I surfisti aussie, una delle comunità turistiche fondamentali per l'economia isolana, da allora sono spariti, lasciando un vuoto che i balinesi stanno riempiendo con arrivi soprattutto dall'Asia, giapponesi in testa ma anche taiwanesi, coreani, indonesiani benestanti, che cominciano ad acquistare qui le loro case per il weekend.
"It's quiet, c'e calma", si lamentano i proprietari delle guesthouse e dei warung, i ristorantini frequentati dai giovani. Le cerimonie di purificazione per allontanare l'energia negativa e far tornare l'armonia tra gli elementi umani, divini e naturali - cardine dello strano induismo animista che si pratica solo a Bali - riempiono l'aria dei suoni cristallini dei gamelan mentre processioni di donne in pizzo bianco portano offerte di frutta e fiori alle centinaia di templi sparsi nei villaggi, tra le risaie, sui vulcani e le scogliere del sud.
Una villa per pensieri liberi
Ma il paradiso non è perduto. Malgrado i "bombings", come chiamano qui gli attentati, gli imprenditori turistici si sono dati da fare, hanno rinnovato hotel e ville e inventato nuove formule di ospitalità, sempre più sofisticate. E, comunque, Bali resta un Nirvana per occidentali stanchi dell'Occidente, un luogo dove ritirarsi per un po' in una villa e lasciare che la vita scorra lenta e i pensieri liberi.
Via dalle folle delle spiagge celebri e dentro l'altra Bali, quella vera, è il mantra di una nuova categoria di viaggiatori che pratica il travel-trend del momento, il viaggio da flashpacker (zaino eccellente), che dosa con maestria momenti a cinque stelle e soste low-cost in angoli ancora autentici.
Restando sulla costa, a sud di Kuta, l'oasi si conferma Jimbaran Bay, una mezzaluna di sabbia chiara con un mare capriccioso e poca gente in giro. Il lifestyle qui è il relax nelle ville di "Contemporary asian design". La formula emergente è quella della villa/investimento immobiliare lanciata da Karma Resort: acquisti la proprietà (con piscina privata, doccia nel giardino tropicale, e in cucina tutto made in Italy, dal forno al caffè), la usi per un mese e per il resto dell'anno loro la affittano per te ai turisti (da 180 euro per persona a notte).
Oltre Legian, quasi al tempio di Tanah Lot, invece, la zona emergente per la vacanza Bali authentic è Canggu. Un posto tranquillo: un villaggio circondato dai campi, con i tre templi di rito (delle origini all'ingresso, della comunità al centro, dei morti alla fine), il wantilan - il padiglione di legno con il tetto di paglia per le riunioni dei capi -, una spiaggia praticamente deserta se non al mattino presto, quando i pescherecci rientrano e arrivano gruppi di surfisti con le tavole agganciate agli scooter.
E, quasi sulla riva, un albergo speciale, diverso da ogni altro al mondo: un museum hotel. Aperto da pochi anni da un antiquario di Giakarta, il Tugu Hotel ospita la sua collezione di rarità raccolte in tutta l'Asia. Concepito come un villaggio tradizionale indonesiano è un idillio di suite-padiglione balinesi (da 172 euro a persona a notte) sospese su laghetti di loti. L'immersione nell'arte è totale al punto che gli ospiti possono mangiare ovunque, anche nell'antico tempio cinese o nella sala indonesiana degli antenati, salvati dalla demolizione e ricostruiti accanto alla hall.
Una suite vicino alla dea
La Bali vera è - e resta - l'interno, la zona di Ubud, cuore culturale dell'isola e da quasi un secolo buen retiro/laboratorio di artisti e musicisti da ogni parte del mondo. Un microcosmo immerso in tutte le tonalità di verde che l'occhio può percepire: quello del riso nei suoi diversi gradi di maturazione, quello dei fiumi che scorrono ai piedi dei terrazzamenti, quello del muschio che ricopre le mura, gli altari, le statue degli dèi nei templi all'ombra della giungla. L'esercizio del flashpacking qui è un piacere facile.
Fuori dalla città, nei resort multistelle (e multidollari) delle catene internazionali si trovano suite o ville "Bali chic", con piscine infinity sospese sulle risaie e massaggi paradisiaci con tutte le tecniche inventate dall'Oriente.
In centro, la piccola sofisticata guesthouse Puri Saraswati, per un prezzo che varia da 50 a 80 dollari, offre il privilegio di soggiornare tra le mura del tempio dedicato a Saraswati, la dea hindu della cultura. È usato ancora dalla famiglia proprietaria e dalla gente del luogo, e così al mattino, mentre si fa colazione sulla veranda - ovviamente New Asian style - è normale vedere arrivare le studentesse della scuola vicina e le venditrici del mercato con il loro vassoio pieno di incensi profumati e scatoline di foglie di banano colme di riso, fiori e cibi da offrire alla dea e agli spiriti del luogo.
La spiaggia lontana, là a Oriente
L'altra "altra Bali" è la costa orientale. La strada più bella dell'isola (un sentiero parallelo alle risaie dove la gente al tramonto fa il bagno nei canali e i pastori di anatre si stagliano come figurine del teatro delle ombre sugli argini) porta a una striscia di spiagge nere come asfalto, ancora non circondate da resort di alto profilo.
Amed, che in realtà è un gruppo di villaggi di pescatori uno in fila all'altro, è Kuta com'era al tempo dei freak. Un borgo silenzioso in cui la notte si riempie di latrati di cani randagi, e i flauti e i gamelan fan da contrappunto alle ondate dell'oceano. Un mondo autenticamente marinaro con le barche a occupare tutta la spiaggia, e i bambini dei pescatori che al tramonto sulla riva rincorrono gli aquiloni.
Rari gli stranieri, soprattutto subacquei, che arrivano qui e passano qualche giorno nelle pensioncine vista mare (20-30 dollari la doppia, ma si può trattare), gestite da ragazzi che immaginano la dolce vita di Kuta. La conoscono dai racconti dei turisti, ma non l'hanno mai vista perché il viaggio (circa 50 km) non solo è costoso, ma è un'avventura in un altro mondo. O come mi ha detto Madé, 20 anni tutti vissuti ad Amed: "In una Bali che non è Bali".