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Nuvolette pericolose

Nembo, cumulo e comulonembo: ecco perchè un piccolo batuffolo bianco può diventare un nemico per chi vola. Tutti i segreti spiegati da un pilota di linea. I Viaggi

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Quella nuvoletta bianca bianca che il passeggero scorgeva dal finestrino, quel batuffolo di cotone che pareva il disegno di un bambino, è un prodotto secondario della nostra "termica" la quale, nel suo cammino verso l'alto, incontra zone dove la pressione atmosferica circostante è inferiore e quindi si dilata. Questa espansione causa a sua volta una diminuzione di temperatura, che porta alla condensazione del vapore acqueo presente nella massa d'aria: così nasce la nostra nuvoletta, le minuscole gocce d'acqua che la compongono sono tenute in volo dalla stessa forza ascendente che ha generato la termica. Fin qui niente di male, solo un po' di turbolenza.

Ma se la massa d'aria è molto umida e l'insolazione (e quindi la spinta a salire) particolarmente intensa, allora l'innocua nuvoletta assume presto la forma torreggiante di un bel cumulo. E' ancora bello da vedersi, ma al suo interno stanno succedendo cose vagamente proccupanti: tanto per cominciare, le minuscole goccioline d'acqua non sono più tanto minuscole perché, combattute tra la forza di gravità e la corrente ascensionale, si muovono freneticamente scontrandosi tra di loro, e ogni scontro genera un goccia un po' più grossa; e poi il movimento continuo dell'aria all'interno della nuvola provoca la formazione di cariche elettrostatiche.

Intanto il nostro cumulo ha raggiunto l'altezza di diversi chilometri e qui fa veramente freddo: le gocce (ormai goccioloni) che lo compongono cominciano a congelarsi, diventando dei bei pezzi di ghiaccio, e vogliono tornare a terra; anche le cariche elettrostatiche sono sempre più forti, e cercano di scaricarsi. E giù tuoni, fulmini, pioggia e grandine: il batuffolo di cotone è diventato un cumulonembo, e non è più bello a vedersi, anzi, fa decisamente paura; è un temporalone, ed è così forte da distruggere chiunque si avventuri al suo interno.

Per fortuna che lo si può vedere da lontano, e anche se è nascosto da altre formazioni nuvolose, l'acqua e il ghiaccio che lo compongono forniscono un ottimo bersaglio per il radar meteo di bordo: la sua parte più pericolosa appare sullo schermo come una bella macchia rossa dalla quale (il pilota lo sa bene) è meglio tenersi a rispettosa distanza. E così si continua a volare: un occhio allo schermo del radar e un orecchio alle comunicazioni radio degli altri aerei in zona, attenti ad evitare quelle nuvolette troppo cresciute.

* Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali