Viaggi

Spagna

In cammino da mille anni

A Santiago di Compostela, uno dei più amati itinerari della Cristianità. I pellegrini attraversano Francia e Spagna, fino alla cattedrale dove convergono tutte le strade cittadine. I Viaggi

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Chi sorride, chi piange di gioia, chi si abbraccia. Alcuni si prendono per mano, alcuni, sfiniti, si lasciano cadere a terra; altri si tolgono gli scarponi liberando i piedi gonfi. Italiani, spagnoli, tedeschi, austriaci, francesi, scandinavi, tutti dinnanzi al traguardo: la Cattedrale di Santiago de Compostela, capitale della Galizia. All'interno, ad aspettarli, c'è il luogo dove è sepolto San Giacomo, uno dei 12 Apostoli. Hanno camminato chilometri e chilometri (mediamente 20 al giorno, 800 a farlo tutto; anche in bicicletta o a cavallo), zaino sulle spalle, seguendo le frecce gialle che indicano la direzione. Ora sono finalmente giunti alla fine del Cammino di Santiago (Patrimonio Unesco).

Nel piazzale Obradoiro, antistante la porta principale della Cattedrale, si parlano tutte le lingue: esprimono sia l'emozione dei pellegrini giunti alla meta dopo il lungo e faticoso percorso, sia lo stupore dei turisti meno avventurosi che del Cammino non hanno fatto neanche un metro. Tutti accomunati dall'allegria e uniti dalla fratellanza nata lungo la via. Sulla strada, è inevitabile incontrarsi, scambiare parole e percorrere un pezzo di sentiero insieme, oppure ritrovarsi, la sera, in uno dei tanti ostelli (albergues) che con pochi euro (dai 3 ai 10) offrono un letto (ne hanno diritto i pellegrini appiedati e, poi, gli altri, ma un posto a terra con il proprio sacco a pelo e un tetto vengono sempre garantiti). Insieme quindi, fedeli e turisti, entrano in chiesa per la celebrazione della Messa del pellegrino. "Diamo il benvenuto ai 25 giunti dall'Austria, ai 37 dall'Italia, ai 5 dalla Germania, ai 40 dalla Spagna".

[[ge:rep-locali:repubblica:117040949]]Così il prete all'inizio della cerimonia liturgica, saluta i viandanti arrivati quel giorno. La messa è quotidiana mentre solo in particolari occasioni si può assistere al rito del Botafumeiro. Un gigantesco incensiere in argento, appeso ad una corda che pende al centro del transetto, viene lanciato come se fosse un sediolino di un'altalena. Prende velocità grazie all'opera di 8 uomini, i tiraboleiros, che muovono le corde. Il Botafumeiro oscilla (con un raggio che supera i 20 metri) da porta Azabachéria a porta di Praterias, al di sopra degli spettatori che girano la testa da una parte all'altra come a una partita di tennis e dietro di sé lascia una scia odorosa. L'origine? Nasce in tempi lontani dalla necessità di profumare l'ambiente, in quanto la gran quantità di fedeli che affollava la cattedrale dopo aver tanto camminato, provocava un intenso odore di sudore.

Solo dopo questa sorta di benedizione, ci si dirige verso l'altare maggiore per raggiungere la statua dorata dell'apostolo Giacomo che la tradizione vuole si abbracci da dietro. Ma la parte sacra non è ancora finita, occorre ritirare la Compostela, un certificato in latino, che conferma l'avvenuto pellegrinaggio (si ottiene presentando la credencial con i timbri apposti ad ogni sosta che è la prova di aver percorso a piedi o a cavallo gli ultimi 100 km o 200 in bici). È qui che i pellegrini con il loro attestato in mano, si lasciano andare ai ricordi e al racconto delle loro sensazioni. "Il cammino è una esperienza forte", dice Patrizia di Ferrara, "La cosa più affascinante è cogliere la straordinarietà nella quotidianità, godere di un sorriso; bussare ad una porta di un contadino per chiedere l'acqua e essere abbracciati mentre ti esorta a non mollare". Anche Sabina, un'impiegata di Brescia, è entusiasta. Ottocento chilometri a piedi in 29 giorni, anziché in 31 che di solito si impiegano, lei che non ha mai fatto attività sportiva: "La fatica non la senti quando fai una cosa che ti fa star bene.

I momenti più belli sono quelli in cui ci si ritrova la sera negli albergues e si cucina tra le risate e i racconti della propria vita. Ci sono i disagi di lavarsi tutti in uno stesso bagno o di dormire per terra come talvolta capita, ma l'arricchimento interiore è impagabile". E poi ci sono i turigrini, quelli che non rinunciano a fare il cammino, ma optano per una versione più comoda. Poche ore al giorno e a dormire si va in posti confortevoli come le case rurali o i pazos (abitazioni signorili), una nuova tipologia di ricettività che ha ampliato l'offerta della Galizia e, allo stesso tempo, cambiato l'economia della zona. Se ne trovano qua e là negli ultimi 100 chilometri (info e prenotazioni, Peregrinos De Europa, tel. 0034-981-508091, [email protected]) e molte sono entrate a far parte di un circuito europeo di ospitalità, nell'ambito del turismo rurale. "C'è chi non se la sente di convivere una notte con centinaia di altre persone", spiega Diego Di Paolo, direttore di Peregrinos De Europa, "perché non dare loro la possibilità di vivere quest'esperienza ma con il massimo del comfort?" Le case rurali sono una garanzia di accoglienza: rispettano criteri europei di arredamento e qualità della gastronomia.

[[ge:rep-locali:repubblica:117040950]]I proprietari seguono corsi di formazione, molti promossi dall'IDC, Istituto per lo Sviluppo Comunitario della Galizia, che assicurano un'infarinatura di inglese, informatica e ristorazione". Perché, oltre che con lo spirito di fede, un viaggio a Santiago non manca di sedurre con strumenti molto più terreni. L'anima della città è tra le viuzze del centro storico con le strade più famose, rua do Franco e A Raiña, che brulicano di locali (alcuni offrono un assaggio della torta di Santiago o delle pietre, cioccolatini con le mandorle) e di giovani (studenti dell'università locale) che sono soliti fare un'originale Parigi-Dakar, partendo da un primo ritrovo all'inizio della Rua do Franco, che si chiama Parigi, fino all'ultimo con il nome di Dakar. Curioso anche il Mercato de Abastos, il mercato contadino. Aromi si alzano nell'aria del mattino, ovunque è un vociare di venditori che fanno a gara per attirare la clientela.

Le bancarelle espongono frutta e verdura e rendono la piazza uno degli angoli più colorati della città. Ma alla fine si ritorna in piazza Obradoiro, perché la Cattedrale (dalla splendida facciata barocca) attrae come una calamita. "È una sensazione complessa", sottolinea Annie, che viene dalla Francia, "ho sognato per giorni di arrivare qui al più presto e ora avrei voglia di ricominciare il Cammino. Questa Chiesa non è solamente un traguardo ma anche il punto di partenza per tanta strada da percorrere, quella di una nuova vita"