Ovunque, in Malaysia, il teatro, la danza, la musica si fondono in un’unica forma scenica capace di raccontare storie tradizionali. Il Wayang Kulit (teatro delle ombre con le marionette proclamato dall'Unesco, nel 2003, parte del Patrimonio orale e unnateriale dell'umanità9) è l’espressione teatrale più antica e affascinante. Ci sono pochi artisti-artigiani nel Kelantan (capitale Kota Bhatu) e nel Terengganu (capitale Kuala Terengganu) sulla costa orientale della penisola, che costruiscono marionette e allestiscono spettacoli teatrali.
La rappresentazione è basata sul gioco di luci e ombre proiettate su una tela dove le marionette si muovono guidate dagli attori al suono degli strumenti tradizionali, tamburi, flauto e gong. In Malaysia i Wayang Kulit sono di due tipi: quello giavanese e quello del Pattani, nel Sud della Thailandia.
Le marionette sono delle grandi sagome ritagliate nella pelle di bufalo o di capra e dipinte. Non son’altro che personaggi dei racconti epici indiani del Ramayana e del Mahabharata, che si muovono tra battaglie, colpi di scena e amori travolgenti. Il palcoscenico è una tavola di legno corredata dalle classiche “quinte” e un tetto di foglie di palma intrecciate. Tra gli spettatori e il palco c’è uno schermo bianco sul quale sono proiettate le ombre delle marionette, illuminate nel retro con una lampada che sprigiona una luce e delle ombre.
Ma è il narratore il vero protagonista dello spettacolo il quale, di volta in volta, presta la propria voce ai personaggi. Tutti i movimenti delle marionette e le loro emozioni sono accompagnate dall'orchestra che segue ogni scena. Le rappresentazioni sono messe in scena nei villaggi in occasione di festività e per tenere viva la tradizione durante i festival del folclore. A Kuala Lumpur vengono invitati maestri del Wayang Kulit per esibirsi nel Teatro Nazionale.
Ma se le ragioni del viaggio non sono solo quelle di conoscere le forme di teatro tradizionali, La Malesia offre anche diverse attrazioni naturalistiche. Il Barisan Titiwangsa, il massiccio montuoso centrale del paese, da sempre costituisce una barriera naturale e distingue in modo inequivocabile la metà occidentale del paese da quella orientale.
Questo, di fatto, ha finito per scrivere due storie diverse di questa nazione: la costa Ovest, che si estende da nord a sud per circa 750 chilometri, è cresciuta e si è caratterizzata come la più incline alla industrializzazione e alla urbanizzazione, con i principali centri del Paese:dalla capitale, Kuala Lumpur, a George Town a nord, a Malacca (Melaka) a Sud, nodo cruciale sulla rotta delle spezie fin dal 1400.
Le sue spiagge, in prossimità degli estuari dei numerosi fiumi della penisola, sono caratterizzate da terreno paludoso e dalla presenza di mangrovie, mentre quelle delle isole di Pangkor Pinang e Langkawi sono state tra le prime a essere colonizzate dai turisti occidentali.
La costa Est (circa 1200 km) è invece ancora profondamente rurale e sopravvive nell'immodificabile ritmo scandito dal raccolto e dalla pesca, con appena qualche “contaminazione” moderna, arrivata con gli impianti per l'estrazione di petrolio e gas, concentrati nella zona del Terengganu. Le spiagge di sabbia bianca e dorata, lunghissime, tra le palme da cocco, mantengono il loro fascino.
Sono frequentate solo dai locali, da quando il turismo di massa si è spostato nelle isole Perhentian e Seribuat, nelle acque cristalline e i fondali da esplorare, oppure nel comfort e le mondanità a Tioman e Redang.
La Malaysia si trova solo 2 gradi due gradi sopra l'equatore. IL clima, dunque, è caldo e umido, con escursioni termiche minime tra il giorno e la notte. Fatta eccezione di alcune zone collinari della penisola e delle cime montuose del Borneo, il termometro non scende quasi mai al di sotto dei 20° e non supera i 33°, con una percentuale di umidità spesso intorno al 90%.
Si tratta di condizioni che richiedono poco tempo per adattarsi. L'alternarsi delle stagioni, secca e umida, è dovuto ai monsoni che soffiano, ora in direzione Nord-Est, ora verso Sud-Ovest. Sulla costa orientale e nel Borneo le piogge monsoniche, spesso violente, si susseguono da ottobre a marzo, mentre sulla costa occidentale le piogge giornaliere si concentrano nel pomeriggio, da aprile ad agosto. Per la particolare posizione protetta e la natura non vulcanica, la Malaysia non è “visitata” uragani ed è immune da terremoti.
Il 60% del territorio è foresta pluviale, la più antica del mondo, con 130 milioni di anni sulle spalle, 21 milioni di ettari di verde che comprendono una biodiversità letteralmente eccezionale. Ci sono duemila tipi di alberi diversi e 5500 altre specie vegetali che, grazie al clima caldo e umido, spesso si concentrano in pochi chilometri quadrati, in un ecosistema molto complesso.
In Malaysia ci sono poi dieci specie diverse di scimmie, tra cui il gibbone, piuttosto schivo, oltre a diversi tipi di macachi, che si possono incontrare un po’ ovunque, anche nei templi in cerca di cibo. Altre specie animali che si possono incontrare sono la civetta zibetto (una specie di gatto con il muso appuntito e la coda striata; il tapiro e il pangolino coperto di squame.
Non bisogna poi dimenticare che esistono più di cento specie di pistrelli che popolano le grotte, seza dimenticare poi le vipere, i cobra e i pitoni assai diffusi nel paese, sebbene sia fortunatamente difficile da incontrare. I parchi che si possono frequentare sono 19, di cui 16 nel Sarawak e nel Sabah. Nella penisola il Taman Negara, il parco nazionale per eccellenza, il più vasto della Malaysia. Più selvaggio e ancora poco visitato è l'Endau Rompin, quasi 500 chilometri quadrati di foresta pluviale incontaminata.
Nel Borneo si trovano poi altri due splendidi parchi marini, il Tunku Abdui Rahman e le Isole delle Tartarughe, ideali per lo snorkeling e per osservare la deposizione delle uova delle tartarughe: da giugno a ottobre.
La Malaysia ospita circa 27 milioni di abitanti: il 65% è malese; il 26% sono gruppi indigeni del Borneo, d’origine cinese; il 9% che rimane è composto da indiani e da altre etnie. Il multiculturalismo è una realtà consolidata. Sarà anche perché da sempre il Paese è stato un crocevia di razze, fu però il governo britannico, dopo il 1826, a incoraggiare l'immigrazione di massa dalla Cina e dall'India, per l’enorme bisogno di manodopera a basso costo che c’era, da impiegare nelle miniere e nelle piantagioni.
All’inizio erano solo uomini reclutati a tempo determinato, ma poi cominciò gradualmente una stabilizzazione dei vari gruppi organizzati, che trovarono coesione anche dal punto di vista politico. Con l’altrettanto progressivo e graduale fenomeno dei ricongiuntimenti familiari, ci fu un aumento demografico dei non-malesi che, agli inizi degli anni Trenta risultavano addirittura più numerosi dei malesi.
Ebbe inizio così un periodo di tensioni sociali che nel 1969 sfociarono in violenti scontri tra cinesi e malesi. Ma superato lo shock di quel periodo, il Paese cerca oggi di mantenere un equilibrio sociale di convivenza pacifica e tolleranza tra le ancora spiccate differenze etnico-culturali e, al tempo stesso, si interroga su cosa significhi essere malesi oggi.
La rappresentazione è basata sul gioco di luci e ombre proiettate su una tela dove le marionette si muovono guidate dagli attori al suono degli strumenti tradizionali, tamburi, flauto e gong. In Malaysia i Wayang Kulit sono di due tipi: quello giavanese e quello del Pattani, nel Sud della Thailandia.
Le marionette sono delle grandi sagome ritagliate nella pelle di bufalo o di capra e dipinte. Non son’altro che personaggi dei racconti epici indiani del Ramayana e del Mahabharata, che si muovono tra battaglie, colpi di scena e amori travolgenti. Il palcoscenico è una tavola di legno corredata dalle classiche “quinte” e un tetto di foglie di palma intrecciate. Tra gli spettatori e il palco c’è uno schermo bianco sul quale sono proiettate le ombre delle marionette, illuminate nel retro con una lampada che sprigiona una luce e delle ombre.
Ma è il narratore il vero protagonista dello spettacolo il quale, di volta in volta, presta la propria voce ai personaggi. Tutti i movimenti delle marionette e le loro emozioni sono accompagnate dall'orchestra che segue ogni scena. Le rappresentazioni sono messe in scena nei villaggi in occasione di festività e per tenere viva la tradizione durante i festival del folclore. A Kuala Lumpur vengono invitati maestri del Wayang Kulit per esibirsi nel Teatro Nazionale.
Ma se le ragioni del viaggio non sono solo quelle di conoscere le forme di teatro tradizionali, La Malesia offre anche diverse attrazioni naturalistiche. Il Barisan Titiwangsa, il massiccio montuoso centrale del paese, da sempre costituisce una barriera naturale e distingue in modo inequivocabile la metà occidentale del paese da quella orientale.
Questo, di fatto, ha finito per scrivere due storie diverse di questa nazione: la costa Ovest, che si estende da nord a sud per circa 750 chilometri, è cresciuta e si è caratterizzata come la più incline alla industrializzazione e alla urbanizzazione, con i principali centri del Paese:dalla capitale, Kuala Lumpur, a George Town a nord, a Malacca (Melaka) a Sud, nodo cruciale sulla rotta delle spezie fin dal 1400.
Le sue spiagge, in prossimità degli estuari dei numerosi fiumi della penisola, sono caratterizzate da terreno paludoso e dalla presenza di mangrovie, mentre quelle delle isole di Pangkor Pinang e Langkawi sono state tra le prime a essere colonizzate dai turisti occidentali.
La costa Est (circa 1200 km) è invece ancora profondamente rurale e sopravvive nell'immodificabile ritmo scandito dal raccolto e dalla pesca, con appena qualche “contaminazione” moderna, arrivata con gli impianti per l'estrazione di petrolio e gas, concentrati nella zona del Terengganu. Le spiagge di sabbia bianca e dorata, lunghissime, tra le palme da cocco, mantengono il loro fascino.
Sono frequentate solo dai locali, da quando il turismo di massa si è spostato nelle isole Perhentian e Seribuat, nelle acque cristalline e i fondali da esplorare, oppure nel comfort e le mondanità a Tioman e Redang.
La Malaysia si trova solo 2 gradi due gradi sopra l'equatore. IL clima, dunque, è caldo e umido, con escursioni termiche minime tra il giorno e la notte. Fatta eccezione di alcune zone collinari della penisola e delle cime montuose del Borneo, il termometro non scende quasi mai al di sotto dei 20° e non supera i 33°, con una percentuale di umidità spesso intorno al 90%.
Si tratta di condizioni che richiedono poco tempo per adattarsi. L'alternarsi delle stagioni, secca e umida, è dovuto ai monsoni che soffiano, ora in direzione Nord-Est, ora verso Sud-Ovest. Sulla costa orientale e nel Borneo le piogge monsoniche, spesso violente, si susseguono da ottobre a marzo, mentre sulla costa occidentale le piogge giornaliere si concentrano nel pomeriggio, da aprile ad agosto. Per la particolare posizione protetta e la natura non vulcanica, la Malaysia non è “visitata” uragani ed è immune da terremoti.
Il 60% del territorio è foresta pluviale, la più antica del mondo, con 130 milioni di anni sulle spalle, 21 milioni di ettari di verde che comprendono una biodiversità letteralmente eccezionale. Ci sono duemila tipi di alberi diversi e 5500 altre specie vegetali che, grazie al clima caldo e umido, spesso si concentrano in pochi chilometri quadrati, in un ecosistema molto complesso.
In Malaysia ci sono poi dieci specie diverse di scimmie, tra cui il gibbone, piuttosto schivo, oltre a diversi tipi di macachi, che si possono incontrare un po’ ovunque, anche nei templi in cerca di cibo. Altre specie animali che si possono incontrare sono la civetta zibetto (una specie di gatto con il muso appuntito e la coda striata; il tapiro e il pangolino coperto di squame.
Non bisogna poi dimenticare che esistono più di cento specie di pistrelli che popolano le grotte, seza dimenticare poi le vipere, i cobra e i pitoni assai diffusi nel paese, sebbene sia fortunatamente difficile da incontrare. I parchi che si possono frequentare sono 19, di cui 16 nel Sarawak e nel Sabah. Nella penisola il Taman Negara, il parco nazionale per eccellenza, il più vasto della Malaysia. Più selvaggio e ancora poco visitato è l'Endau Rompin, quasi 500 chilometri quadrati di foresta pluviale incontaminata.
Nel Borneo si trovano poi altri due splendidi parchi marini, il Tunku Abdui Rahman e le Isole delle Tartarughe, ideali per lo snorkeling e per osservare la deposizione delle uova delle tartarughe: da giugno a ottobre.
La Malaysia ospita circa 27 milioni di abitanti: il 65% è malese; il 26% sono gruppi indigeni del Borneo, d’origine cinese; il 9% che rimane è composto da indiani e da altre etnie. Il multiculturalismo è una realtà consolidata. Sarà anche perché da sempre il Paese è stato un crocevia di razze, fu però il governo britannico, dopo il 1826, a incoraggiare l'immigrazione di massa dalla Cina e dall'India, per l’enorme bisogno di manodopera a basso costo che c’era, da impiegare nelle miniere e nelle piantagioni.
All’inizio erano solo uomini reclutati a tempo determinato, ma poi cominciò gradualmente una stabilizzazione dei vari gruppi organizzati, che trovarono coesione anche dal punto di vista politico. Con l’altrettanto progressivo e graduale fenomeno dei ricongiuntimenti familiari, ci fu un aumento demografico dei non-malesi che, agli inizi degli anni Trenta risultavano addirittura più numerosi dei malesi.
Ebbe inizio così un periodo di tensioni sociali che nel 1969 sfociarono in violenti scontri tra cinesi e malesi. Ma superato lo shock di quel periodo, il Paese cerca oggi di mantenere un equilibrio sociale di convivenza pacifica e tolleranza tra le ancora spiccate differenze etnico-culturali e, al tempo stesso, si interroga su cosa significhi essere malesi oggi.