Il Venerdì

Ballando tra le rovine: il fascino delle discoteche abbandonate

L'ex discoteca Topkapi di Lido di Spina (Ferrara). Fotografia dal sito dustydancing.com
L'ex discoteca Topkapi di Lido di Spina (Ferrara). Fotografia dal sito dustydancing.com 

VIAGGI DA FERMO L’ultimo disco di Max Pezzali rilancia il culto dei maxilocali ormai chiusi

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Tanto belle da fuori non sono mai state, figuriamoci adesso che sono in rovina. Ma è proprio questo a scatenare la nostalgia di almeno un paio di generazioni. Sono le tante megadiscoteche che tra gli anni 80 e 90 attiravano anche migliaia di visitatori a sera e che oggi, in tantissimi casi, sono state trasformate in parcheggi, supermercati, multisale o semplicemente abbandonate: come quella qui su, l’Ultimo Impero di Airasca, in provincia di Torino, all’epoca una delle più grandi d’Europa. Già poco meno di tre anni fa, sul Venerdì, Stefania Parmeggiani raccontava quel che resta della club culture della riviera romagnola prendendo spunto da un documentario intitolato significativamente Disco Ruin. E oggi arriva Max Pezzali, da almeno trent'anni sommo cantore delle notti provinciali, con Discoteche abbandonate, una canzone che sprizza rimpianto da ogni nota. Il video è fatto con le fotografie di interni un tempo lussuosi e oggi devastati, scattate da Elsa Mancini e Simone Nanetti e raccolte in un libro, Disco Mute, e in un sito seguitissimo, Dustydancing.com.

Da lì ha preso spunto anche Corrado Zunino per un bell’articolo sul sito di Repubblica, riportando cifre – rispetto agli anni Ottanta le sale da ballo si sono praticamente dimezzate, ma anche i diciottenni del 2024 sono la metà di quelli del 1983 – e raccontando le tristi sorti di locali leggendari: il Marabù di Reggio Emilia, il Genux nel Bresciano, il SevenUp di Formia, il Melody Mecca di Rimini… Su Google Maps quei nomi leggendari resistono, anche se accompagnati dalla malinconica avvertenza: chiuso definitivamente.

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