Una delle differenze più evidenti che ci sono tra l'aereo e gli altri
mezzi di trasporto è che, nel caso succeda un imprevisto, come un malfunzionamento
tecnico o un peggioramento delle condizioni del tempo,
non ci si può fermare, mettere la freccia e fare una sosta, magari in corsia
di emergenza, per porre riparo o per attendere un miglioramento.
Che si tratti dunque di un problema ad un impianto di bordo, di un passeggero colto da malore o di un inatteso capriccio meteorologico, si deve sempre avere a disposizione un'alternativa sicuramente praticabile e può capitare che tale soluzione di ripiego abbia come conseguenza il fatto di dover andare ad atterrare in un aeroporto "alternato" invece di quello di destinazione.
Nella fase di preparazione del volo, quindi, si studiano attentamente anche le condizioni operative e meteorologiche degli aeroporti che si incontreranno lungo la rotta e a volte, soprattutto per i voli che si svolgono in zone cosiddette "inospitali", come oceani e deserti, può succedere addirittura che si scelga un percorso più lungo pur di restare sempre a ragionevole distanza da una pista dove sia possibile andare a mettere le ruote in tutta sicurezza.
Per quello che riguarda poi la destinazione finale si imbarca addirittura un certo quantitativo di carburante in più per garantirsi la possibilità, come si dice in gergo, di "andare all'alternato". Questo aeroporto di ripiego è scelto tra una rosa di quattro candidati tenendo in considerazione, tra le altre cose, anche la possibilità da parte della compagnia di offrire assistenza ai passeggeri che si troveranno ad atterrare in un posto diverso da quello previsto.
Quando il mio vecchio e saggio istruttore di volo decise che era per me giunto il momento di fare un bel volo di trasferimento da solo, da Bologna a Firenze... pensate un po', non mi lasciò andare fino a che non fu certo che avevo bene in mente le condizioni meteo di cinque o sei aeroporti su ambo i versanti dell'Appennino: "Ricordati- concluse ridendo sotto un folto paio di baffi- che per aria non ci è mai rimasto nessuno: a tornar giù tutti son buoni, ora devi imparare a tornarci intero".
Da allora sono passati quasi trent'anni, ma quelle parole sono ancora tanto chiare nella mia mente che mi sembra di averle sentite ieri.
* Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali
Che si tratti dunque di un problema ad un impianto di bordo, di un passeggero colto da malore o di un inatteso capriccio meteorologico, si deve sempre avere a disposizione un'alternativa sicuramente praticabile e può capitare che tale soluzione di ripiego abbia come conseguenza il fatto di dover andare ad atterrare in un aeroporto "alternato" invece di quello di destinazione.
Nella fase di preparazione del volo, quindi, si studiano attentamente anche le condizioni operative e meteorologiche degli aeroporti che si incontreranno lungo la rotta e a volte, soprattutto per i voli che si svolgono in zone cosiddette "inospitali", come oceani e deserti, può succedere addirittura che si scelga un percorso più lungo pur di restare sempre a ragionevole distanza da una pista dove sia possibile andare a mettere le ruote in tutta sicurezza.
Per quello che riguarda poi la destinazione finale si imbarca addirittura un certo quantitativo di carburante in più per garantirsi la possibilità, come si dice in gergo, di "andare all'alternato". Questo aeroporto di ripiego è scelto tra una rosa di quattro candidati tenendo in considerazione, tra le altre cose, anche la possibilità da parte della compagnia di offrire assistenza ai passeggeri che si troveranno ad atterrare in un posto diverso da quello previsto.
Quando il mio vecchio e saggio istruttore di volo decise che era per me giunto il momento di fare un bel volo di trasferimento da solo, da Bologna a Firenze... pensate un po', non mi lasciò andare fino a che non fu certo che avevo bene in mente le condizioni meteo di cinque o sei aeroporti su ambo i versanti dell'Appennino: "Ricordati- concluse ridendo sotto un folto paio di baffi- che per aria non ci è mai rimasto nessuno: a tornar giù tutti son buoni, ora devi imparare a tornarci intero".
Da allora sono passati quasi trent'anni, ma quelle parole sono ancora tanto chiare nella mia mente che mi sembra di averle sentite ieri.
* Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali