I CIELI sono sempre più affollati e il traffico aereo si fa ogni giorno più intenso, costringendo gli enti di controllo a trovare nuove soluzioni per ridurre al minimo quelli che noi chiamiamo "conflitti di traffico". C'è tuttavia un particolare tipo di conflitto sul quale gli "uomini radar" non hanno giurisdizione, quello tra gli aerei e coloro che, fino a un secolo fa, erano i soli abitatori del cielo: gli uccelli, che, forse per la totale assenza di cacciatori oppure per gli ampi spazi che permettono loro il tempestivo avvistamento di potenziali nemici o succulente prede, hanno per gli aeroporti una speciale predilezione.
Ora, per quanto un uccello possa sembrare piccolo e indifeso se paragonato a un aereo commerciale, l'eventuale collisione può causare a quest'ultimo un bel danno: da una banale (ma costosa) ammaccatura allo sfondamento del parabrezza, e se l'alato intruso viene risucchiato da uno dei motori può addirittura provocarne l'arresto, soprattutto se si ha la sfortuna di imbattersi in uno stormo di gabbiani, numerosi intorno alle piste vicine al mare e dotati di una struttura ossea particolarmente resistente. E' anche per questo che si decolla con i fari accesi: per rendersi più visibili proprio agli uccelli, che vedendo arrivare una "bestia" tanto più grossa di loro si allontanano. Anche le emissioni del radar di bordo li disturbano, tenendoli alla larga dalla nostra traiettoria, e più in generale si cerca di farli sloggiare ricorrendo all'impiego di rapaci addestrati, o di disturbarli con l'emissione di ultrasuoni e di rumori improvvisi, di solito prodotti a intervalli irregolari da una specie di cannoncino ad aria compressa.
A volte però gli uccelli danno prova di una capacità di adattamento che pare farsi beffe dei nostri sforzi: anni fa, mentre aspettavo disciplinatamente il mio turno di decollo, mi è capitato di vedere un gabbiano che aveva eletto a suo trespolo proprio uno di questi cannoncini. A ogni "botto" l'ostinato pennuto si scuoteva, sbatteva le ali alzandosi in aria per una decina di centimetri, e poi tornava a posarsi tranquillamente su quel marchingegno che, nelle intenzioni di chi lo aveva messo lì, avrebbe dovuto indurlo a una precipitosa fuga. "Ero qui ben prima di voi - pareva dire - e non sono affatto disposto a farmi cacciar via"
Ora, per quanto un uccello possa sembrare piccolo e indifeso se paragonato a un aereo commerciale, l'eventuale collisione può causare a quest'ultimo un bel danno: da una banale (ma costosa) ammaccatura allo sfondamento del parabrezza, e se l'alato intruso viene risucchiato da uno dei motori può addirittura provocarne l'arresto, soprattutto se si ha la sfortuna di imbattersi in uno stormo di gabbiani, numerosi intorno alle piste vicine al mare e dotati di una struttura ossea particolarmente resistente. E' anche per questo che si decolla con i fari accesi: per rendersi più visibili proprio agli uccelli, che vedendo arrivare una "bestia" tanto più grossa di loro si allontanano. Anche le emissioni del radar di bordo li disturbano, tenendoli alla larga dalla nostra traiettoria, e più in generale si cerca di farli sloggiare ricorrendo all'impiego di rapaci addestrati, o di disturbarli con l'emissione di ultrasuoni e di rumori improvvisi, di solito prodotti a intervalli irregolari da una specie di cannoncino ad aria compressa.
A volte però gli uccelli danno prova di una capacità di adattamento che pare farsi beffe dei nostri sforzi: anni fa, mentre aspettavo disciplinatamente il mio turno di decollo, mi è capitato di vedere un gabbiano che aveva eletto a suo trespolo proprio uno di questi cannoncini. A ogni "botto" l'ostinato pennuto si scuoteva, sbatteva le ali alzandosi in aria per una decina di centimetri, e poi tornava a posarsi tranquillamente su quel marchingegno che, nelle intenzioni di chi lo aveva messo lì, avrebbe dovuto indurlo a una precipitosa fuga. "Ero qui ben prima di voi - pareva dire - e non sono affatto disposto a farmi cacciar via"