Nel 1988 Manuel Vázquez Montalbán pubblicò un piccolo libro dedicato a un argomento sul quale l’umanità si interroga e favoleggia da quando ha imparato a cucinare (e forse a scrivere): il cibo afrodisiaco. Il libro si chiama Ricette immorali. L’esistenza di cibi che favoriscano le performance amorose e soprattutto il desiderio è scientificamente discutibile e poco dimostrata, ma ciò non ha impedito di crederci per secoli. Montalbán non si interessa al dato scientifico, ma alla funzione narrativa: “Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare; ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per mangiare”.
Non è il cibo, è la carica narrativa di ciò che si mangerà a creare seduzione, eccitazione, desiderio, e così via. C’è una ricetta che parla poco d’amore fra amanti, ma viene proposta come soluzione alla concordia fra i popoli, e cioè pane e pomodoro: “È indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli sa…
Nel 1988 Manuel Vázquez Montalbán pubblicò un piccolo libro dedicato a un argomento sul quale l’umanità si interroga e favoleggia da quando ha imparato a cucinare (e forse a scrivere): il cibo afrodisiaco. Il libro si chiama Ricette immorali. L’esistenza di cibi che favoriscano le performance amorose e soprattutto il desiderio è scientificamente discutibile e poco dimostrata, ma ciò non ha impedito di crederci per secoli. Montalbán non si interessa al dato scientifico, ma alla funzione narrativa: “Non si sa di nessuno che sia riuscito a sedurre con ciò che aveva offerto da mangiare; ma esiste un lungo elenco di coloro che hanno sedotto spiegando quello che si stava per mangiare”.
Non è il cibo, è la carica narrativa di ciò che si mangerà a creare seduzione, eccitazione, desiderio, e così via. C’è una ricetta che parla poco d’amore fra amanti, ma viene proposta come soluzione alla concordia fra i popoli, e cioè pane e pomodoro: “È indispensabile che tutti gli esseri e tutti i popoli saggi della terra capiscano che pane e pomodoro è un paesaggio fondamentale dell’alimentazione umana. Piatto peccaminoso in quanto può significare un’alternativa a tutto ciò che è trascendente, a tutto ciò che è pericolosamente trascendente, se diventa cultura della negazione”. Pane e pomodoro rappresenterebbe quindi la soluzione definitiva a religioni estreme e forme identitarie che conducono alla crudeltà, di conseguenza alternativa alle guerre, alla dittatura del capitale. Non ne sono, ahimè, così sicuro: ma di certo in questi giorni può essere una valida alternativa ad altri pasti, a quei pasti che davvero non vogliamo cucinare, e forse nemmeno pensare.
La Ricetta: pan e tomate
Che cosa serve
Per 2 persone: 4 fette di pane casereccio del giorno prima; 2 ottimi pomodori cuor di bue; olio d’oliva; sale
Come procedere
Tagliate i pomodori a metà in orizzontale. Prendete il pane e strofinateli sopra “dove lasciano i semi, l’acquetta e la polpa strappata alla pelle dalla ruvidità del pane”. Condite con sale, che farà rilasciare liquido ulteriore al pomodoro per ammollare il pane. Infine un filo d’olio. Recuperate ogni fetta lasciando cadere sul piatto quel poco di liquido e di olio non assorbito.
Sul Venerdì dell’11 luglio 2025