a realizzare: John Wick 4, il nuovo capitolo della saga dedicata al killer vendicativo. Dietro la macchina da presa c'è l'ex stuntman Chad Stahelski, che firmerà il reboot di Highlander: "Sia a me che a Keanu sono sempre piaciuti i film con un rapporto stretto tra i personaggi, specialmente se si trovano su fronti opposti. È bello vederne l'intesa anche se uno sta cercando di uccidere l'altro. Penso che il confronto avvicini i personaggi, dando loro più spessore, piuttosto che vederli relegati come il cattivo e il buono".
Con Reeves ritornano Bowery King (interpretato da Laurence Fishburne), Winston (Ian McShane) e il fido concierge Charon (Lance Reddick). Mentre scopriremo nuovi personaggi come l'assassino cieco Caine, interpretato da Donnie Yen, star dei film d'azione di Hong Kong, la cantante Rina Sawayama al debutto cinematografico e infine Bill Skarsgård nel ruolo del Marchese di Gramont. Girato in Giappone, America, Parigi, Berlino e Giordania, vedremo John alle prese con l'ennesima lotta contro la Gran Tavola, l'associazione globale di malavita, costretto ad affrontare un nuovo nemico e confrontare nuove relazioni che trasformano vecchi amici in nuovi nemici.
Che tipo di disciplina ci vuole per affrontare anche fisicamente un personaggio così?
"Mi diverto moltissimo, anche se non salto più come prima. Wick è un assassino professionista, quindi molto efficiente. In questo film c'è molta più azione, abbiamo girato circa 100 giorni e io ero sul set per 80. Nella saga ogni dettaglio è importante. Per l'occasione ho ripreso vecchie tecniche come judo e ju jitsu, migliorato la mia guida e lavorato su nunchaku, spade da samurai, archi e frecce, pugnali e, ovviamente, pistole, pistole e pistole".
Com'è cambiato John Wick in questi anni?
"Abbiamo cercato di allargare la narrazione e di avvicinarci di più al mito. Non ci preoccupiamo molto della trama, rimaniamo fedeli al suo personaggio. Prima di cominciare ogni nuovo capitolo faccio una lista con Chad di quello che amiamo dei film d'azione e di ciò che vogliamo evitare. Siamo grandi fan del cinema spettacolare: John Wick è assolutamente da vedere sul grande schermo".
Wick è misterioso come lo sono i criminali del suo mondo. Come si è evoluto l'ambiente che lo circonda?
"Hanno tutti un passato misterioso, con legami tra di loro. È un mondo moderno, futuristico con tratti rétro. C'è un rapporto diretto con lo stile dei graphic novel e il cinema giapponese. Mi piacciono il Giappone, gli anime, i manga. Il Bushido, il codice morale alla base delle filosofie della cultura samurai, è sicuramente un tema presente in tutti i film. Questa passione ci ha portato a raffigurare quel tipo di stile nel film, cercando di combinarlo con le animazioni giapponesi, utilizzando gli stessi colori, le stesse luci, la stessa dinamica, sia nella coreografia dei movimenti che nel montaggio. Parlando di onore e sacrificio, le nostre influenze più significative sono Akira Kurosawa e Zatoichi di Kan Shimozawa. Ho scoperto questo mondo ai tempi di Matrix, grazie a Lana e Lilly Wachowski, che mi hanno iniziato con Akira e Ghost in the Shell. Loro sono grandi esperte, io mi accontento di seguire i loro suggerimenti".
Pensa che John Wick meriti una possibilità di riscatto?
"Sì, direi di sì, è cresciuto in un mondo duro e oscuro, e anche se nel primo film ha cercato di abbandonarlo, forse è l'unico in cui potrebbe vivere. Si pente delle scelte che ha fatto? Sì, probabilmente a un certo punto ha avuto i suoi dubbi, ma era solo un ragazzino strappato alla strada, è stato manipolato e costretto, e poi è diventato molto bravo in quel che faceva, forse il migliore. Non credo che avrà mai una via di uscita, deve farsene una ragione. La Gran Tavola non si fermerà mai, nessuno potrà mai uccidere tutti".
Siamo arrivati alla fine della saga?
"Niente spoiler, ma tutti si muore prima o poi. Cosa succederà? C'è davvero una via d'uscita? Cerchiamo solo di fare il meglio con il tempo che abbiamo. Quando sei un assassino, e hai fatto cose malvagie, ti accadranno cose malvagie perché frequenti ambienti malvagi. La vita è fatta di alti e bassi. Ecco perché mi piace il cinema asiatico, perché è costruito sulla tragedia, come molta opera italiana. Tragedia per me non significa tristezza, Shakespeare è un esempio di tragedia divertente, e di sicuro non esclude l'azione. In fondo non si tratta solo di come si vive, ma di come si sceglie di morire e a John non è rimasto molto per cui vivere".
Quali sono le caratteristiche essenziali per un cattivo e per il suo antagonista?
"Penso che si debba avere un'ampia gamma di elementi diametralmente opposti in termini di ciò che vogliono e cosa desiderano. Queste differenze creano conflitti, diventano battaglie fisiche oppure intellettuali e filosofiche, devono avere due cuori e due menti. Nel caso di John non è molto chiaro questo ruolo, in fondo è lui che ha infranto le regole".
Nel primo film John subisce la perdita della moglie e dopo quattro film non ha ancora trovato un altro amore.
"Il dolore di John è basato su un amore profondo e la perdita di quell'amore lo accompagna sempre. John è ancora innamorato, non è pronto ad avere un'altra relazione e non ha spazio per innamorarsi. Nel primo film John capisce molte cose, proprio a causa della perdita della moglie, su se stesso, sul mondo che frequenta. Aveva trovato qualcuno a cui sorreggersi e aveva trovato la forza di cambiare, ma tutte le sue speranze sono morte in un istante. È una storia straziante, trovo questa sua scelta di rimanere solitario molto onorevole".
Perché Wick è sempre vestito elegante?
"John ha una certa grazia, ma rimane comunque sempre un po' grezzo. Vestiti, camicie e cravatte li ho pensati come un'armatura, indossa un costume di morte. Si fa il doppio nodo alle scarpe, si annoda la cravatta con un nodo mezzo Windsor, un po' asimmetrico, più indicato per cravatte sottili, è un rituale che gli serve per prepararsi alla guerra".
Lei è anche autore di BRZRKR, una serie di fumetti che scrive con Matt Kindt e Ron Garney, la storia di un guerriero immortale che diventa un assassino a contratto per il governo degli Stati Uniti. Prosegue l'idea di un adattamento per Netflix?
"Sì, anche se non posso rivelare altri dettagli. Quando ho creato Berserker mi sono ispirato a Wolverine, uno dei miei personaggi preferiti. Nonostante sia violentissimo, un vero strumento di distruzione, ha anche un lato sensibile, come John. Wolverine è forse l'unico ruolo che avrei sempre desiderato interpretare".