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Altaquota

Il vento e la tempesta

Spesso le rotte aeree vengono scelte in base a correnti che facilitano e abbreviano il volo. Ma può accadere che si trasformino in vere e proprie burrasche. I Viaggi

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"BUON VENTO" è un tipico augurio da marinai. Marinai veri, quelli di una volta, abituati ad andar per mare senza l'ausilio di motori, confidando solo nella propria conoscenza degli elementi e nel favore di Eolo. Era un augurio che evocava (ed evoca tuttora) vele maestosamente gonfie, e bianchi baffi schiumosi a prua, e la promessa di un più rapido arrivo in porto. Anche per i piloti di oggi un buon vento in poppa (o per meglio dire, in coda) è, soprattutto durante il ritorno da lunghi voli intercontinentali, una vera e propria benedizione e, visto che ad alta quota è facile incontrare venti che soffiano a velocità superiori ai duecento chilometri all'ora, molte rotte vengono scelte tenendo in conto questo fattore che, sfruttato a dovere, permette di accorciare notevolmente i tempi di volo. Purtroppo queste "correnti a getto" sono spesso associate a turbolenze violente, al punto che a volte si è costretti a rinunciare al pur tanto agognato vento favorevole per andare a cercare condizioni più tranquille e, soprattutto, sicure.

Insomma, per noi come per i marinai, il "buon vento" può anche tramutarsi in una brutta tempesta, con l'aggravante che queste zone turbolente non sono accompagnate da formazioni nuvolose e risultano invisibili al radar di bordo, e ci si può finire dentro senza preavviso, magari proprio durante il pranzo, con piatti e bicchieri che volano per la cabina. E' capitato addirittura di veder "decollare" i carrelli utilizzati per il servizio e, purtroppo, ci sono stati casi di persone che, proiettate contro il soffitto dell'aereo, hanno riportato gravi ferite. Meno male che i meteorologi dispongono oggi di una rete di osservazione, anche satellitare, molto sofisticata che permette di localizzare con notevole precisione le zone a rischio. E siccome la prudenza non è mai troppa, abbiamo anche la sana abitudine di tenere sempre una delle tre radio di bordo sintonizzata su quella che noi chiamiamo “interpilot frequency”.

E' una frequenza non occupata dai servizi di controllo del traffico: se tutto è tranquillo serve solo a scambiarsi saluti, ma quando il volo è un po' "agitato", la nostra "interpilot" si trasforma in un frenetico intreccio di informazioni e avvertimenti su come evitare quei pezzi di cielo dove il "buon vento" è... troppo buono.