Shëngjin. Mi autodenuncio nella mia ignoranza: la prima volta che ho sentito questo nome ho pensato a una località cinese. E invece è una cittadina della costa albanese, tanto vicina a noi da avere anche un nome italiano, anzi veneziano, dell'epoca della Serenissima: San Giovanni Medua – ed è curioso come i repertori geografici più aggiornati, come Google Maps e Wikipedia, riesumino questi antichi nomi autarchici che in Italia nessuno ricorda più. Comunque si chiami (dopo la I guerra mondiale per un po' fu addirittura battezzata Wilson, in onore del presidente americano) Shëngjin è oggi arrivata sui media italiani perché è al centro dell'accordo appena annunciato tra Giorgia Meloni e il premier albanese Edi Rama: è il porto dove dovrebbero sbarcare i migranti intercettati dalle navi militari italiane, per poi essere trasferiti nei centri di permanenza che sempre gli italiani dovrebbero costruire nella vicina zona militare di Gjader. Su Repubblica Alessandra Ziniti ha ampiamente illustrato i tanti dubbi che suscita questo "subappalto di migranti" dal punto di vista giuridico e pratico; mentre Davide Carlucci è stato in Albania per raccogliere le non troppo entusiastiche opinioni in merito della popolazione locale.
Nel suo reportage da Shëngjin Carlucci parla di "teorie di palazzoni turistici, alberghi appena costruiti, i nomi che ambiscono al lusso: Ermiri Palace, Hotel Coral, Hotel Leon... la scintillante Albania prima in Europa per crescita del turismo nel 2023" (nella schermata di Google Street View, che è di qualche anno fa, se ne vedevano i primi segnali). Noi al Venerdì ci siamo ricordati di un reportage che avevamo pubblicato nel novembre 2021: allora a Shëngjin era ospitato un gruppo di profughi afghani in attesa del visto per migrare negli Stati Uniti. Sempre un'iniziativa di Rama che, spiegava lo studioso Nicola Pedrazzi, puntava a "consolidare la propria leadership attraverso il consenso dei media stranieri, soprattutto quelli italiani. E tutto questo a costo zero". Insomma, una strategia già sperimentata.
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