Prima di ogni volo, tra i compiti preparatori, c'è anche il cosiddetto "walk around", cioè dire l'ispezione visiva, condotta da uno dei piloti, alle strutture esterne dell'aeromobile. Qualche tempo fa, mentre risalivo a bordo dopo quello che noi chiamiamo "il giro", sono stato apostrofato da un poliziotto in servizio di sicurezza ai piedi della scaletta. Indicando il camionpompa fermo sotto l'ala, mi ha chiesto: "Mi scusi se la disturbo, ma quanti litri ci vogliono per fare il pieno a un aereo come questo?".
"Dipende dal volo che si deve fare", gli ho risposto. E aggiunto: gli aerei non fanno mai il pieno. Fare il pieno significherebbe trasportare poi fino a destinazione un certo numero di tonnellate di carburante inutilizzato e un aereo, più pesa e più consuma e questo "consumo in più" varia, come giustamente intuito dal mio poliziotto, in funzione del tipo d'aereo e della lunghezza del volo. Se imbarcare una tonnellata di carburante in più su un ATR per un volo di un'ora causa un aumento di consumo di solo 4 chili, su un Boeing 767 impegnato in una trasvolata di dieci ore i chili "bruciati" in più diventano ben 400. Moltiplicate il tutto per il numero dei voli effettuati in un anno e capirete perché le compagnie aeree siano estremamente sensibili a questo argomento.
"Trasportare carburante costa carburante", recita un vecchio detto. Naturalmente esiste un "minimo" di carburante che deve essere imbarcato per legge e cioè la quantità necessaria per andare a destinazione, più l'occorrente per volare fino a un altro aeroporto (caso mai il primo diventasse indisponibile), più un altro quantitativo sufficiente a mezz'ora di attesa in volo, più un ulteriore 5% per fronteggiare eventuali imprevisti. A questo, in sede di briefing, i piloti, se le condizioni meteorologiche e di traffico del giorno lo rendono a loro giudizio necessario, possono aggiungere un "extra" anche molto consistente.
"Ah, ma allora è come in Formula Uno - mi ha interrotto il poliziotto - mettete solo la benzina che vi serve per i giri che dovete fare!" Sapevo di essere bravo, ma non mi aspettavo di essere paragonato a Schumi... eppure è proprio così. È vero, per loro è una questione di prestazioni e per noi di consumo, ma alla fin fine, piloti loro e piloti noi, è normale che si ragioni negli stessi termini.
* Pietro Pallini è pilota di voli internazionali
"Dipende dal volo che si deve fare", gli ho risposto. E aggiunto: gli aerei non fanno mai il pieno. Fare il pieno significherebbe trasportare poi fino a destinazione un certo numero di tonnellate di carburante inutilizzato e un aereo, più pesa e più consuma e questo "consumo in più" varia, come giustamente intuito dal mio poliziotto, in funzione del tipo d'aereo e della lunghezza del volo. Se imbarcare una tonnellata di carburante in più su un ATR per un volo di un'ora causa un aumento di consumo di solo 4 chili, su un Boeing 767 impegnato in una trasvolata di dieci ore i chili "bruciati" in più diventano ben 400. Moltiplicate il tutto per il numero dei voli effettuati in un anno e capirete perché le compagnie aeree siano estremamente sensibili a questo argomento.
"Trasportare carburante costa carburante", recita un vecchio detto. Naturalmente esiste un "minimo" di carburante che deve essere imbarcato per legge e cioè la quantità necessaria per andare a destinazione, più l'occorrente per volare fino a un altro aeroporto (caso mai il primo diventasse indisponibile), più un altro quantitativo sufficiente a mezz'ora di attesa in volo, più un ulteriore 5% per fronteggiare eventuali imprevisti. A questo, in sede di briefing, i piloti, se le condizioni meteorologiche e di traffico del giorno lo rendono a loro giudizio necessario, possono aggiungere un "extra" anche molto consistente.
"Ah, ma allora è come in Formula Uno - mi ha interrotto il poliziotto - mettete solo la benzina che vi serve per i giri che dovete fare!" Sapevo di essere bravo, ma non mi aspettavo di essere paragonato a Schumi... eppure è proprio così. È vero, per loro è una questione di prestazioni e per noi di consumo, ma alla fin fine, piloti loro e piloti noi, è normale che si ragioni negli stessi termini.
* Pietro Pallini è pilota di voli internazionali