Ragazzi dopati
di Vittorio LingiardiDi fronte alla cascata di premi, Palma d’oro e cinque Oscar, mi sentivo cattivo a non aver visto Anora, avendolo evitato sospinto dal venticello di un pregiudizio immotivato. Tra l’altro, i due film precedenti di Sean Baker (l’indipendente che fa tutto: scrive, dirige, produce, monta) mi erano piaciuti molto: Tangerine del 2015 e Un sogno chiamato Florida del 2017, storia di frenesia e degrado di un’infanzia depressa che prova a cavarsela. Alla fine, convincendo due amiche, ci sono andato (multisala puzzolente di pop corn).
Dopo i primi dieci minuti di chiappe roteanti di escort, ecco affacciarsi il «chi me l’ha fatto fare». Poi le cose migliorano, la storia banale (sex worker tosta ma sognatrice sposa bamboccio narciso con madre dominante) trova il suo ritmo e la c…
Di fronte alla cascata di premi, Palma d’oro e cinque Oscar, mi sentivo cattivo a non aver visto Anora, avendolo evitato sospinto dal venticello di un pregiudizio immotivato. Tra l’altro, i due film precedenti di Sean Baker (l’indipendente che fa tutto: scrive, dirige, produce, monta) mi erano piaciuti molto: Tangerine del 2015 e Un sogno chiamato Florida del 2017, storia di frenesia e degrado di un’infanzia depressa che prova a cavarsela. Alla fine, convincendo due amiche, ci sono andato (multisala puzzolente di pop corn).
Dopo i primi dieci minuti di chiappe roteanti di escort, ecco affacciarsi il «chi me l’ha fatto fare». Poi le cose migliorano, la storia banale (sex worker tosta ma sognatrice sposa bamboccio narciso con madre dominante) trova il suo ritmo e la commedia della escort scaricata inizia a palpitare, strappando qualche risata e qualche dolcezza (soprattutto quando riconosco, nei panni della guardia del corpo che in sordina ruba la scena a tutti, l’attore del meraviglioso Scompartimento n.6).
Insomma, cuore amaro per una storia che racconta la vita triste e dopata del vuoto dentro che si riempie di favole, alcol, sostanze e sesso. Nel culto del dio quattrino. Da un lato è una visione più realistica di Pretty woman, dall’altro è la desolazione di chi non può più permetterselo l’immaginario Pretty woman.
Esco dal cinema più incuriosito dal successo del film che deluso dalla sua cacofonia. E un po’ sottosopra per aver visto scorie disperate dentro un film che può sembrare carino-cretino. La disperazione al cinema insegna sempre qualcosa, per esempio che oggi, per non soccombere alla depressione,molti ragazzi, poveri e ricchi, vivono dentro stati eccitati della mente. Continuo a pensare che Palma e Oscar siano stati un regalo un po’ grande, ma una lacrima vera,in mezzo a tanta sbornia, c’è.
Sul Venerdì del 21 marzo 2025