Il Venerdì

Il Molise a luci rosse del Grand Tour

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VIAGGI DA FERMO Nel Settecento venivano da tutta Europa in Italia anche per il sesso. E a Isernia...

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Uno magari pensa che due o tre secoli fa i nostri antenati vivessero oppressi dal dominio della Chiesa e dall'ossessione del peccato, e poi scopre che invece sapevano bene come spassarsela, e che gentiluomini e gentildonne di tutta Europa venivano proprio in Italia per liberarsi sessualmente. Lo racconta il professor Attilio Brilli, massimo esperto del cosiddetto Grand Tour, che ho intervistato sul Venerdì di questa settimana per l'uscita del suo libro Storie segrete del viaggio in Italia (il Mulino): amori, peccati e trasgressioni tra i viaggiatori scesi nella Penisola con la scusa di ammirare le rovine della classicità.

Una di queste storie è ambientata non nelle disinibite metropoli dell'epoca come Venezia o Napoli, ma nella per me insospettabile (ma confesso l'ignoranza) Isernia, e addirittura in un luogo sacro, l'eremo di Cosma e Damiano, santi medici, che vedete in alto. Il santuario fu costruito sui ruderi di un tempio dedicato a Priapo, il dio latino della virilità; e secondo i testi consultati da Brilli resti di quel culto parecchio lascivo sopravvivevano ancora alla fine del Settecento. «Venivano portate al santuario riproduzioni in cera degli organi malati o sofferenti: e quindi anche dei falli, in caso di impotenza o infecondità. E c’era l’usanza che le donne che invocavano la cura restassero per due notti a dormire nel santuario, insieme a preti e frati, mentre i mariti aspettavano fuori: miracolosamente, all’uscita erano tutte incinte, raccontavano i viaggiatori sghignazzando». Una fonte ufficiale come il sito del Comune di Isernia esprime qualche dubbio sull'autenticità della tradizione, ma poi aggiunge il carico: la lanterna del santuario, «di forma molto allungata, posta al di sopra del torrione, non è altro che un simbolo fallico». Eccola qua sotto: hai capito i nostri avi molisani.

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