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Camerun

Versailles di fango

Nei palazzi reali del sud:
gioielli, statue e sovrani dai poteri magici

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Il re ha sempre ragione", sussurra uno dei principi che ciondolano nel cortile assolato del palazzo del sultano a Foumban. Niente spazio per le critiche: è difficile criticare qualcuno quando sei convinto che, in uno scatto d'ira, questi possa trasformarti in una pianta.

Nel sud del Camerun, a Foumban, a Bandjoun, a Bafut, più del governo in carica contano i capi tradizionali, e questi, che a seconda della latitudine si chiamano sultani, fon o lamidi, regnano grazie alla consuetudine.
Funziona così nelle chefferies, i veri palazzi del potere, castelletti sepolti nella giungla, piccole Versailles di terra cruda dove vivono i capi con le loro collezioni di gioielli, maschere, armi e antichi trofei di caccia, e i troni dei re che diedero gloria alla dinastia, e le loro statue equestri di bronzo, e le piramidi di teschi dei nemici uccisi in guerra, perché, come precisa un cartello nel museo di Foumban, "nel paese Bamoun la guerra è stata sempre un'attività economica e un'arte".

Ancora oggi, nonostante si sia smesso di tagliare teste, i re e i loro palazzi sono l'orgoglio della gente, perché i più sono convinti che un giorno o l'altro, come accadeva qualche secolo fa, i rivali dei villaggi vicini sferreranno un attacco, e quel giorno il loro fon o sultano o lamido chiamerà a raccolta i suoi guerrieri e glieli scaglierà contro, dopo averli tramutati in tigri o aquile.

Oltre le mura di fango, oltre i portoni smisurati, stanno le stanze reali (si riconoscono dal condizionatore), i quartieri delle regine, i templi degli antenati, le capanne delle società segrete del re i cui membri incappucciati di piume e di teschi giudicano i casi più gravi mettendosi in comunicazione diretta con gli antenati.
A Bandjoun, il fon Ngniekamga, seduto su un trono di leopardo e di zanne d'elefante, concede udienza a due uomini che si disputano un'eredità: mentre i due premono la fronte a terra in un plastico esercizio di deferenza, il fon emette il suo verdetto in una dozzina di parole. "Prima ancora che gli spiegassero il caso, il fon sapeva già chi dei due aveva ragione", dice uno dei notabili. "Glielo rivelano i genî della foresta, direttamente nel cervello".