Con l'avanzare della bella stagione il sole picchia forte e le temperature aumentano, ma non in modo omogeneo. L'aria infatti non viene riscaldata direttamente dai raggi solari, ma dal calore riflesso dalla superficie terrestre, che omogenea non è. Così, per esempio, una superficie asfaltata riflette verso l'alto più calore di un prato, mentre uno specchio d'acqua trattiene una grossa parte delle radiazioni solari e le utilizza nel processo di evaporazione dell'acqua.
Il surriscaldamento è ovviamente più intenso a stretto contatto del terreno, dove si formano delle vere e proprie bolle di aria calda che, come è noto, tende a salire. Quando la spinta verso l'alto supera la pressione degli strati di aria fredda presenti alle quote superiori, la nostra bolla si stacca da terra e comincia a salire. Se poi il sole picchia proprio forte, allora il "decollo" delle bolle assume carattere di continuità, e si forma una corrente ascensionale: in gergo, una "termica". A livello del suolo, ciò provoca delle raffiche di vento convergenti, mentre tutto intorno si creano correnti discendenti di aria più fredda.
E' facile immaginare cosa succede quando, nell'ultima parte della traiettoria di avvicinamento, si sorvola in rapida successione, un centro commerciale con i suoi piazzali pieni di macchine in sosta, un bosco, un campo da golf e un laghetto. A volte sembra proprio che, in prossimità dell'atterraggio, l'aereo si sia infilato in una strada piena di buche, e questa improvvisa turbolenza sembra al passeggero tanto più strana se, guardando fuori dal finestrino, vede che è una giornata bellissima: cielo sereno, solo una leggerissima foschia e magari qualche piccola nuvoletta bianca bianca, quasi un batuffolo di cotone, che, come nei disegni dei bambini, si staglia nitida tra terra e cielo. "Nuvole di bel tempo", sono chiamate, anche se poi, soprattutto nelle ore pomeridiane, crescono tanto da scatenare un bel temporalone.
Il pilota è impegnato nella fase finale dell'atterraggio e, proprio all'ultimo momento, una raffichetta maligna di vento, provocata dall'ennesima termica traditrice, cambia di colpo l'assetto dell'aereo... a questo punto l'atterraggio duro è inevitabile: una bella botta sull'asfalto (meno male che gli aerei li costruiscono belli robusti), i passeggeri che sussultano sulle loro poltrone (ma a questo chi gliel'ha data la patente?) e il pilota che, mentre l'aereo decelera, non può fare a meno di pensare di avere fatto una brutta figura immeritata.
* Pilota di voli intercontinentali
Il surriscaldamento è ovviamente più intenso a stretto contatto del terreno, dove si formano delle vere e proprie bolle di aria calda che, come è noto, tende a salire. Quando la spinta verso l'alto supera la pressione degli strati di aria fredda presenti alle quote superiori, la nostra bolla si stacca da terra e comincia a salire. Se poi il sole picchia proprio forte, allora il "decollo" delle bolle assume carattere di continuità, e si forma una corrente ascensionale: in gergo, una "termica". A livello del suolo, ciò provoca delle raffiche di vento convergenti, mentre tutto intorno si creano correnti discendenti di aria più fredda.
E' facile immaginare cosa succede quando, nell'ultima parte della traiettoria di avvicinamento, si sorvola in rapida successione, un centro commerciale con i suoi piazzali pieni di macchine in sosta, un bosco, un campo da golf e un laghetto. A volte sembra proprio che, in prossimità dell'atterraggio, l'aereo si sia infilato in una strada piena di buche, e questa improvvisa turbolenza sembra al passeggero tanto più strana se, guardando fuori dal finestrino, vede che è una giornata bellissima: cielo sereno, solo una leggerissima foschia e magari qualche piccola nuvoletta bianca bianca, quasi un batuffolo di cotone, che, come nei disegni dei bambini, si staglia nitida tra terra e cielo. "Nuvole di bel tempo", sono chiamate, anche se poi, soprattutto nelle ore pomeridiane, crescono tanto da scatenare un bel temporalone.
Il pilota è impegnato nella fase finale dell'atterraggio e, proprio all'ultimo momento, una raffichetta maligna di vento, provocata dall'ennesima termica traditrice, cambia di colpo l'assetto dell'aereo... a questo punto l'atterraggio duro è inevitabile: una bella botta sull'asfalto (meno male che gli aerei li costruiscono belli robusti), i passeggeri che sussultano sulle loro poltrone (ma a questo chi gliel'ha data la patente?) e il pilota che, mentre l'aereo decelera, non può fare a meno di pensare di avere fatto una brutta figura immeritata.
* Pilota di voli intercontinentali