Elvis, la sua guardia del corpo: “Mi accolse con un colpo di karate e aveva una dieta da elefante”
di Luigi BologniniDi corpo da guardare ne aveva parecchio, Sam Thompson, visto che era il bodyguard di Elvis Presley, morto a 158 chili il giorno di Ferragosto del 1977. Per affrontare un imminente tour il cantante seguiva questa dieta quotidiana: stinco arrosto, sandwich di banana e burro d’arachidi fritto, bistecche, stufato di fegato, anguilla in gelatina, scoiattoli alla brace, zampe di gallina fritte. In più due sandwich “Fool’s Gold”, ognuno fatto da una baguette di mezzo metro imbottita con mezzo chilo di pancetta fritta, un barattolo di burro d’arachidi e uno di marmellata di fragole. Circa 42 mila calorie al giorno, il fabbisogno di un elefante asiatico.
Ma Sam Thompson di Elvis non conosce soltanto quel che mangiava, ma tanto altro. Ed è sempre disposto a raccontarlo.
Thompson, iniziamo dal primo incontro con Elvis. Facilitato dal lieve dettaglio che sua sorella Linda era la fidanzata del cantante.
«Certo, era il novembre del 1972, ed avvenne proprio a Graceland, la residenza di Elvis. Io da t…
Di corpo da guardare ne aveva parecchio, Sam Thompson, visto che era il bodyguard di Elvis Presley, morto a 158 chili il giorno di Ferragosto del 1977. Per affrontare un imminente tour il cantante seguiva questa dieta quotidiana: stinco arrosto, sandwich di banana e burro d’arachidi fritto, bistecche, stufato di fegato, anguilla in gelatina, scoiattoli alla brace, zampe di gallina fritte. In più due sandwich “Fool’s Gold”, ognuno fatto da una baguette di mezzo metro imbottita con mezzo chilo di pancetta fritta, un barattolo di burro d’arachidi e uno di marmellata di fragole. Circa 42 mila calorie al giorno, il fabbisogno di un elefante asiatico.
Ma Sam Thompson di Elvis non conosce soltanto quel che mangiava, ma tanto altro. Ed è sempre disposto a raccontarlo.
Thompson, iniziamo dal primo incontro con Elvis. Facilitato dal lieve dettaglio che sua sorella Linda era la fidanzata del cantante.
«Certo, era il novembre del 1972, ed avvenne proprio a Graceland, la residenza di Elvis. Io da tempo ero poliziotto e, dopo l’avvio della relazione con mia sorella, lui chiese di vedermi. Entrai nella sala tv che stava sottoterra. Elvis arrivò vestito da karateka, mi chiese di sfoderare la pistola e mi disarmò con una sola mossa. La rivoltella mi volò via dalla mano e ruppe uno specchio. Poi cantammo insieme canzoni gospel fino quasi all’alba. Insomma, socializzammo subito, cosa piuttosto facile visto il suo carattere. Tanto che io divenni prima fan della persona e solo in seguito del cantante, anche perché avevo altri gusti musicali».
A Graceland c’è una parete piena di distintivi da poliziotto onorario e una sagoma umana con cui Elvis si esercitava al tiro. Quanto era difficile proteggere un personaggio così?
«Molto, anche se per fortuna soprattutto in teoria, visto che non gli accadde mai nulla. Bisognava ragionare sui suoi spostamenti, programmarli e poi ovviamente seguirlo. Io per anni fui proprio responsabile della sicurezza dei suoi tour, guardia del corpo lo diventai ufficialmente solo nel 1976. Ma lui era assai consapevole dei pericoli che poteva correre, soprattutto temeva un possibile rapimento di sua figlia Lisa Marie».
Un attentato, diciamo così, a Graceland una volta però accadde. Era il 1976 e fu commesso da un tale Jerry Lee Lewis. Sì, il grande pianista rock.
«Storia assurda. Jerry Lee Lewis era su di giri e chiese di vedere Elvis, che però rispose alle guardie di non volerlo incontrare proprio perché era alterato. Lui allora accelerò, mandando la sua Rolls-Royce a sbattere contro il cancello di Graceland. Arrivai, lo afferrai e chiamai la polizia. Alla fine la cosa si chiarì: Jerry voleva solo regalare una pistola a Elvis, ma aveva bevuto e preso qualche pasticca, quindi fece confusione, era tutto un equivoco».
Su Elvis girano tante leggende: ad esempio che fosse un fanatico di Peter Sellers e passasse il tempo a imitare l’ispettore Closeau.
«Confermo. Soprattutto le gag della “stonza” e di “il suo cane morde?”. Ma era appassionato anche del film Monty Python e il Sacro Graal. Sapeva sempre trovare il lato comico, anche nella questione sicurezza».
Ovvero?
«Era il 1975, eravamo in tour. Provò un giubbotto antiproiettile e io gli dissi: “Se ci saranno problemi spegneremo le luci e ti coprirò col mio corpo”. Io sono alto due metri e peso 120 chili. Così lui rispose: “Preferisco se mi sparano” e ci facemmo una risata».
È vero che fu lei a consegnare a Elvis la lettera con cui Linda lo lasciava?
«Falso, Linda la diede a qualcun altro, non so a chi, ma non a me. Però io e Elvis parlammo proprio nel giorno della fine della loro relazione in un hotel di San Francisco. Eravamo in bagno, lui seduto sulla tazza del water mi chiese di continuare ad assisterlo, io ovviamente accettai e ci abbracciammo».
Parliamo ancora un momento di sua sorella Linda: ha poi avuto una vita straordinaria, sposò Bruce Jenner, poi il produttore musicale David Foster e scrisse una canzone inclusa nella colonna sonora di La guardia del corpo. Titolo di un film che fa pensare a un omaggio proprio a lei e a Elvis.
«Non credo che ci siano connessioni. Per un altro film ha semmai scritto To where you are, incisa da Josh Groban, e lì ritrovo le sue memorie dei tempi con Presley».
Il rapporto tra lei e Elvis non andò comunque in crisi neanche dopo la fine di quella relazione.
«L’unica crisi ci fu nell’aprile del 1977, quando lui mi licenziò. Avevo provato a convincerlo a smetterla di abusare di medicinali: mi cacciò. Tre giorni dopo uno del suo staff mi chiese perché non ero al lavoro e capii due cose: che ero stato riassunto e che di certi temi era bene non parlare».
Era aprile, appunto, quattro mesi prima della morte di Presley. Quando successe lei era a Graceland?
«Sì, dovevo portare Lisa Marie da mamma Priscilla, ma ovviamente non lo feci. Cercai la bimba, che aveva nove anni, e la trovai nella stanza della nonna che stava telefonando a Linda per informarla della morte di Elvis. Una scena straziante, mia sorella dovette sentire la mia voce per capire che era tutto vero. Poi la notte del 17 agosto l’ho passata senza dormire, vegliando la bara aperta. Le leggende che non sia morto sono semplicemente ridicole. Da questo mondo se n’è andato e io spero di rivederlo nel prossimo, quando anche a me toccherà andarci».