A ben vedere, anche i piloti potrebbero, a buon diritto, essere annoverati tra gli 'esperti', perché rimettendo gli orologi indietro di sessanta minuti ci comporteremo, in pratica, come se ci spostassimo di un fuso orario. Ora, far correre le lancette avanti e indietro è fatto abbastanza comune anche per i piloti di medio raggio (basti pensare ai voli da e per i paesi dell'est europeo o del Medio Oriente), ma la cosa diventa addirittura frenetica per chi opera su tratte intercontinentali.
Capita spesso, infatti, di ritrovarsi a partire lunedì per Tokyo, rientrare a casa giovedì, e il lunedì successivo decollare alla volta di Buenos Aires, e la differenza di orario tra Giappone e Argentina è di ben dodici ore. I nostri passeggeri lo sanno, e di buon grado ci accordano il ruolo di 'esperti in materia', chiedendoci spesso consiglio. Purtroppo però le reazioni alla sindrome da jet lag sono ampiamente variabili da una persona all'altra e non è facile dare la dritta buona.
Io, per esempio, uso un vecchio trucco: subito dopo il decollo rimetto l'orologio all'ora del paese di destinazione. Può darsi che sia solo autosuggestione, ma se molte compagnie aeree cercano di 'ritmare' i servizi di bordo seguendo questo stesso principio, qualcosa di vero ci deve pur essere.
Provateci, se vi capita l'occasione... ma se nella notte giapponese, verso le quattro del mattino, vi doveste svegliare assaliti dai morsi della fame, non stupitevi più di tanto: in Italia sono le nove di sera, e per il vostro frastornato stomaco è ora di andare a cena. E' quindi cosa saggia avere sempre a portata di mano una scatola di biscotti per tamponare l'emergenza.
Attenti però, combattuti tra il sonno e la fame, a non commettere l'errore di divorarli senza nemmeno alzarvi dal letto: riaddormentarsi in un giaciglio di briciole non è facile, e ammesso che ci riusciate, non sarà certo piacevole, la mattina dopo, ritrovarsi i capelli impastati di zucchero, cioccolato e frammenti di nocciola.