Vi si sale lungo una strada fortificata che costeggia i bastioni esterni, dalle feritoie a forma di croce, e vi si respira aria crociata sin dal primo istante".
Parole di Umberto Eco che, a questi luoghi del Portogallo, si è ispirato per scrivere il suo Pendolo di Foucault. Anche quelli che non hanno letto il libro, hanno certamente sentito parlare dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, detti semplicemente Templari, del loro tesoro nascosto chissà dove, e ne ricordano qualche episodio.
Merito del cinema che ha tratto dalla Storia un colossal dietro l'altro (l'ultimo è Il mistero dei Templari, con Nicolas Cage, che racconta la caccia al famoso tesoro) e merito di una ricca bibliografia che ripropone le vicende di questi cavalieri.
Chiunque decida di trascorrere qualche giorno nella Regione dei Templari - nel centro del Portogallo - si sentirà di rivivere un romanzo d'ambientazione medievale, tra leggende e personaggi di un passato scomparso che rivive nell'incanto di una terra magica. Il resto è mito.
Le uniche verità, allo stato attuale, sono i numerosi resti di quel grande patrimonio che i Templari edificarono negli anni del loro stanziamento e successivamente della trasformazione in "poveri cavalieri" di Cristo. È appunto dal Castello Templare e dal Convento do Cristo che bisogna partire per comprendere l'importanza di un grande "potere". Un viaggio a ritroso, una sorta di Bignami di almeno 8 secoli di storia, di cui la Fortezza-Convento di Tomar, tutelata dall'Unesco (visite dalle 9 alle 18.30 & 00351-249-313481), rappresenta l'ultimo contrafforte della Cavalleria templare portoghese.
La sua costruzione risale al 1160, sotto la guida di Gualdim Pais (Maestro dei Cavalieri del Tempio nel 1153). Nonostante le numerose trasformazioni verificatesi nei secoli, la pianta originale dell'edificio è riconoscibile e rivela l'influenza dell'architettura militare della Terra Santa, dove Pais aveva vissuto.
Su un muro un cartello promette visite guidate e tante emozioni ogni ultima domenica del mese: basta prenotarsi. Con rispetto si varca la doppia cinta di mura che circonda il Castello; si incontra il Chiostro del Cimitero, usato per le processioni e la sepoltura di frati e cavalieri dell'Ordine di Cristo, e quello dei Lavaggi, destinato ai lavori domestici. Attraversata a nord la Porta do Sol, stupisce la vista della Charola, che tutti chiamano Rotonda, la Chiesa più "templare" d'Europa. La forma insolita - pianta ottagonale e proporzioni che la rendono simile ad una torre - riproduce quella del Santo Sepolcro.
Si racconta che qui, nel deambulatorio, i monaci-guerrieri potevano assistere alle cerimonie religiose da cavallo.
La Rotonda è un trionfo di architettura romanica, ricca di affreschi sulla volta, di legni dorati e intagliati, di eleganti ogive e capitelli a tema vegetale. Impressionano le sculture in legno dipinto, dove scene e simboli allusivi alla vita di Cristo e della Vergine, si confondono con i simboli del potere reale, rappresentato come potere imperiale per volere divino.
La meraviglia delle meraviglie è la celebre Finestra del Capitolo (voluta dal re D. Manuel affinché affacciasse sull'occidentale spiaggia lusitana), che sintetizza perfettamente lo stile manuelino (arte praticata tra il 1495 ed il 1521, sotto il regno di D. Manuel I, che segue un po' lo stile gotico e un po' quello rinascimentale) e porta la firma di Diogo de Arruda. Eco, nel suo romanzo, ne fa una dettagliata descrizione: "È la janela per eccellenza, un traforo, un collage di reperti marini e sottomarini, alghe, conchiglie, ancore, gomene e catene, a celebrazioni delle vicende dei Cavalieri sugli Oceani".
Ma la Fortezza-Convento nasconde altri tesori: a sud la Porta del Sangue, a ricordo del più violento dei combattimenti tra le truppe di Almançor e quelle di Pais che, dall'alto dei suoi 72 anni, rimase a comandarne la difesa.
E ancora la Torre di Menagem, di forma quadrata che sovrasta la cittadella. Infine, è interessante un giro tra le stanze della vita quotidiana: la cucina, il refettorio, il dormitorio. Da quest'ultimo si può vedere l'Orto dei Frati, dove finisce anche l'Acquedotto di Pegões, lungo 6 chilometri e formato da 180 archi: un'opera imponente per la cui costruzione ci vollero 20 anni. Poco distante dal Convento è la Capela de Nossa Senhora da Conceição, in stile rinascimentale portoghese, davanti a un panorama notevole. Tuttavia, fuori della Fortezza-Convento, due sono i segreti per scoprire Tomar. Il primo è lasciarsi guidare dai simboli: stelle, croci, numeri, proporzioni, sono segni che la pietra ancora conserva. Hanno il sapore dell'enigmatico, dell'occulto, tipico della tradizione segreta dei Templari prima, e, poi, dell'Ordine di Cristo.
E il secondo è "perdervi" nel labirinto di vicoli lastricati con ciottoli di fiume, dove i più scuri vengono a formare le croci dell'Ordine di Cristo, con le pareti delle case, che - come in tutto il Portogallo - si accendono dell'azzurro degli azulejos.
Altre tracce dei leggendari cavalieri si ritrovano nella Chiesa di S. Maria dos Olivais. Fu edificata a metà del XIII sec., sulle fondamenta di un antico tempio visigotico, con l'obiettivo di servire da pantheon ai Maestri Templari; interventi cinquecenteschi distrussero i monumenti funerari. Per un caso si sono salvate solo la lapide del fondatore della città (Pais) e quella del primo Maestro dell'Ordine di Cristo, D. Gil Martins. In alto, il rosone gotico, sopra il portico, che fa da contrappunto alla stella templare della Cappella maggiore; sotto l'altare, la statua della Signora del Latte, la Madonna che accarezza i piedi di Gesù Bambino.
Tappa d'obbligo è Praça da República con la statua di Gualdim Pais, sullo sfondo il Castello; di fronte, la Chiesa di S.Giovanni Battista, con portale manuelino. Poco distante è la Sinagoga, il tempio più antico di tutto il Portogallo, ben conservato.
La sua originalità è data da un'eccellente acustica offerta da brocche di terracotta incastonate nelle pareti. Poco lontano, Ponte Velha, il Ponte Vecchio, con le botteghe e i mulini, e Mouchão, l'isola-giardino. Si può consumare il rito dell'aperitivo al Café Paraíso (Rua Serpa Pinto, 127), uno dei più antichi caffè, dove anche Umberto Eco, quando è qui, si ferma. Regno della golosità, la pasticceria Confeitaria Estrelas, dove consigliamo di provare i Beija-me Depressa, deliziosi dolcetti all'uovo o gli Estrelas, di pasta di mandorle. Per gli acquisti, il posto giusto è l'Oficina de Olaria, nei pressi del Convento di S.Francisco.
Qui le croci dei Templari rivivono su piatti e vasi. Per la cena c'è solo l'imbarazzo della scelta in uno dei tanti ristoranti. Il bacalhau, il merluzzo conservato sotto sale, un tempo il pesce di tutti, oggi è una portata prelibata. Vale la pena assaggiare quello alla minhota, con patate e pomodoro.
Altri itinerari sulla rotta dei Templari si possono trovare da soli: non meravigliatevi se qualcuno vi scruterà con aria interrogativa, nella fantasia popolare chiunque si interessi dei misteri dei "Soldati di Cristo" è da guardare con sospetto o, per dirla con Eco, è considerato un po' matto: "Il matto - si legge ancora nel Pendolo di Foucault - lo riconosci subito... non si preoccupa di avere una logica, procede per cortocircuiti. E le parrà strano, ma il matto prima o poi tira fuori i Templari".
(23 giugno 2005)