Non è facile raccontare questa storia a chi non conosce la valle del Basento, il cielo celeste come i colori a matita dei bambini, i pendii che il grano rende verdi a primavera e gialli d'estate, i tralicci per l'estrazione del petrolio, i paesi agonizzanti sulle colline, il volo del nibbio...". Eppure pagina dopo pagina del romanzo Mille anni che sto qui di Mariolina Venezia (Einaudi), si ha la sensazione di esserci stati almeno una volta in Basilicata, in questa terra "senza tempo" del profondo Sud, dove le storie del presente s'intrecciano con quelle del passato e i paesaggi regalano sempre emozioni. Eppure la Basilicata è una regione ancora poco conosciuta. Ecco perché siamo voluti andare sui luoghi del libro - soprattutto Matera e i paesi del circondario - e raccontare, attraverso alcuni passi (è la storia di una saga familiare, quella dei Falcone, in un periodo storico che va dall'Unità d'Italia, sino alla Caduta del Muro di Berlino) le suggestioni che questa terra può offrire: "...Tutti attorno i paesi di Grassano, Miglionico, Ferrandina, Montescaglioso e Grottole, se ne stavano semplicemente appollaiati sulle colline franose, a rodersi di fame e basta...". La vicenda (ci sono voluti sei anni per scriverla) prende il via da Grottole (la famiglia di Venezia è originaria di Grottole e Mariolina ci andava spesso da bambina per far visita alla nonna, anche se il romanzo non è autobiografico ma ha preso in prestito solo alcuni spunti e i racconti sono puramente di fantasia): "Erano più o meno le tre del pomeriggio del 27 marzo 1861 quando a Grottole, in quella parte della Basilicata che si trova circa cento chilometri all'interno delle coste pugliesi...". Prende il via dal giorno in cui il protagonista Don Francesco Falcone riceve due importanti notizie: sua moglie Concetta ha dato finalmente alla luce un maschio, dopo sei figlie, e la perdita della riserva dell'olio d'oliva (cinquanta quintali), perché le grida del travaglio della donna hanno disintegrato le giare in magazzino. Il tutto attraverso suggestioni, drammi, amori dei numerosi personaggi (ben ventidue tra figli e nipoti), ma anche superstizioni. "...Cumma Canniuccia con l'autorità dei suoi novantanove anni scongiurasse di non toccarne neanche una goccia, sicura come la morte che quell'olio fosse strabordato dai pentoloni dove bollono i dannati dell'inferno". E da questo borgo rurale (poco più di 2600 abitanti) si può partire alla scoperta del territorio. Dalle macerie della Chiesa Caduta (in realtà luogo di culto settecentesco mai ultimato) alla Chiesa di S.Rocco, patrono del paese, che conserva il Polittico su tela - Le Opere di Misericordia - di Pietro Antonio Ferro (prima metà del '600). Il fascino principale è nel centro storico che sorge su due collinette: una chiamata "Sentinella" e l'altra "Terravecchia". Strette vie lambiscono case in ombra e il passeggio è come una silente steppa di agosto. Solo la piazza vibra al chiacchiericcio dei vecchietti vicino al bar. Una camminata porta fino al Castello (visitabile su richiesta, & 0835-758055) di fondazione longobarda. Ma questo è anche il paese dei "fornaciai", artigiani che producono oggetti d'argilla. "...Le mani di zì Uel sul tornio erano veloci e precise, i polpastrelli mezzo bruciacchiati accarezzavano con delicatezza i fianchi rotondi delle cuccume e delle brocche, come Dio deve aver accarezzato quelli di Eva, il giorno della creazione. Impastava, modellava, infornava...". Una tradizione che rivive con Nisio Lopergolo: nel suo laboratorio (via Nazionale Sud, 9) si possono trovare orcioli, vasi, piatti e la tipica "rizzola" per il vino e l'acqua. Tra gli altri luoghi della scrittrice non si può non ricordare Matera dove lei è nata (nel 1961) ed ha frequentato il liceo Classico Duni (famoso perché ci ha insegnato Pascoli). "...Don Francesco e Concetta, decisero di sposarsi senza aspettare...Concetta andò a Matera per comprare la stoffa del vestito, allontanandosi per la prima e ultima volta in vita sua dal paese dove era nata. Le sembrò di arrivare a Roma, o a Nuova York di cui aveva sentito parlare qualche volta...Parlò poi per anni di questo suo viaggio. Dei Sassi, che vide dall'alto, con le persone che sembravano tante formichine...". Già i Sassi. Questo mondo millenario, protetto dall'Unesco, fatto di grotte e chiese, cisterne e cunicoli scavati nel tufo. Ancora più in auge ora per il film Nativity (della regista americana Catherine Hardwicke), recentemente uscito nelle sale italiane, ultima pellicola, in ordine di tempo (dopo The Passion di Mel Gibson), girata tra gli antichi rioni pietrosi che ricordano un presepio. Tanto si è detto e scritto su questa antichissima città che non smette mai di sorprendere. "...Uno dei tanti giorni in cui saltava la scuola Gioia (è l'ultima discendente della famiglia Falcone che fugge di casa un secolo dopo per dimenticare tutto e tutti) aveva conosciuto Alex, nei Sassi....Portò Alex in una delle tante case abbandonate, nel Sasso Caveoso... Era tutto un intrico di stanze e stanzette, di antichi saloni e stalle, di grotte e cantine. Da una finestra si vedevano le rocce a strapiombo sulla Gravina che diventavano rosa con la luce del tramonto...". E sulla Gravina (profondi burroni incisi dall'azione erosiva dei corsi d'acqua nel terreno calcareo) si affaccia anche la Cripta del Peccato originale, rinvenuta sotto un vigneto, in contrada Pietrapenta. È un capolavoro sotterraneo (nell'agro di Matera se ne contano 155, tra chiese rupestri, eremi, cenobi), riaperto dopo anni di restauro (visite su prenotazione, Fondazione Zetema, & 0835-330582). La chiamano anche "della Genesi", per lo straordinario ciclo pittorico con la scena della creazione di Adamo ed Eva e il Peccato originale. I dipinti sono arricchiti dai petali dei fiori di Cisto, proprio della flora locale. Da Matera si può proseguire per Montescaglioso, incontro a colline dove il verde degli ulivi contrasta con il biancore delle Masserie, sparse qua e là. Sin da lontano il paese è visibile, adagiato su un colle, Mons Caveosus; di qui il nome. "...Sulla piazza di Montescaglioso c'era una finestra che sbatteva....", su quella stessa piazza dà l'Abbazia Benedettina di S.Michele Arcangelo (ora in ristrutturazione, la riapertura è prevista in primavera), un tempo oasi di raccolta e diffusione della cultura monastica. Fu fondata nella seconda metà dell'XI secolo. La curiosità? Aveva tanti vani quanti sono i giorni dell'anno. Alla fine si ha la sensazione di essere qui da mille anni, come accade alla nonna Candida: "Mi pare mille anni che sto qui, diceva la mattina dopo aver preso il caffè. Mi è venuta la susta...". Ma con tutto quello che c'è da vedere da queste parti, è impossibile essere contagiati dalla "susta", ovvero la noia.
Itinerario - Basilicata (Italia)
Una terra senza tempo
Isa GrassanoIn un best seller, una scrittrice materana racconta la sua regione e le tradizioni contadine che stanno scomparendo. Alla scoperta dei luoghi descritti nel libro