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Steppa incantata

Una piccola repubblica russa, sperduta vicino alla Mongolia. Dove il tempo sembra essersi fermato. È la magica Tuva, regione di spiriti positivi, yurte di feltro e cliniche sciamaniche

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Circondata da alte montagne, tra la catena dei Monti Sayan a nord e i monti Tannu Ola a sud, Tuva, piccola repubblica russa, sperduta tra la Mongolia e la Siberia, è difficile da raggiungere. Una posizione geografica isolata che malgrado la campagna varata dall'Unione Sovietica per minare la diversità etnica nelle sue repubbliche ha consentito il perdurare di molti riti e credenze che risalgono alla storia remota di questa regione.

Circa un terzo dei suoi 300.000 abitanti vive nella capitale e unica grande città, Kyzyl, la cui via principale e i fatiscenti edifici in laterizio somigliano a quelli di migliaia di altre città russe. Nonostante lo stile di vita piuttosto metropolitano di Kyzyl, la maggior parte degli abitanti di Tuva tiene al proprio isolamento e sta abbracciando i valori consumistici che hanno invaso la Russia dopo il crollo dell'Unione Sovietica.

Negli ultimi dieci anni, tra i russi, molti hanno deciso di lasciare Tuva, mentre, allo stesso tempo, un certo numero di abitanti ha scelto di tornare all'antico nomadismo nelle yurte di feltro e a guadagnarsi da vivere con l'allevamento di pecore, cavalli o perfino cammelli nelle steppe meridionali, e quello di renne nei monti innevati che delimitano a ovest i confini.

All'interno della yurta, una costruzione versatile che una mano esperta può smontare in venti minuti, il tempo sembra essersi fermato. A ogni membro della famiglia e agli ospiti è assegnato un posto preciso, e dunque uno status, intorno alla stufa a legna centrale. Ogni gesto ha un suo significato, sebbene buona parte dell'antico codice sociale che un tempo determinava la vita all'interno della yurta sia ormai dimenticato.

Fino ai primi del novecento, gli abitanti delle yurte, nonostante la loro proverbiale ospitalità, avevano il diritto di tenere per sé il cavallo dell'ospite che infrangeva parte del complicato rituale.

Il desiderio degli abitanti di Tuva di rivivere il proprio passato è ancora più evidente quando, nel caldo soffocante di agosto, si assiste all'arrivo a Kyzyl di migliaia di persone provenienti da tutta la repubblica per il Naadym, una festività millenaria che celebra le due abilità più tenute in considerazione a Tuva: l'equitazione e la lotta.

Il Naadym è l'occasione per i migliori cavalieri della regione, alcuni hanno soltanto quattro anni, di riunirsi nella steppa e competere tra di loro, come hanno fatto per secoli, prima che il festival fosse bandito dalle autorità sovietiche. Mentre ero lì, la scorsa estate, il primo premio era una jeep Lada nuova di fabbrica che scintillava trionfante sotto il sole.

Sarebbe andata al vincitore della corsa più lunga, 20 chilometri, una distanza stabilita durante il regno di Gengis Khan. Accompagnati da urla indemoniate e sotto un sole cocente, i giovani cavalieri si lanciavano galoppando verso la steppa. Gli spettatori aspettavano pazientemente il loro ritorno, scacciando le mosche e le zanzare affamate che nella steppa tormentano ogni essere vivente.

Il giorno dopo, la folla si è spostata nel piccolo stadio di Kyzyl per assistere alla tradizionale gara di lotta tuvana, conosciuta col nome di khuresh. Sono più di cento i lottatori che, da ogni angolo di Tuva e perfino dalla Mongolia, confluiscono su questo stadio nella speranza di vincere il prestigioso titolo di "falco" o di "leone" tradizionalmente conferito al campione di khuresh.

Combattono a coppie, tentando di rovesciare il rivale sull'erba. Un applauso assordante si propaga per lo stadio affollato dopo ogni combattimento, sebbene il risultato finale della gara sia praticamente scontato: Ayas Mongush, il "superman" locale, campione mondiale di sumo ed eroe di tutti i bambini di Tuva, ha dominato la competizione negli ultimi dieci anni. È lui a concludere la manifestazione quando si allontana alla guida del primo premio, l'auto rossa fiammante, salutando la folla dal finestrino.

Lo stile di vita tradizionale che gli abitanti di Tuva sono così determinati oggi a recuperare non si limita a queste cerimonie. Si tratta piuttosto del riflesso di una visione molto complessa che ruota attorno a una delle religioni più antiche del mondo, lo sciamanismo. Cinque decenni di violenta repressione da parte del governo sovietico, durante i quali gli sciamani furono regolarmente uccisi, spediti nei gulag o costretti a vivere in clandestinità, non sono bastati ad annientare lo sciamanismo, ancora profondamente radicato nella struttura mentale della popolazione di Tuva.

La natura pullula tuttora di spiriti buoni e cattivi; gli dei della terra, del cielo, dell'acqua e del fuoco sono ancora adorati e placati con le offerte; la gente crede ancora alla capacità degli sciamani di viaggiare nel mondo degli spiriti per trovare le risposte ai problemi e le cure per le malattie. La caduta dell'Unione Sovietica ha dato la spinta per una rinascita spettacolare dello sciamanismo a Tuva.

 


Oggi, i politici locali chiedono consiglio agli sciamani, la polizia si fa assistere per ritrovare le persone scomparse e alcuni russi fanno centinaia di chilometri per richiedere il loro aiuto. La rinascita dello sciamanismo è particolarmente evidente a Kyzyl, dove gli sciamani si sono riuniti in cinque o sei potentissime associazioni, meglio conosciute come "cliniche sciamaniche" e che hanno legami stretti con l'Europa e gli Stati Uniti.

Lazo Mongush è uno sciamano della "clinica" Dungur di Kyzyl, fondata nel 1993, che deve il suo nome al tamburo che gli sciamani di Tuva usano per provocare la trance. Per qualche centinaio di rubli predice il futuro, fa massaggi curativi o elargisce consigli su come risolvere un problema in casa o sul lavoro.


Seduti nel suo piccolo consultorio, insiste nell'indossare i suoi paramenti prima di parlare con noi. Prima infila la tunica di tessuto intrecciato che simboleggia dei serpenti, e nasconde malamente la maglietta da calcio russa, poi una collana e infine un cappello adornato di piume. "Lo spirito del fuoco è il mio primo assistente; lo spirito dell'orso è il secondo", dichiara cerimoniosamente indicando l'immagine affissa sul muro di un rituale sciamanico, il kamlanye.

Secondo la visione degli sciamani, la vita degli uomini è influenzata dall'azione degli spiriti che abitano in un mondo invisibile, una specie di proiezione della realtà. Secondo la credenza, gli sciamani sono in grado di comunicare con questo mondo invisibile, grazie all'aiuto di spiriti amici, e di visitarlo mediante trance auto-indotte.

Come molti suoi colleghi a Kyzyl, Lazo Mongush è sciamano da pochi anni, dopo l'apertura delle cliniche. Prima era giornalista. Ma non ha voglia di rivangare nel passato. "Gli sciamani detengono il potere dalla nascita, non si può diventare sciamani. Il sapere dello sciamano viene tramandato dalla natura stessa e non lo si può imparare", ci spiega, aggiungendo che sia suo nonno sia sua madre possedevano poteri sciamanici.

Mentre tutti gli sciamani dicono di aver dato i primi segni di possedere questo loro potere da bambini, buona parte degli sciamani di fuori Kyzyl non ha atteso la fine del divieto per usarlo.

All'età di 70 anni, Ingui Khe è una tra le più vecchie sciamane di Tuva, una regione dove l'aspettativa di vita non raggiunge i 55 anni. Vive in una baracca solitaria a sud, a qualche chilometro di distanza dal villaggio di Erzin. Accendendo un ramoscello di ginepro per purificare la stanza, racconta, nel dialetto turco di Tuva, come il suo paese diventò parte dell'Unione Sovietica nel 1944 e come sua madre continuò a fare la sciamana anche dopo il divieto.


"Un giorno, degli uomini in uniforme vennero alla nostra yurta e bruciarono il suo costume da sciamana e il tamburo", rammenta. Ma i pazienti continuavano a venire da lei, per lo più di notte, ed è perciò che Ingui Khe decise di fare la sciamana dopo la morte della madre. Diversi anni più tardi, una delle cliniche sciamaniche sentì parlare di lei e le offrì un lavoro a Kyzyl, ma lei rifiutò. "Io sono nata qui e non vivrò mai in città", dice.

Gli sciamani che abitano fuori Kyzyl di-sapprovano spesso le "cliniche", sostenendo che violano gli antichi princìpi secondo i quali gli sciamani dovrebbero praticare in solitudine, accettare di trattare i pazienti che sono troppo poveri per pagare un compenso e vivere in totale armonia con la natura. Per uno sciamano giovane come Orlan Bayan, che abita a 70 chilometri dalla capitale, in un piccolo villaggio composto da qualche strada sterrata e poche casette di legno, è molto più difficile resistere al fascino della città.


Con il suo cortile lindo, la casa dove abita assieme alla sua famiglia è assai confortevole per lo standard locale, ma non ha acqua corrente e l'elettricità è erogata a singhiozzo, non offre insomma i comfort di un appartamento a Kyzyl. "È ovvio che a volte io abbia il desiderio di una casa in città", ammette Orlan, un uomo cieco, poco più che ventenne, con maniere suadenti e una solida reputazione come sciamano.

"Ma quando mi trovo immerso nella natura, questo desiderio svanisce. Sento la presenza degli animali e degli uccelli, della montagna e della foresta, ed è come se ci capissimo. Sono queste le cose che la gente dovrebbe ascoltare".

Un certo numero di sciamani evita persino il contatto con la città, affermando che il rumore, l'inquinamento e la folla li deprime e influisce sulle loro capacità. Ourana Oorzhak, una timida sciamana ventottenne, sostiene che la sua vita, con il marito e le due figlie, nel minuscolo villaggio di Dous Dag, nel profondo sud di Tuva, è felice. "Sono felice qui. A Kyzyl non sto bene, c'è troppa energia negativa", ci dice.

Nonostante la lontananza, Dous Dag ha una buona scuola. A volte, nei pressi del villaggio, transitano dei camion diretti verso la grande miniera di sale a cielo aperto che dista pochi chilometri. I russi, tuttavia, e gli stranieri ancor meno, si avventurano raramente fuori Kyzyl, e ci vuole parecchio prima che Ourana superi la sua diffidenza e accetti di posare per noi.

È la prima volta che viene fotografata. Da qualche tempo, però, dei russi che lavorano presso il vicino posto di frontiera con la Mongolia hanno iniziato a recarsi al villaggio per consultarla. Qualche mese prima, dietro richiesta della polizia, Ourana era riuscita a risolvere un caso di omicidio al posto di frontiera.

La storia era rimbalzata sulle prime pagine di tutta la repubblica e le guardie di frontiera avevano cominciato a recarsi da lei per avere dei consigli. Ourana era famosa per i suoi poteri divinatori e per le sue forti trance già prima di questo episodio. Riceve spesso inviti per recarsi in altri villaggi per eseguire riti di purificazione nelle case nuove, fare massaggi curativi o prescrivere rimedi naturali ai malati.


Come la maggior parte dei tuvani, veste pantaloni sportivi e maglioni semplici che arrivano dalla Cina tramite gli importatori mongoli. Come accade a molti sciamani che vivono nelle zone selvagge, Ourana è molto più schiva degli sciamani di Kyzyl. Possiede pochi strumenti sciamanici, per lo più eeren - piccoli oggetti che simboleggiano gli spiriti amici - che si rifiuta di mostrare al di fuori del rituale sciamanico, come se fosse riluttante a incoraggiare un folclore che è sostanzialmente scomparso qualche decennio fa.


Su Dous Dag cala d'improvviso la notte, che inonda il villaggio di una metallica luce lunare. Nel silenzio della steppa, si raduna il bestiame per la notte e le yurte sono chiuse ermeticamente per resistere al vento freddo. Dalla sua finestra, Ourana lancia un'ultima occhiata alla Grande Orsa, lo spirito amico che prega ogni notte, prima di far calare l'oscurità sulla sua piccola casetta di legno.