Lo Ius scholae visto da una scuola ad alto tasso di bimbi non (ancora) italiani
di Claudia ArlettiRoma. C’è stato un tempo in cui, all’apertura dell’anno scolastico, i giornalisti si radunavano davanti alla elementare Pisacane di Roma, nel quartiere di Tor Pignattara, per sapere che aria tirasse: quanti stranieri avrete? Come farete? Cosa dite alla destra?
Il fatto è che quindici anni fa gli alunni figli di immigrati qui erano il 95 per cento e gli insegnanti di italiano si davano volentieri alla fuga. Alla maestra Vania Borsetti, che nel 2008 invece arrivò ben decisa a restare, fu assegnata una seconda dove c’era una sola bambina italiana, calabrese. Gli altri erano cinesi, indiani, rumeni, bengalesi, egiziani.
Oggi nell’intero istituto comprensivo – due scuole dell’infanzia, tre elementari e due medie – i “senza cittadinanza”, come qui preferiscono chiamare i figli dei migranti, sono circa il 25 per cento, ma la Pisacane, per la sua collocazione in un quartiere ad altissima incidenza di bengalesi, facilmente supera quota 30 e, in alcune classi, tocca quota 50. Più che sfidante.
…Roma. C’è stato un tempo in cui, all’apertura dell’anno scolastico, i giornalisti si radunavano davanti alla elementare Pisacane di Roma, nel quartiere di Tor Pignattara, per sapere che aria tirasse: quanti stranieri avrete? Come farete? Cosa dite alla destra?
Il fatto è che quindici anni fa gli alunni figli di immigrati qui erano il 95 per cento e gli insegnanti di italiano si davano volentieri alla fuga. Alla maestra Vania Borsetti, che nel 2008 invece arrivò ben decisa a restare, fu assegnata una seconda dove c’era una sola bambina italiana, calabrese. Gli altri erano cinesi, indiani, rumeni, bengalesi, egiziani.
Oggi nell’intero istituto comprensivo – due scuole dell’infanzia, tre elementari e due medie – i “senza cittadinanza”, come qui preferiscono chiamare i figli dei migranti, sono circa il 25 per cento, ma la Pisacane, per la sua collocazione in un quartiere ad altissima incidenza di bengalesi, facilmente supera quota 30 e, in alcune classi, tocca quota 50. Più che sfidante.
Il dibattito sul cosiddetto ius scholae visto da qui scorre via come acqua fresca, senza lasciare traccia, forse anche perché c’è molto da fare. A fine agosto, nella sede principale risuonano le voci dei bambini del centro estivo, in biblioteca alcuni riposano sui cuscini, gli uffici funzionano: una scuola pronta a riaprire, senza avere mai chiuso. «E fino alle 22 durante l’anno troverà le luci accese. Ci sono i laboratori, i corsi di musica e fumetto, gli allenamenti di basket e pallavolo» dice Rosanna Labalestra, 49 anni, che dirige tutto.
Battaglie, cori e talk show
Come si è passati dal 95 per cento al 50? Sospettiamo che se ne attribuisca il” merito” Fabio Rampelli, l’ex pallanuotista deputato di Fratelli d’Italia che, al tempo di Alleanza nazionale, usava la Pisacane di via dell’Acqua Bullicante (nome che più appropriato non si può), come un’arma impropria. Il motto: “Basta con le scuole consegnate agli stranieri”, e avanti con le manifestazioni di protesta, i talk show in tv, le interrogazioni in Parlamento.
«All’esterno si descriveva un’emergenza permanente» racconta Borsetti. «All’interno vivevamo nella tensione, chiusi su noi stessi. Non riuscivamo neanche a replicare all’accusa principale, quella di non insegnare bene l’italiano visto il gran numero di senza cittadinanza».
Nel 2009 succedono cose bizzarre, come quando l’allora dirigente propone di intitolare la scuola a un pedagogista giapponese, e a difendere Carlo Pisacane, socialista rivoluzionario, è l’associazione di destra Il Popolo di Roma. Un’altra associazione, astutamente battezzata Mamme per l’integrazione, getta benzina sul fuoco: dice ai giornali che la Pisacane non festeggia il Carnevale (falso), che non si fanno gite (falso) e che la mensa ha abolito il prosciutto per fare contenti i musulmani, falsissimo. E il Natale? Quando tra le statuine spunta un minareto, addio.
Nel 2010, l’assessora alla Scuola Laura Marsilio, che ha inventato il tetto del 30 per cento di stranieri nelle classi (salvo deroghe) poi tanto apprezzato in viale Trastevere, viene qui a inaugurare l’anno scolastico. Ricorda la maestra Borsetti: «Dirigo il coro, ma siamo in classe solo da tre giorni e per la cerimonia dico ai bambini di cantare quello che preferiscono. Sono per lo più cinesi e bengalesi. Partono con Sciur padrun de li beli braghi bianchi in dialetto novarese».
Poi interviene l’assessora, e va dritta al punto: i figli degli immigrati non sono italiani, dice, e casi come quello della Pisacane non devono ripetersi. Scende il gelo. Però ormai l’aria è cambiata, le assemblee dei genitori sono frequenti e affollate, si lavora sulla formazione dei docenti e sulla mediazione culturale, sono fioriti mille progetti, qualcuno è andato nelle scuole che hanno tanti bambini di origine straniera per capire come se la cavano, e insomma stavolta la replica è pronta.
Vania: «Dico all’assessora che la Costituzione garantisce a tutti uguali opportunità, che gli incontri fra lingue diverse nella storia ci sono sempre stati, che i maestri se ne sono sempre occupati, anche quando nelle classi si parlava solo il dialetto, perché questo è il mestiere dell’insegnante». L’assessora se ne va irritata. A sorpresa, una nota del sindaco Gianni Alemanno la sconfessa: ha misurato male le parole.
Italiani di ritorno
Ma come mai i “senza cittadinanza” sono così calati? Dove sono andati tutti? La dirigente ride: «Non se ne sono andati, è che sono tornati gli italiani». Ci è voluto un po’. Ma già nel 2012, quando la piccola calabrese era ormai alle medie, Vania Borsetti ebbe una prima dove gli italiani-italiani erano risaliti al 30 per cento. Oggi che l’istituto ha fama di essere inclusivo e frizzante, per di più aperto fino a sera, le classi si sono moltiplicate: fanno la fila le famiglie del Pigneto (zona popolar-chic), e dei quartieri un po’ più centrali. Per i figli degli immigrati di Tor Pignattara è semplicemente il luogo dove studiare nelle vicinanze, ma per la città è come un nuovo film: ieri vedeva la “scuola degli stranieri”, oggi la “scuola internazionale”.
I ragazzi vincono premi. Ricercatori vengono dall’estero a vedere “come si fa”. C’è un viavai di registi, scrittori, musicisti, l’Associazione genitori 099 è attivissima. Al cuore di tutto, dice la dirigente, c’è il sentirsi comunità. Al tempo del lockdown, gli insegnanti andarono nelle case a spiegare come far funzionare i tablet, scoprendo che certe famiglie non avevano da mangiare. «La vita dei miei alunni mi riguarda» dichiara Borsetti, accennando agli aiuti che subito seguirono.
Soldati e presepi
A settembre la formazione delle classi è ancora provvisoria: solo dopo 15 giorni di mescolanza e di osservazione si confermano i gruppi. Nel frattempo tutti hanno conosciuto tutti: è così che si estende la rete del rispetto. «In una lite, non sentirete mai un nostro bambino dire “è stato il cinese”, o “l’egiziano”, bensì “è stato quello con la felpa celeste” o “con le scarpe rosse”».
Ogni nuova iscrizione ad anno in corso (ci sono arrivi di “senza cittadinanza” anche a maggio) fa scattare un sistema di accoglienza che include mediatori e psicologi. Per l’inserimento di due bambine ucraine la classe ha preparato all’insaputa dell’insegnante i biglietti di benvenuto in inglese e l’occorrente per le lezioni. «Dopo tutto questo, a 18 anni scoprono di non poter votare, vi sembra normale?».
Borsetti una volta ha chiesto ai suoi alunni di dare un titolo ai versi di Ungaretti Si sta come /d’autunno /sugli alberi /le foglie. «Sono soldati» ha risposto un bambino cinese solitamente taciturno, e siccome Soldati è il titolo vero, lei ha avuto la riprova che la poesia è la chiave per insegnare le lingue.
Certi docenti, però, arrivano per caso e vanno via. Ad altri, dice la dirigente, manca la cassetta degli attrezzi: si deve dare loro il tempo di formarsi. Il minareto ha smesso di essere un problema perché il Presepe non si fa più (l’albero di Natale invece sì). Ma su proposta di una mamma si festeggia il 18 dicembre, Giornata internazionale del migrante. E a giugno c’è il Taste de World, due giorni di laboratori e concerti, con dieci cucine di Paesi diversi che sfornano piatti e dolci a tutto spiano. Per chiunque si presenti a scuola.
Sul Venerdì del 13 settembre 2024