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Il sonnellino del gatto

L'uomo, e quindi anche i piloti, sono come i felini: possono dormire per mezz'ora e poi essere lucidi per la loro preda, che sia un topolino o un atterraggio d'emergenza. Ecco perché. I Viaggi

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Ci sono dei voli che, pur non essendo tanto lunghi da giustificare la presenza a bordo di un terzo pilota, sono tuttavia molto gravosi: esempio tipico, quelli che uniscono l'Europa occidentale alla East Coast nordamericana.

Durano otto - dieci ore e non sono, almeno all'andata, troppo faticosi. Ma ventiquattro ore dopo si torna indietro e i due piloti, non ancora assuefatti al fuso orario americano, si ritrovano a partire per l'Europa proprio quando il loro sbalestrato orologio interno dice che è ora di andare a dormire. Inevitabile che, a metà della traversata, la stanchezza e il sonno si facciano sentire.

A prima vista la soluzione sembra facile: mettere un pilota in più, o allungare il periodo di sosta, ma siccome la parola d'ordine dei tempi moderni è “ridurre i costi”, hanno rispolverato una ricerca condotta anni fa dalla NASA. Ci si era accorti, allora, che nei momenti di attività più intensa, quando non era possibile garantire agli astronauti un buon sonno, si potevano ugualmente ottenere da loro prestazioni soddisfacenti ricorrendo alla tecnica del “cat napping”, il sonnellino del gatto.

Avete mai visto un micio, che un attimo prima sonnecchiava al sole, piombare fulmineo su una lucertola incautamente avventuratasi nei dintorni, o schizzar via di botto sfuggendo all'improvviso attacco dell'antipatico cane dei vicini? Bene, pare che anche l'uomo sia capace di performance, se non uguali, almeno simili: basta che il periodo di sonno effettivo duri meno di mezz'ora, evitando così di entrare nella fase “profonda”. Questa procedura pare anche garantire l'efficienza del pilota costretto ad interrompere il proprio pisolino per fronteggiare un imprevisto.

Così, anche in previsione di momenti più impegnativi come l'avvicinamento e l'atterraggio, se durante la crociera uno dei due si sente stanco, organizza il suo “cat napping”: reclina lo schienale del sedile, abbassa il volume della radio, smorza le luci, e... anche l'altro, che dovrebbe restare vigile e svegliare il suo compagno allo scoccare della fatidica mezz'ora, si trova nelle condizioni ideali per addormentarsi!

Rimedio: mantenere regolari contatti con gli assistenti di volo tramite interfonico, oppure -a mali estremi, estremi rimedi- farne venire uno in cockpit per tenere compagnia a chi deve stare sveglio... ma non era meglio mettere un pilota in più?

* Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali