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Quando i piloti dormono

Pisolino per lavoro? Per le tratte lunghe è un obbligo per chi è alla guida di un aereo. Tra spazi minuscoli, bambini rumorosi e fastidiose turbolenza. I Viaggi

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I voli di lungo raggio stanno diventando sempre più lunghi, e se qualche decennio fa per andare in Australia si facevano due o tre tappe, oggi si va da Singapore a New York, senza scalo, in circa diciotto ore, e migliaia di voli, ogni giorno, superano tranquillamente le dieci ore. E' chiaro che tratte del genere non possono essere affidate ad un equipaggio composto solo da due piloti.

La regolamentazione internazionale impone quindi che l'equipaggio sia “rinforzato” con l'aggiunta di un terzo e talvolta, addirittura, di un quarto pilota. In questi casi, appena arrivati in crociera, si scelgono i due piloti che, come diciamo noi, “staranno davanti”, dovranno cioè eseguire la manovra di atterraggio. La priorità sulla scelta del turno di riposo spetta a loro, e in genere scelgono di farlo durante al seconda metà del volo.

Gli altri, anche se magari sono le dieci del mattino, devono andare a dormire... ma dove? A bordo degli aerei di lungo raggio ci sono i cosiddetti “posti riposo equipaggio”. La soluzione più semplice ed economica, abbandonata per motivi di sicurezza dopo l'11 settembre, prevedeva l'installazione, in cabina passeggeri, di una tenda per separare un paio di poltrone dal resto dell'aereo. Certo, poteva capitare che un passeggero curioso ficcasse la testa dentro, a volte un bambino seduto dall'altro lato dell'improvvisata cortina piangeva per ore e ore e molto spesso il tuo sospirato turno di riposo coincideva con il bailamme della cena, ma tutto sommato anche così si riusciva a dormicchiare un po', e quel poco lo si faceva bastare.

Ora invece disponiamo di uno spazio separato, una specie di cameretta con un paio di cuccette, dove stenderci per qualche ora. La foggia di questo “crew bunk” varia a seconda del tipo di aereo e dell'allestimento scelto dall'operatore: su certi aerei è un loculo a due vani dove non si riesce nemmeno a stare seduti, su altri è quasi una piccola mansarda, con bagno privato, poltrona dotata di schermo video (così, se ti passa il sonno, ti guardi un film e... ti riaddormenti subito) e una brandina che sembra un vero letto. E, poi magari, proprio quando tocca a te, comincia la turbolenza: se ce n'è poca, quasi quasi ti culla, ma se è più forte, potrebbe anche essere il letto di un grandhotel... non c'è verso di chiudere occhio.

* Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali