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Schio (Vicenza)

Il battesimo dell'aria

Una mattina di cento anni fa si alzava in cielo il primo dirigibile: mostre, sfilate in costume e menù tipici dei primi del '900 riportano la cittadina veneta, dove il volo inaugurale è avvenuto, indietro di un secolo

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Quella sagoma allungata a forma di fuso, quaranta metri quasi, riempiti di idrogeno: appuntita a poppa e pure a prua, da una parte l'elica a due pale, dall'altra invece il timone di direzione.

In un mattino di primavera di cento anni fa, come un enorme, riluttate cetaceo, mollati infine gli ormeggi, la prima nave aerea italiana comincia lentamente la sua salita verso il cielo.

È il 17 giugno del 1905 e il suo nome, non a caso, è "Italia". Nelle fabbriche, come per incanto, si arresta ogni movimento: gli operai levano sbigottiti gli occhi in alto e, gridando al miracolo, escono all'aperto ad ammirare il prodigio che prosegue il "folle" volo sorvolando piano la cittadina di Schio.

Il "mostro volante" - perché c'è chi addirittura pensa di aver visto il diavolo - proietta intanto, gigantesca, la sua ombra sui prati della Caussa, alla periferia della città.

Per il dirigibile progettato e costruito dal conte Almerico da Schio è il battesimo dell'aria: dopo anni di ricerche, studi, esperimenti e tentativi in parte falliti l'Italia prende finalmente il volo.

Passione, costanza, testardaggine forse: è questa la ricetta di un successo che a distanza di un secolo Schio vuole ripercorrere e celebrare ancora. Sì, perché anche quando i finanziamenti non arrivano, anche quando il motore - leggero ma potente - non si trova, il conte non si dà per vinto. Anzi. Di spirito allegro, pronto alle burle ma serio e riflessivo quando serve, mostra subito di che pasta è fatto.

E alla fine la spunta. Complice la stima e l'aiuto offerto dalla regina Margherita, benché il re Umberto I si fosse dimostrato più volte refrattario all'invenzione, come ricorda una lettera scritta di suo pugno ad Almerico, in cui il sovrano si dice, rispetto all'entusiasmo della consorte, "un po' meno convinto della bontà di quell'idea", pur augurando al conte "il miglior successo".

E tale è stato, perché l'"Italia" continua a librarsi per il cielo veneto altri anni ancora, fino a quando "el balon del conte", come veniva con disprezzo apostrofato, nel 1909 si schianta al suolo. è la fine di un sogno, ma non quella del dirigibile.

Perché il mito del volo resta vivo in una cittadina che conserva nel proprio dna la vocazione alla conquista del cielo, come dimostrano le aziende supertecnologiche attive qui oggi, prima tra tutte la Csc, che collabora con la Nasa e produce componenti per lo Shuttle.

Ma passeggiando per la cittadina pedemontana della Val Lèogra, nell'alto vicentino, dal 17 giugno tra mostre, esposizioni d'auto e moto di inizio '900, sfilate in costume d'epoca, persino menù tipici, si ha l'impressione di tornare indietro di un secolo. Perché per festeggiare un anniversario d'eccezione le osterie di Schio mettono in tavola piatti dei primi del '900. Come i famosi "tournedos alla Rossini": la ricetta forse più altisonante che ha lasciato il musicista, ricavati dalla parte più pregiata del filetto. Oppure la Rosada veneta, un dolce che risale al 1860 e persino il re d'Italia, in visita agli stabilimenti della Lanerossi di Schio, dopo averlo assaggiato non riuscì a dimenticare.

Ma non solo. Mentre 200 e più figuranti in costume sfilano per le vie del centro, verrà stappato il vino del centenario: un cabernet nero con etichetta da collezione, proveniente dall'azienda agricola dei conti Giulio e Alvise da Schio, nipote e fratello del più famoso Almerico.

Fino al 3 luglio, invece, il neoclassico Palazzo Fogazzaro si trasforma in una macchina del tempo che conduce, a ritroso negli anni, in un viaggio che va dal primo dirigibile all'esplorazione di Marte.

La mostra su Almerico da Schio (& 800523302) racconta attraverso reperti storici, parti di aerei che hanno fatto la storia del volo, immagini e fotografie la grande crescita industriale di Schio. Per terminare la visita non resta allora che prendere coraggio e affrontare l'emozione di un volo di prova su un moderno dirigibile esposto per l'occasione.

(16 giugno 2005)