Un uomo barbuto, vesti bianche, espressione truce, un mitra poggiato a terra, una mano sulla canna. Accanto altri uomini, con altrettanti fucili. Un ragazzo imbottito di esplosivo che cerca di farsi saltare in aria in un autobus pieno di gente. Un imam barbuto che incita alla guerra santa esprimendosi in un arabo incolto.
Una donna coperta da un burqa, come un sudario, quasi una bara di stoffa. Altre donne vestite di nero come corvi urlano, piangono, fanno quel terribile verso con la lingua. Arabi che danno fuoco alle periferie. Arabi che trattano le donne come merce. Arabi che si buttano in terra dove sono sono e si inchinano in direzione della Mecca.
Non è un granché tenera l'iconografia contemporanea con il mondo arabo. Che solo a dirlo mette paura, senti che suono fa, mondo arabo. Eppure no, quell'universo complesso non può essere ridotto a questo, che è come dire italiani spaghetti, mafia. Un universo che a guardarlo bene non è una galassia ignota e lontana: ne fanno parte ragazzi che fanno mille mestieri e hanno tanti sogni, che leggono, che vanno all'università, che sperano in un futuro migliore, proprio come noi. Ne fanno parte i nostri vicini, che mandano i bambini nella stessa scuola frequentata dai nostri figli. È un universo che ci somiglia.
Accanto a questo, il mondo islamico è anche la sua storia: lunga, ricca, complessa, intrecciata indissolubilmente a quella occidentale (basta pensare alla Spagna o alla Sicilia), ma anche fortemente unica. La storia di una civiltà nata sull'onda della passione religiosa e proprio grazie ad essa arrivata in un territorio immenso, dal Mediterraneo all'Oceano indiano, dall'Andalusia all'attuale Iran.
La mostra L'âge d'or des sciences arabes visitabile all'Institut du Monde Arabe di Parigi fino al 19 marzo, racconta l'età d'oro di questo movimento di uomini e idee, tra l'ottavo e il quindicesimo secolo, un movimento che attraversa tutta la cosiddetta mezzaluna fertile, l'antica Siria, la Palestina e l'Irak fino all'India, con scoperte, invenzioni, trattati, strumenti. "Una forza straordinaria data dalla fede" racconta Francesca Maria Corrao, docente di Letteratura Araba all'Università Orientale di Napoli.
"Pensare all'Islam come a una religione chiusa e violenta è fuorviante oltreché inesatto. L'Islam, fin dai suoi inizi, è stata una religione creativa, piena di forza e anche di rispetto per le altre religioni. E questo è anche uno dei motivi per cui ai suoi inizi riuscì ad espandersi con tanta facilità su un'area geografica così vasta: permetteva a cristiani ed ebrei di mantenere la loro fede, ponendoli sotto la sua protezione militare e amministrativa.
Molti si convertivano, certo. Ma tanti altri riuscivano anche a fare carriera negli alti ranghi dello Stato senza convertirsi. Una libertà di fede innovativa rispetto alla cultura bizantina che, per esempio in Siria, conosceva grandi contrasti tra le varie sette cristiane".
Genti che viaggiano, che si incontrano, che percorrono la Via della Seta carichi di meraviglie: broccati, sete, incensi, spezie, stoffe orientali, tappeti, ceramiche. Ma anche trattati di chimica, di algebra, di meccanica, di astronomia, di astrologia, opere di calligrafica kufika, manuali di matematica con lo zero, opere di filosofia, Le Mille e una Notte.
La mostra dell'Institut du Monde Arabe cerca di rendere conto di questo movimento e della incredibile fecondità del periodo. "Anche se non è possibile tracciare un itinerario dei luoghi da cui provengono i materiali in esposizione" dice Aurélie Clemente-Ruiz, tra i commissaire dell'esposizione, "si può tuttavia affermare che quando si parla di scienze arabe il principale centro di elaborazione e sviluppo di tali scienze sia Baghdad.
Baghdad è da questo punto di vista imprescindibile, perché è lì che si svilupparono i primi centri scientifici di tutte le discipline. Baghdad era anche un grande centro di traduzione: grazie ai califfi furono tradotte opere dal greco, ma anche indiane e persiane, e le scienze si irradiarono, fino ad arrivare in Asia Centrale, in città come Bukara, che diventano importanti centri di studio, o nel bacino del Mediterraneo, come Damasco, la città dove sorgono i primi ospedali della storia dell'umanità: è infatti la civiltà arabo musulmana che crea l'istituzione degli ospedali.
Si trovano esempi di ospedali prima in Siria, poi nel Magreb, in Egitto, al Cairo e in Marocco, a Marrakech, per giungere poi fino in Spagna, in città come Toledo o Saragozza, dove hanno luogo scambi importanti con le locali comunità ebrea e cristiana, scambi che daranno vita a sviluppi fondamentali per la storia della scienza".
Un percorso espositivo che attraversa dunque il tempo e lo spazio, esteso, amplissimo, di questa civiltà. "Era nostra volontà, infatti, mostrare la diversità geografica" spiega ancora Clemente-Ruiz. "Per questa ragione che la provenienza dei pezzi è così varia: Iraq, Spagna, Siria, Egitto e anche Turchia, che grazie all'Impero ottomano è l'ultimo dei grandi centri scientifici, quello che mette di fatto fine a questa sorta di età dell'oro della scienza arabo musulmana. Anche l'India è presente, essendo un paese dalle tradizioni scientifiche molto antiche.
Del resto già prima dell'arrivo dei musulmani è in India che fa la sua comparsa lo zero, anche se poi saranno gli arabi a rielaborarlo all'interno del loro sistema numerico. Insomma si tratta di un insieme di pezzi che rappresenta bene questa diversità feconda".
Una diversità che vede a Baghdad, intorno all'825 Al-Khwarizmi scrivere un trattato di matematica in cui viene usato per la prima volta il termine al-jabr, algebra, per descrivere il processo di risolvere le equazioni. Nel XII secolo, a Cordova, un pensatore che in Occidente sarà conosciuto come Averroè, Ibn Rushd, compie un'importante sintesi filosofica, diventando l'equivalente di Filone Alessandrino per gli ebrei: riconcilia la religione islamica con la filosofia aristotelica, finendo per influenzare la filosofia medievale e rinascimentale.
Gli astronomi arabi, in questo stesso periodo, in parte influenzati dalla religione (i musulmani dovevano e devono stabilire cinque volte al giorno in che direzione si trova la Mecca e l'inizio e la fine del mese del Ramadan), raggiungono livelli altrove impensabili. E così in mostra ecco astrolabi, globi celesti e altri strumenti di misurazione astronomica. Trattati di anatomia. Trattati di fisica, di matematica, di algebra. Ma anche di architettura che raggiunge, proprio grazie ai successi in campi come la matematica, livelli insuperabili. E ancora: strumenti musicali, decori, vetri, vasi e alambicchi. Eccolo il mondo arabo.
Una donna coperta da un burqa, come un sudario, quasi una bara di stoffa. Altre donne vestite di nero come corvi urlano, piangono, fanno quel terribile verso con la lingua. Arabi che danno fuoco alle periferie. Arabi che trattano le donne come merce. Arabi che si buttano in terra dove sono sono e si inchinano in direzione della Mecca.
Non è un granché tenera l'iconografia contemporanea con il mondo arabo. Che solo a dirlo mette paura, senti che suono fa, mondo arabo. Eppure no, quell'universo complesso non può essere ridotto a questo, che è come dire italiani spaghetti, mafia. Un universo che a guardarlo bene non è una galassia ignota e lontana: ne fanno parte ragazzi che fanno mille mestieri e hanno tanti sogni, che leggono, che vanno all'università, che sperano in un futuro migliore, proprio come noi. Ne fanno parte i nostri vicini, che mandano i bambini nella stessa scuola frequentata dai nostri figli. È un universo che ci somiglia.
Accanto a questo, il mondo islamico è anche la sua storia: lunga, ricca, complessa, intrecciata indissolubilmente a quella occidentale (basta pensare alla Spagna o alla Sicilia), ma anche fortemente unica. La storia di una civiltà nata sull'onda della passione religiosa e proprio grazie ad essa arrivata in un territorio immenso, dal Mediterraneo all'Oceano indiano, dall'Andalusia all'attuale Iran.
La mostra L'âge d'or des sciences arabes visitabile all'Institut du Monde Arabe di Parigi fino al 19 marzo, racconta l'età d'oro di questo movimento di uomini e idee, tra l'ottavo e il quindicesimo secolo, un movimento che attraversa tutta la cosiddetta mezzaluna fertile, l'antica Siria, la Palestina e l'Irak fino all'India, con scoperte, invenzioni, trattati, strumenti. "Una forza straordinaria data dalla fede" racconta Francesca Maria Corrao, docente di Letteratura Araba all'Università Orientale di Napoli.
"Pensare all'Islam come a una religione chiusa e violenta è fuorviante oltreché inesatto. L'Islam, fin dai suoi inizi, è stata una religione creativa, piena di forza e anche di rispetto per le altre religioni. E questo è anche uno dei motivi per cui ai suoi inizi riuscì ad espandersi con tanta facilità su un'area geografica così vasta: permetteva a cristiani ed ebrei di mantenere la loro fede, ponendoli sotto la sua protezione militare e amministrativa.
Molti si convertivano, certo. Ma tanti altri riuscivano anche a fare carriera negli alti ranghi dello Stato senza convertirsi. Una libertà di fede innovativa rispetto alla cultura bizantina che, per esempio in Siria, conosceva grandi contrasti tra le varie sette cristiane".
Genti che viaggiano, che si incontrano, che percorrono la Via della Seta carichi di meraviglie: broccati, sete, incensi, spezie, stoffe orientali, tappeti, ceramiche. Ma anche trattati di chimica, di algebra, di meccanica, di astronomia, di astrologia, opere di calligrafica kufika, manuali di matematica con lo zero, opere di filosofia, Le Mille e una Notte.
La mostra dell'Institut du Monde Arabe cerca di rendere conto di questo movimento e della incredibile fecondità del periodo. "Anche se non è possibile tracciare un itinerario dei luoghi da cui provengono i materiali in esposizione" dice Aurélie Clemente-Ruiz, tra i commissaire dell'esposizione, "si può tuttavia affermare che quando si parla di scienze arabe il principale centro di elaborazione e sviluppo di tali scienze sia Baghdad.
Baghdad è da questo punto di vista imprescindibile, perché è lì che si svilupparono i primi centri scientifici di tutte le discipline. Baghdad era anche un grande centro di traduzione: grazie ai califfi furono tradotte opere dal greco, ma anche indiane e persiane, e le scienze si irradiarono, fino ad arrivare in Asia Centrale, in città come Bukara, che diventano importanti centri di studio, o nel bacino del Mediterraneo, come Damasco, la città dove sorgono i primi ospedali della storia dell'umanità: è infatti la civiltà arabo musulmana che crea l'istituzione degli ospedali.
Si trovano esempi di ospedali prima in Siria, poi nel Magreb, in Egitto, al Cairo e in Marocco, a Marrakech, per giungere poi fino in Spagna, in città come Toledo o Saragozza, dove hanno luogo scambi importanti con le locali comunità ebrea e cristiana, scambi che daranno vita a sviluppi fondamentali per la storia della scienza".
Un percorso espositivo che attraversa dunque il tempo e lo spazio, esteso, amplissimo, di questa civiltà. "Era nostra volontà, infatti, mostrare la diversità geografica" spiega ancora Clemente-Ruiz. "Per questa ragione che la provenienza dei pezzi è così varia: Iraq, Spagna, Siria, Egitto e anche Turchia, che grazie all'Impero ottomano è l'ultimo dei grandi centri scientifici, quello che mette di fatto fine a questa sorta di età dell'oro della scienza arabo musulmana. Anche l'India è presente, essendo un paese dalle tradizioni scientifiche molto antiche.
Del resto già prima dell'arrivo dei musulmani è in India che fa la sua comparsa lo zero, anche se poi saranno gli arabi a rielaborarlo all'interno del loro sistema numerico. Insomma si tratta di un insieme di pezzi che rappresenta bene questa diversità feconda".
Una diversità che vede a Baghdad, intorno all'825 Al-Khwarizmi scrivere un trattato di matematica in cui viene usato per la prima volta il termine al-jabr, algebra, per descrivere il processo di risolvere le equazioni. Nel XII secolo, a Cordova, un pensatore che in Occidente sarà conosciuto come Averroè, Ibn Rushd, compie un'importante sintesi filosofica, diventando l'equivalente di Filone Alessandrino per gli ebrei: riconcilia la religione islamica con la filosofia aristotelica, finendo per influenzare la filosofia medievale e rinascimentale.
Gli astronomi arabi, in questo stesso periodo, in parte influenzati dalla religione (i musulmani dovevano e devono stabilire cinque volte al giorno in che direzione si trova la Mecca e l'inizio e la fine del mese del Ramadan), raggiungono livelli altrove impensabili. E così in mostra ecco astrolabi, globi celesti e altri strumenti di misurazione astronomica. Trattati di anatomia. Trattati di fisica, di matematica, di algebra. Ma anche di architettura che raggiunge, proprio grazie ai successi in campi come la matematica, livelli insuperabili. E ancora: strumenti musicali, decori, vetri, vasi e alambicchi. Eccolo il mondo arabo.