"QUANDO c'è la salute- come si suol dire- c'è tutto", ma ci sono dei casi
in cui, dalla salute di una singola persona può dipendere anche quella
di molte altre: è il caso, ovviamente, di chiunque sia delegato alla conduzione
di un mezzo di trasporto e, segnatamente, dei piloti d'aereo.
Perché se è vero che i piloti sono sempre almeno in due, è altrettanto vero
che, a differenza di altri "autisti", non esiste per loro la possibilità di
fermare il loro mezzo in attesa di un ambulanza, e le fantasiose storie a
lieto fine di intrepide vecchiette che hanno volato una volta con il nipotino
su un aereo da turismo, di intraprendenti hostess che a forza di vederlo
fare hanno imparato anche loro e di occhialuti ragazzini specializzati
in playstation più vere del vero, con l'immancabile vecchio ed esperto pilota
che dalla torre di controllo, capelli bianchi e calma glaciale, li assiste
fino all'atterraggio, sono senz'altro belle e avvincenti... ma solo se si è seduti
sulla poltrona di un cinema e non su quella di un aereo di linea.
E' per questo che, già prima di iniziare il corso di pilotaggio, occorre sottoporsi ad una severa visita medica, che poi diventerà una routine destinata ad accompagnare il pilota fino al termine della sua vita lavorativa. E così, una volta all'anno fino ai quaranta e poi ogni sei mesi, si passa una mattinata a farsi rivoltare come un calzino.
Prelievo di sangue e analisi varie, le lettere dell'oculista che diventano ogni anno più piccole e confuse, il fastidio della colla dell'elettrocardiogramma, l'otorino che -chissà perché- tutti gli anni abbassa un po' la voce, e tanti altri personaggi in camice bianco che ti squadrano, ti soppesano, ti valutano, fino ad emettere il sospirato verdetto di idoneità.
E' vero che, a prescindere dal lavoro svolto, sottoporsi regolarmente a un accurato check-up è cosa senz'altro saggia e auspicabile per tutti, ma non è certamente piacevole starsene sdraiati su un lettino, mentre il dottore si da da fare con la pompetta dello sfigmomanometro e dice: "La vedo un po' agitato, si rilassi"...ed è proprio allora che la pressione, magari già un po' ballerina di suo, schizza inesorabilmente a sfiorare il limite massimo ammesso, nella preoccupazione di vedersi costretto, a cinquant'anni suonati, a cercare un nuovo mestiere.
E' per questo che, già prima di iniziare il corso di pilotaggio, occorre sottoporsi ad una severa visita medica, che poi diventerà una routine destinata ad accompagnare il pilota fino al termine della sua vita lavorativa. E così, una volta all'anno fino ai quaranta e poi ogni sei mesi, si passa una mattinata a farsi rivoltare come un calzino.
Prelievo di sangue e analisi varie, le lettere dell'oculista che diventano ogni anno più piccole e confuse, il fastidio della colla dell'elettrocardiogramma, l'otorino che -chissà perché- tutti gli anni abbassa un po' la voce, e tanti altri personaggi in camice bianco che ti squadrano, ti soppesano, ti valutano, fino ad emettere il sospirato verdetto di idoneità.
E' vero che, a prescindere dal lavoro svolto, sottoporsi regolarmente a un accurato check-up è cosa senz'altro saggia e auspicabile per tutti, ma non è certamente piacevole starsene sdraiati su un lettino, mentre il dottore si da da fare con la pompetta dello sfigmomanometro e dice: "La vedo un po' agitato, si rilassi"...ed è proprio allora che la pressione, magari già un po' ballerina di suo, schizza inesorabilmente a sfiorare il limite massimo ammesso, nella preoccupazione di vedersi costretto, a cinquant'anni suonati, a cercare un nuovo mestiere.