“Esisteva un tempo in cui non c’era letteratura. (…) Riesco a immaginare un tempo senza auto, senza locomotive, senza bandiere, primi ministri, preti, zoo, valigie ventiquattrore, televisione e dischi microsolco, ma non riesco a immaginare un mondo, un tempo, una serie, un rosario di generazioni senza letteratura”. Ho ricopiato qui sopra le prime righe di uno dei miei libri segreti preferiti, il Discorso dell’ombra e dello stemma di Giorgio Manganelli. Le 160 pagine successive proseguono lo stesso discorso docilmente assurdo, con una serietà struggente. Per esempio: “Dal mio punto di vista per qualche migliaio di generazioni la vita sulla terra dové essere estremamente noiosa. O forse no, non è questa la parola esatta. Dopotutto c’era da lavorare per campare, ammazzare bestioni, cuocere bestioni, mangiare bestioni, fare i primi passi verso l’Artusi”.
“Esisteva un tempo in cui non c’era letteratura. (…) Riesco a immaginare un tempo senza auto, senza locomotive, senza bandiere, primi ministri, preti, zoo, valigie ventiquattrore, televisione e dischi microsolco, ma non riesco a immaginare un mondo, un tempo, una serie, un rosario di generazioni senza letteratura”. Ho ricopiato qui sopra le prime righe di uno dei miei libri segreti preferiti, il Discorso dell’ombra e dello stemma di Giorgio Manganelli. Le 160 pagine successive proseguono lo stesso discorso docilmente assurdo, con una serietà struggente. Per esempio: “Dal mio punto di vista per qualche migliaio di generazioni la vita sulla terra dové essere estremamente noiosa. O forse no, non è questa la parola esatta. Dopotutto c’era da lavorare per campare, ammazzare bestioni, cuocere bestioni, mangiare bestioni, fare i primi passi verso l’Artusi”.
Di nuovo, qualche pagina dopo, c’è un passaggio che mi ha sempre colpito: “Quattordicimila anni fa un signore analfabeta incise su di un osso un capro che salta, di fronte. (…) Io ne ho paura anche oggi. Eppure per quell’uomo esistevano i capri e, se fate attenzione, i capri non esistono più”. Per noi, in effetti, non esistono i capri. Il detto “salvare capra e cavoli” deriva da un indovinello inventato nel IX secolo da Alcuino da York, noto in filosofia come il problema del lupo: un contadino deve attraversare un fiume e portare dall’altra parte un lupo, una capra e dei cavoli. La capra mangerebbe i cavoli, il lupo mangerebbe la capra. La barca può ospitare solo uno dei tre, oltre all’uomo. Nessuno mangia il lupo, ma noi possiamo mangiare, e salvare, la capra e i cavoli.
Ricetta: Tubetti capra e cavoli
Che cosa serve Per 4 persone: 400 g di tubetti; 300 g di cavolo nero; 100 g di formaggio di capra fresco. Olio, sale e pepe
Come procedere Rimuovete la parte centrale del cavolo nero. Cuocetelo in una grande pentola con olio e coprendolo d’acqua per 20 minuti, scolatelo e frullate a lungo con sale e olio. Cuocete la pasta il tempo indicato, conditela con la crema di cavolo e al momento di servire rompeteci sopra il formaggio di capra.
Dal Venerdì del 6 febbraio 2026