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Kendrick Lamar rapper da Pulitzer

Mr. Morale & the Big Steppers (2022) contiene il brano Mother I Sober 
La canzone della settimana è “Mother I Sober” di Kendrick Lamar
1 minuti di lettura

Questo è un rapper, un cantastorie. Un fantastico uomo di spettacolo. E un poeta. Se non lo conoscete, ascoltate Mother I Sober (meglio con traduzione), capolavoro di un album capolavoro (Mr. Morale & the Big Steppers, 2022), una face-to-face con i demoni, per dare una forma al puzzle del tormento. Non pensavo che, dopo Eminem, ci sarebbe stato un altro in grado di scatenare emozioni a qualcuno della mia età – intendo quelle di Lose Yourself. C’è riuscito Kendrick Lamar (ha 37 anni; Eminem ne ha quindici di più), non è un principiante (5 album, 100 milioni di dischi venduti, 17 Grammy, una nomination all’Oscar per la colonna sonora di Black Panther), ha una scrittura formidabile – il Pulitzer è un premio che solo una ristretta élite di musicisti si è guadagnato (lui l’ha avuto per Damn, nel 2017) – una bella carriera universitaria e una formidabile nello show business (raramente i due percorsi s’incrociano).

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Questo è un rapper, un cantastorie. Un fantastico uomo di spettacolo. E un poeta. Se non lo conoscete, ascoltate Mother I Sober (meglio con traduzione), capolavoro di un album capolavoro (Mr. Morale & the Big Steppers, 2022), una face-to-face con i demoni, per dare una forma al puzzle del tormento. Non pensavo che, dopo Eminem, ci sarebbe stato un altro in grado di scatenare emozioni a qualcuno della mia età – intendo quelle di Lose Yourself. C’è riuscito Kendrick Lamar (ha 37 anni; Eminem ne ha quindici di più), non è un principiante (5 album, 100 milioni di dischi venduti, 17 Grammy, una nomination all’Oscar per la colonna sonora di Black Panther), ha una scrittura formidabile – il Pulitzer è un premio che solo una ristretta élite di musicisti si è guadagnato (lui l’ha avuto per Damn, nel 2017) – una bella carriera universitaria e una formidabile nello show business (raramente i due percorsi s’incrociano).

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Eminem è bianco di Detroit, lui afroamericano della West Coast; hanno poco in comune se non l’urgenza di comunicare disagi che hanno radici nella famiglia, nell’infanzia e nel ghetto. Lamar è partito avvantaggiato, non che la vita gli sia stata più clemente, ma la cultura lo ha aiutato a elaborare in maniera meno distruttiva, a farcela senza padri padroni (quelli dello show business possono essere tremendi). Collabora con tutti (tra gli altri, Eminem, Taylor Swift, Kanye West, U2, Rihanna, Beyoncé), non manca un appuntamento importante (dal Superbowl a Glastonbury), eppure non appartiene a nessun clan.

E mai niente di superfluo. Studia, conosce, esplora. Per raccontarsi in Mother I Sober ha scelto di affidare la voce della sua coscienza a Beth Gibbons (59 anni, ex cantante dei Portishead che recentemente, dopo un lungo silenzio, ha pubblicato l’imperdibile Lives Outgrown). Non è una versione colta e intima della Stan di Eminem con Dido?

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