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Calabria

Tra mare e agrumeti

Siamo nella terra del bergamotto, uno dei simboli della Città dello Stretto e della Costa reggina: un'area tra mare e monti ricca di risorse naturali e antichissime tradizioni

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È un territorio pieno di profumi intensi e dolci, quello che va da Reggio Calabria fino oltre la zona grecanica, diviso tra montagna e mare. I fiori della zagara, dei gelsomini che danno il nome persino a un tratto di costa, delle mille specie di macchia mediterranea, si confondono con quelli delle fragranze di torrone, pignolata, susumelle: sospiri che si sprigionano da laboratori e pasticcerie del capoluogo e dei dintorni.

Facile constatare però che l'essenza della tradizione è da sempre una sola: quella del bergamotto, diventato uno dei simboli della Città dello Stretto. Del resto, "l'oro verde" della Costa reggina è un prodotto esclusivo di questa terra. Questi particolari agrumi, protetti dal marchio DOP hanno trovato solo qui il loro habitat ideale: una microzona costiera, lunga un centinaio di chilometri, compresa tra Villa S.Giovanni e Brancaleone.

Il caratteristico agrume giallo oro non garantisce più ai coltivatori la ricchezza degli anni '50 e '60, come raccontano molti conoscitori del territorio e produttori, ma è ancora molto importante nell'economia locale, soprattutto per chi è riuscito a puntare su piccole produzioni di qualità.

Se in passato dalla buccia del frutto essiccata al sole e riversata si ricavavano originali tabacchiere da fiuto (che qualche artigiano produce ancora), oggi l'utilizzo è quello che se ne fa in pasticceria e nella produzione di dolci, usando succo, polpa e buccia per preparare sorbetti e liquori, torte e confetture. Ma insieme al bergamotto c'è un altro prodotto, forse meno noto, che caratterizza questa vasta provincia: è la radica, diffusa soprattutto in Aspromonte.

Nelle foreste del Parco Nazionale sopravvivono antichi e ormai rari mestieri artigiani tra cui quelli legati alla lavorazione del legno e all'estrazione della radica dal "ciocco" dell'erica arborea.

Un viaggio da queste parti non può che partire dal capoluogo dove hanno sede, tra l'altro, il Consorzio dei Produttori, nato nel 1931 per difendere e commercializzare il prezioso frutto e la Stazione Sperimentale per le Industrie delle Essenze e dei Derivati dagli Agrumi (& 0965-24315).

Al suo interno, nel Museo Agrumario, (momentaneamente chiuso al pubblico per lavori di restauro) sono conservati antichi attrezzi per la pelatura del frutto e strumenti tradizionali per l'estrazione della pregiata essenza, vero concentrato di proprietà balsamiche, antisettiche e antinfiammatorie, da sempre usata nell'industria cosmetica e farmaceutica.

Una buona idea per seguire le tracce del bergamotto in città è affidarsi agli itinerari ideati dalla Cooperativa Ethnos, specializzata nell'offerta di servizi turistici e cultural-naturalistici alla scoperta del territorio reggino, che comprendono degustazioni in pasticcerie e ristoranti, acquisti di prodotti tipici artigianali legati al frutto e visite ai bergamotteti della costa, oltre al pernottamento in abitazioni della zona.

Ma a Reggio ci sono anche altre cose da scoprire. Impossibile non affacciarsi sul lungomare tra palme, ficus, piante esotiche, oleandri, immortalato dalla definizione dannunziana di "chilometro più bello d'Italia" e famoso, anche, per la "Fata Morgana", il fenomeno di rifrazione ottica che fa specchiare nel mare i contorni del dirimpettaio litorale siciliano.

Altra tappa è il Museo Archeologico della Magna Grecia in piazza De Nava, non lontano dal lungomare, dove i Bronzi di Riace sono custoditi insieme ad altri tesori (il Vaso Greco e la Testa del Filosofo). Scoperti per caso da un subacqueo, i guerrieri del V secolo a.C. sono in mostra su due piedistalli in un'ampia e luminosa sala.

È già l'ora di imboccare l'autostrada verso Sud, proseguire lungo la panoramica statale 106 e dirigersi verso la fascia costiera tra uliveti, agrumeti e giardini di bergamotto. Prima sosta a Melito di Porto Salvo, piccolo comune rivierasco, passato alla storia per gli sbarchi dei Garibaldini.

Appena fuori dal paese (in località Annà) c'è ancora l'edificio, oggi accogliente albergo e ristorante (Casina dei Mille) che ospitò il generale e il suo seguito nella notte del 19 agosto 1862. Sulla facciata, in corrispondenza della stanza dove dormiva l'Eroe dei due Mondi, è rimasta conficcata una palla di cannone sparata da una nave borbonica.

Tappa d'obbligo a Melito Porto Salvo, in via Nazionale 96, al Caffè pasticceria Serranò (& 0965-781333), dove assaggiare torroncini e paste al bergamotto, pasticcini alla mandorla e il famoso fungo di gelato, specialità della casa. Ci vogliono solo sette chilometri nell'interno, tra uliveti e piantagioni di bergamotto, per raggiungere Pentedattilo, ma sembra di entrare in altro mondo.

Il borgo appare all'improvviso, arroccato sotto una montagna a forma di gigantesca mano, e dominato dall'antica chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Quasi totalmente abbandonato e in rovina fino a pochi anni fa, Pentedattilo si sta lentamente ripopolando grazie ai turisti stranieri che hanno comprato molte case e a qualche famiglia calabrese che è tornata a viverci recuperarando le abitazioni di famiglia.

L'atmosfera, il silenzio, la solitudine, rendono questo luogo attraente e misterioso. Basta passeggiare tra le case, percorrere qualche sentiero tra fichi d'India, ulivi e ginestre, per assaporare la bellezza di uno spettacolare paesaggio che alterna scorci di montagna e mare.

Tornati sulla strada costiera si raggiunge Condofuri Marina per risalire verso Amendolea, paesino medievale già nel Parco Nazionale dell'Aspromonte, dove fare tappa in una delle più interessanti aziende agrituristiche del territorio: il Bergamotto di Ugo Sergi. Trenta ettari tra uliveti e pascoli di cui sei riservati alla coltivazione biologica del bergamotto e da dove si può partire, a dorso di mulo, per conoscere i paesini dell'Aspromonte lungo il "sentiero dell'Inglese" (dal nome del paesaggista-viaggiatore Edward Lear che visitò questi luoghi nel 1847).

Siamo nell'isola grecofona della Magna Grecia, uno dei baluardi della cultura grecanica, dove sopravvivono usanze millenarie, si parla ancora un lingua simile a quella di Omero e le vie sono intitolate agli dèi dei suoi canti. Condofuri, Gallicianò, Roccaforte del Greco, Roghudi sono le sentinelle di uno straordinario territorio ancora intatto per natura e cultura, che merita di essere meglio conosciuto.

In questo territorio sopravvive anche una delle tradizioni artigiane più antiche della regione: la lavorazione della radica per le pipe. I maestri intagliatori che lavorano a Ghorio di Roghudi, Bova e Palizzi trovano la loro materia prima nell'erica dell'Aspromonte, trasformano e sagomano con grande abilità le sue radici (il ciocco) in base alla forma della testa (parte legnosa della pipa).

Per vedere qualche esemplare e fare acquisti si possono visitare le botteghe artigiane di Bova e Melito di Porto Salvo che ancora si dedicano a questo mestiere.