Luna di miele verso il nulla di Takagi Akimitsu, Einaudi, 280 pagine, 19,50 euro, traduzione di Antonietta Pastore
C’è un Giappone affacciato sul futuro, che guarda all’Occidente con fiducia, e ce n’è uno attraversato da ferite profonde e ripiegato sul proprio passato. In Luna di miele verso il nulla, Takagi Akimitsu, da molti paragonato a Simenon, mette in scena il secondo: un Paese pieno di ombre, in bilico tra modernità e malinconia, dove la borghesia colta e benestante del dopoguerra rimane vittima delle proprie gabbie morali. Pubblicato nel 1965 e inedito fino a oggi in Italia, il romanzo si apre come una storia d’amore e diventa poi un giallo esistenziale. Etsuko, ventisei anni e una delusione sentimentale alle spalle, sposa il timido professore universitario Yoshihir?, figlio di un criminale politico e fratello di un presunto omicida, sfidando le resistenze familiari e sociali che la vorrebbero moglie di un avvocato collega del padre. Ma alla vigilia della luna di miele, Yoshih…
Luna di miele verso il nulla di Takagi Akimitsu, Einaudi, 280 pagine, 19,50 euro, traduzione di Antonietta Pastore
C’è un Giappone affacciato sul futuro, che guarda all’Occidente con fiducia, e ce n’è uno attraversato da ferite profonde e ripiegato sul proprio passato. In Luna di miele verso il nulla, Takagi Akimitsu, da molti paragonato a Simenon, mette in scena il secondo: un Paese pieno di ombre, in bilico tra modernità e malinconia, dove la borghesia colta e benestante del dopoguerra rimane vittima delle proprie gabbie morali. Pubblicato nel 1965 e inedito fino a oggi in Italia, il romanzo si apre come una storia d’amore e diventa poi un giallo esistenziale. Etsuko, ventisei anni e una delusione sentimentale alle spalle, sposa il timido professore universitario Yoshihir?, figlio di un criminale politico e fratello di un presunto omicida, sfidando le resistenze familiari e sociali che la vorrebbero moglie di un avvocato collega del padre. Ma alla vigilia della luna di miele, Yoshihir? riceve una telefonata misteriosa e scompare. A cercarlo è il sostituto procuratore Kirishima, primo, tormentato amore della protagonista. Attraverso l’analisi psicologica dei personaggi e una scrittura piana, Takagi esplora le contraddizioni di un paese in trasformazione: l’ambiente ipocrita dell’università, i maneggi del mondo dell’industria, la famiglia come piccolo tribunale morale, la società come sistema che educa alla rinuncia e all’autocensura. Luna di miele verso il nulla diventa così il ritratto inquieto di una generazione schiacciata tra fuga e assuefazione, eredità familiare e libertà individuale: esseri umani fragili, malinconici, pieni di desiderio, tutti, in qualche modo, incapaci di lottare. (Benedetta Marietti)
Eredità bretone di Jean-Luc Bannalec, Neri Pozza, 256 pagine, 18 euro
Una vetrata rotta, un corpo senza vita riverso nel cortile di casa, nessun testimone. Intorno, la placida, elegante, turistica, un po’ snob cittadina bretone di Concarneau, perla della Bretagna del sud. Come è morto il facoltoso dottor Chaboseau? Incidente? Suicidio? Omicidio? L’altezzosa signora Chaboseau non sembra voler aiutare le indagini del commissario Georges Dupin, nato dalla penna di Jean-Luc Bannalec, pseudonimo dello scrittore tedesco Jörg Bong in felice trasferta francese. Letteraria, s’intende. Ma anche esistenziale, a giudicare dalla passione con cui racconta questo lembo di costa atlantica. Il romanzo, Eredità bretone, è infatti l’ultimo di una lunga serie di successo, diventata anche una fiction tv. Dupin è un mix di citazioni appetitose: gli piace la birra fredda come a Maigret, e come la creatura di Simenon ha una moglie, Claire, che adora; ha il culto, come il Wallander di Henning Mankell, di condividere ragionamenti con il suo ampio stuolo di collaboratori (per lo più donne); è un deduttivo che non separa logica e istinto come Sherlock Holmes e, ça va sans dire, non riesce a stare troppo lontano dalle cucine, come Nero Wolfe. La morte di uno dei notabili della città è una sciagura durante le festività di Pentecoste. Concarneau, coi suoi tre porti e il borgo antico (Ville Close) sembrava solare, non lo è così tanto. Dupin, coi suoi taccuini sgualciti, andrà in fondo al mistero di questa “anatomia di una caduta”, ma non prima di aver gustato capesante à la concarnoise e le famose crêpe galette apéritive au jambon. (Alberto Riva)
La radice del male di Adam Rapp, NN editore, 544 pagine, 22 euro, traduzione di Michele Martino
Myra Lee Larkin ha 13 anni e nelle prime righe del libro tiene un romanzo tra le mani diafane, attenta a non farlo cadere e a non perderne una frase: come farà il lettore di La radice del male di Adam Rapp, pubblicato da NN Editore. Un giallo che narra gli abissi e i misteri di una tipica famiglia americana: Ava e Donald sono i genitori di Myra e di altri cinque figli che si sparpaglieranno per gli Stati Uniti, andando incontro ai loro destini avversi, come segnati da una maledizione. Una storia lunga e tormentata che comincia nel 1951 a Elmira, piccolo Comune nello Stato di New York, e va avanti per 60 anni, attraversando i segreti e le generazioni di una famiglia infelice a modo suo e il cuore dell’America profonda, dall’Illinois alla California, dal Mississippi al Massachusetts. Sulla scena arrivano, fin dalle pagine iniziali, i primi tre cadaveri di una lunga serie di omicidi, efferati e apparentemente slegati fra loro. Si vede subito la mano dello sceneggiatore di serie crime come Dexter e Monster nella trama dell’ultima fatica di Rapp, già finalista, tra gli altri, del premio Pulitzer, del Tony Award e del Los Angeles Times Book Prize. Tra dialoghi di grande efficacia e un impianto quasi teatrale, dove i protagonisti si muovono come “attori”, Rapp per oltre 500 pagine tiene incollato chi legge a una storia dove il sangue scorre facile e il destino incombe come una condanna. Un noir che ha le svolte e il ritmo di una saga famigliare, con una scrittura potente e feroce, nella magnifica traduzione di Michele Martino. (Zita Dazzi)