Il Venerdì

La mostra dell’Art déco a Milano: rivisitare gli anni folli in dirigibile

Alberto Martini, Ritratto di Wally Toscanini, 1925 (collezione privata)
Alberto Martini, Ritratto di Wally Toscanini, 1925 (collezione privata) 

SPECIALE ARTE Palazzo Reale celebra lo stile che spopolò tra le due guerre con opere d’arte, oggetti, fotografie. E un omaggio allo Zeppelin, il leggendario pallone volante tedesco

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E gira, gira l’elica. Non del Titanic, come cantava De Gregori, ma del leggendario dirigibile tedesco Zeppelin che, gonfio di idrogeno, riuscì a sorvolare l’Atlantico, in soli 5 giorni, 19 ore e 51 minuti. A bordo, salivano per ogni traversata 50 persone, fra membri dell’equipaggio e lussuosissimi turisti pronti a sborsare 400 dollari dell’epoca, circa 7 mila dollari odierni, per viaggiare in prima classe e fare “un brindisi tintinnante sotto una luna gigante”. Nel cuore di un ventennio segnato dall’ombra lunga della Grande Guerra e da quella ancor più cupa di un altro conflitto in arrivo, la generazione di mezzo vide nell’industria, nella tecnologia, nelle nuove forme dell’architettura, del design e della moda, nei simboli del benessere e nelle meraviglie del progresso, un disperato e insieme eccitato modo per scrollarsi di dosso, a passo di charleston, i presagi di un futuro iniquo e dei totalitarismi dilaganti. Era la Generazione D., ovvero la Generazione Déco.

Si apre, infatti, sotto un dirigibile di 7 metri sospeso a mezz’aria, il percorso della mostra Art Déco. Il trionfo della modernità (fino al 29 giugno) prodotta per il Palazzo Reale di Milano da 24 Ore Cultura e curata da Valerio Terraroli per celebrare i cento anni dalla Esposizione internazionale delle arti decorative di Parigi del 1925, che consacrò nel mondo il valore di un gusto estetico elegantissimo, specchio di una società ebbra di piaceri, sbronza di vita e di vermouth, servito nei cocktail bar arredati in stile Bauhaus di navi e aeronavi. Sulla pancia di questo airship monumentale scorrono i fotogrammi di un film montaggio (ideato da Storyville) dove si accendono insegne luminose e scoppiano fuochi d’artificio. Mentre una squadra di operai in coppola e bretelle s’arrampica sulla Tour Eiffel per montare l’insegna pubblicitaria della Citroën, un bagno di folla sale sugli autobus e scende dai tram per rotolare dentro ai grandi magazzini, trascinata dalla frenesia dell’acquisto.

Ecco allora vetri, porcellane, accessori e alta oreficeria. Isadora Duncan danza fra due orsi polari in una scultura in bronzo e avorio dell’artista francese Guiraud-Rivière, art director (diremmo oggi) alle Olimpiadi del 1924. Lapislazzuli, agata, argento e zaffiri luccicano in un centrotavola con pesci e coralli del gioielliere genovese Alfredo Ravasco. Wally Toscanini (figlia di Arturo) posa per Alberto Martini, maestro del simbolismo in salsa erotica, coronata di perle e veli come una sfinge. Si ispira al passato e all’esotico, la tendenza dei decoratori impegnati a sedurre una élite smaniosa del cosiddetto “indispensabile superfluo”. Locali alla moda e campi da tennis fanno da sfondo a quella joie de vivre punteggiata di gingilli dal sapore mediorientale, bocchini d’ebano lunghi mezzo metro, caschetti sforbiciati alla garçonne e abiti leggeri indossati da Louise Brooks e disegnati da Jean Patou, da Chanel o dalle sorelle Callot; giganti e gigantesse della haute couture.

Gli occhi tuoi belli brillano e fiamme di sogno scintillano davanti a un Fauno che insegue una ninfa, bronzo di Le Faguays custodito da D’Annunzio nella sua sala da pranzo, o davanti a un Corteo orientale delle manifatture di Faenza in maiolica e lustrini che tradisce il fascino charming delle culture extraeuropee. Questo spiega la profusione di paesaggi selvaggi, atmosfere salgariane, serpenti che braccano pantere e femmine feline che braccano damerini in abito gessato: il corsaro nero è finito dritto nei salotti della bella borghesia. Ponti, fortissimamente Ponti, domina la mostra con decine di oggetti di design frutto di una epidemica archeo-mania: i suoi famosi piatti in smalto blu snocciolano eroi e vestali in peplo e calzari su sfondi geometrici. Gio Ponti e Tomaso Buzzi siglano poi 4 metri di Centrotavola per le Ambasciate d’Italia nel 1927, 47 elementi in porcellana e oro della gloriosa Richard-Ginori di Doccia.

Peccato che, con la crisi del ‘29, la fiera delle vanità si sgretolò come gli indici di produzione e dieci anni d’incanto finirono in fumo come il destino dell’ultimo dirigibile. L’Hindenburg 129, all’alba del secondo conflitto, prese fuoco durante l’attracco in New Jersey, portando con sé 36 passeggeri e tutta l’euforia di un’epoca al capolinea.

Sul Venerdì del 21 marzo 2025

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