Ogni volta che esce un film di Indiana Jones - il quarto episodio della saga sarà a fine maggio su tutti gli schermi - torna di moda l'archeologia come avventura. Contrariamente alla finzione cinematografica, l'archeologia è lo studio scientifico, lontano da riflettori e mondanità, delle civiltà antiche, attraverso i manufatti che queste hanno lasciato. Manufatti spesso sepolti e inutilizzati da secoli. Solo gli anfiteatri greci e romani posono vantare un uso moderno, e se non è cambiato il modo di fare teatro rispetto al mondo classico, nemmeno la maniera di tracciare le strade oggi è molto diverso dall'epoca romana. Il valore di quel sistema viario non sta solo nella buona conservazione di strade, ponti, gallerie e nella loro fusione con il paesaggio, quanto in ciò che quelle viae publicae rappresentano per l'identità europea. Quello romano non fu un sistema nato solo per scopi militari, rappresentò anche una saldatura culturale e commerciale dell'intero Vecchio Continente e del Mare Nostrum.
Il più esteso monumento dell'antichità, lungo quasi centomila chilometri, è senza dubbio la rete delle Vie Romane, dal Nord Africa all'Inghilterra, dalla Turchia al Portogallo, e il viaggio per conoscerle non può che cominciare dal Lazio, dove Roma era il punto di partenza di tutte le Consolari dirette verso le più lontane periferie dell'Impero. Plinio il Vecchio diceva che "i Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che furono dai Greci neglette, cioè nell'aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache"; i costruttori dell'Impero, come ha scritto Lorenzo Qulilici, docente di Archeologia dell'Università di Bologna, sapevano "trarre vantaggio dal terreno attraversato non contrastandolo e realizzando magnifici rettifili". Fondamentale era lo studio del sottosuolo e le fondazioni sulle quali edificare le strade: venivano scavate profonde trincee riempite con materiali che impedivano il cedimento e assorbivano l'acqua piovana, anche grazie a pendenze, tombini e canalette di deiezione. Non è un caso se quelle strade siano ancora oggi in perfetto stato di conservazione! Fondamentali le opere di sostegno, i ponti e le gallerie che interessavano tutte le Consolari.
Vediamo qui le principali strade del Lazio che raggiunsero, in epoca imperiale, la trentina. La Via Campana, partiva dall'attuale Porta Portese ed era lunga 28 km; portava alla foce del Tevere. Ristrutturata, fu ribattezzata Portuense con l'apertura del porto fatto costruire dall'imperatore Claudio. La città moderna ha ricoperto il suo tracciato ma è visibile un tratto di lastricato tra il viadotto di via Maiorana e la ferrovia, più due mausolei sul lato del Tevere lungo la via Magliana (uno è la chiesa di S.Passera). La Via Ostiense, che portava a Ostia (ostium significa "imboccatura"), era lunga 24 km e partiva da Porta S.Paolo, un tratto di basolato è visibile al km 17 della via Ostiense. Imponente l'area archeologica di Ostia Antica dove sono ben conservati i resti della strada.
La Via Appia è chiamata Regina Viarum per la sua estensione (530 km), per la sua bellezza paesaggistica e per i suoi monumenti. Uscendo da Porta S.Sebastiano, toccava città importanti del Sud Italia e arrivava al porto di Brundisum (Brindisi); era la via per l'Oriente che in Grecia diventava Via Egnatia e finiva a Bisanzio. Il nome deriva dal suo costruttore, il censore Appio Claudio Cieco che la iniziò nel 312 a.C.. È la strada meglio conservata, soprattutto all'interno del Parco dell'Appia Antica dove è circondata da splendidi monumenti. La Via Latina, lunga circa 200 km, uscendo da Porta Latina, collegava la capitale a Capua. Il nome deriva dal popolo preromano dei Latini. Visibili molti tratti della strada e resti archeologici sia nell'area dei Colli Albani (Tusculum, vicino Frascati), sia a Ferentino, Anagni, Alatri e Aquino. La Via Labicana, che prende il nome da Labicum (Colonna), lunga 22 km, è ripercorsa dall'attuale via Casilina: partiva dalla monumentale Porta Maggiore. La Via Gabina (poi Praenestina), oggi via Prenestina; usciva dalla Porta Esquilina (S.Maria Maggiore) e portava all'antica Gabii. Esistono molte aree archeologiche nel territorio toccato dalla strada, come quelle di Gabii, Palestrina, Preneste. La Via Tiburtina, lunga 200 km, partiva da Porta Tiburtina e raggiungeva Tibur, oggi Tivoli.
Il percorso che da Tibur raggiungeva l'odierna Pescara era Via Valeria, dal nome del costruttore appartenente alla Gens Valeria. Fuori Tivoli, all'altezza della chiesa di S.Agnese, sono tuttora esistenti parti dell'antico basolato; di eccezionale valore storico, nel territorio, Villa Adriana, non lontana da Tivoli. Ancora esistenti resti di qualche ponte romano, tra questi quello sull'Aniene a Ponte Mammolo (Pons Mammeus). La Via Nomentana, che portava da Porta Nomentana (spostata a Porta Pia nel 1564) a Nomentum (Mentana), era lunga una ventina di km; da vedere nel tragitto toccato dalla strada, il Ponte Nomentano sull'Aniene, il complesso di S.Agnese e il Mausoleo di S.Costanza. La Via Salaria ai tempi dei Romani partiva da Porta Pinciana e Porta Collina (Ministero delle Finanze); con un percorso di 225 km raggiungeva l'Adriatico a Porto d'Ascoli. Lungo il suo itinerario tanti i monumenti, all'interno di Roma, il Mausoleo di Lucio Peto (via Salaria 25a) e le Catacombe di Priscilla, sempre in via Salaria. La Via Clodia, chiamata così in onore del suo costruttore, della Gens Claudia, collegava Roma con l'Etruria nord-occidentale, tra i centri di interesse archeologico che tocca nel Lazio, Tuscania.
Tre arterie di grande importanza collegavano Roma con il nord. La Via Flaminia (dal costruttore Gaio Flaminio) lunga 330 km, portava a Rimini: era l'attuale via del Corso e poi via Flaminia, passava attraverso la Porta Flaminia (Porta del Popolo). La Via Cassia (dal console Gaio Cassio Longino), lunga oltre 400 km, toccava Siena, Firenze e finiva a Luni, in Liguria. La Via Aurelia, fatta costruire forse da Gaio Aurelio Cotta, portava in Francia fino a Marsiglia, passando per Pisa e Genova. Appia, Cassia, Flaminia, strade ancora belle da vedere e da studiare. Ma come funzionavano nella vita di tutti i giorni? Su quale lato, per esempio, guidavano i Romani? A sinistra o a destra? L'archeologo britannico Bryn Walters non ha dubbi: sulla sinistra. Non solo perché sul lato destro dovevano usare la spada, ma anche perché a Swindon, in Inghilterra, esistono le tracce sul basolato dei carri che andavano (a sinistra) carichi di pietre della miniera e tornavano (a destra) vuoti. Anche l'inquinamento del mondo antico appassiona gli studiosi: a Roma, secondo quanto raccontano Maziale e Giovenale, c'era un forte inquinamento acustico causato dal lavoro degli artigiani e dal "transito dei carri nella rete tortuosa delle strade e lo strepito delle mandrie asserragliate che strapperebbero il sonno a Druso".
Tanto che in certi giorni, venniva istituito, anche allora come oggi, il blocco del traffico.
Il più esteso monumento dell'antichità, lungo quasi centomila chilometri, è senza dubbio la rete delle Vie Romane, dal Nord Africa all'Inghilterra, dalla Turchia al Portogallo, e il viaggio per conoscerle non può che cominciare dal Lazio, dove Roma era il punto di partenza di tutte le Consolari dirette verso le più lontane periferie dell'Impero. Plinio il Vecchio diceva che "i Romani posero ogni cura in tre cose soprattutto, che furono dai Greci neglette, cioè nell'aprire le strade, nel costruire acquedotti e nel disporre nel sottosuolo le cloache"; i costruttori dell'Impero, come ha scritto Lorenzo Qulilici, docente di Archeologia dell'Università di Bologna, sapevano "trarre vantaggio dal terreno attraversato non contrastandolo e realizzando magnifici rettifili". Fondamentale era lo studio del sottosuolo e le fondazioni sulle quali edificare le strade: venivano scavate profonde trincee riempite con materiali che impedivano il cedimento e assorbivano l'acqua piovana, anche grazie a pendenze, tombini e canalette di deiezione. Non è un caso se quelle strade siano ancora oggi in perfetto stato di conservazione! Fondamentali le opere di sostegno, i ponti e le gallerie che interessavano tutte le Consolari.
Vediamo qui le principali strade del Lazio che raggiunsero, in epoca imperiale, la trentina. La Via Campana, partiva dall'attuale Porta Portese ed era lunga 28 km; portava alla foce del Tevere. Ristrutturata, fu ribattezzata Portuense con l'apertura del porto fatto costruire dall'imperatore Claudio. La città moderna ha ricoperto il suo tracciato ma è visibile un tratto di lastricato tra il viadotto di via Maiorana e la ferrovia, più due mausolei sul lato del Tevere lungo la via Magliana (uno è la chiesa di S.Passera). La Via Ostiense, che portava a Ostia (ostium significa "imboccatura"), era lunga 24 km e partiva da Porta S.Paolo, un tratto di basolato è visibile al km 17 della via Ostiense. Imponente l'area archeologica di Ostia Antica dove sono ben conservati i resti della strada.
La Via Appia è chiamata Regina Viarum per la sua estensione (530 km), per la sua bellezza paesaggistica e per i suoi monumenti. Uscendo da Porta S.Sebastiano, toccava città importanti del Sud Italia e arrivava al porto di Brundisum (Brindisi); era la via per l'Oriente che in Grecia diventava Via Egnatia e finiva a Bisanzio. Il nome deriva dal suo costruttore, il censore Appio Claudio Cieco che la iniziò nel 312 a.C.. È la strada meglio conservata, soprattutto all'interno del Parco dell'Appia Antica dove è circondata da splendidi monumenti. La Via Latina, lunga circa 200 km, uscendo da Porta Latina, collegava la capitale a Capua. Il nome deriva dal popolo preromano dei Latini. Visibili molti tratti della strada e resti archeologici sia nell'area dei Colli Albani (Tusculum, vicino Frascati), sia a Ferentino, Anagni, Alatri e Aquino. La Via Labicana, che prende il nome da Labicum (Colonna), lunga 22 km, è ripercorsa dall'attuale via Casilina: partiva dalla monumentale Porta Maggiore. La Via Gabina (poi Praenestina), oggi via Prenestina; usciva dalla Porta Esquilina (S.Maria Maggiore) e portava all'antica Gabii. Esistono molte aree archeologiche nel territorio toccato dalla strada, come quelle di Gabii, Palestrina, Preneste. La Via Tiburtina, lunga 200 km, partiva da Porta Tiburtina e raggiungeva Tibur, oggi Tivoli.
Il percorso che da Tibur raggiungeva l'odierna Pescara era Via Valeria, dal nome del costruttore appartenente alla Gens Valeria. Fuori Tivoli, all'altezza della chiesa di S.Agnese, sono tuttora esistenti parti dell'antico basolato; di eccezionale valore storico, nel territorio, Villa Adriana, non lontana da Tivoli. Ancora esistenti resti di qualche ponte romano, tra questi quello sull'Aniene a Ponte Mammolo (Pons Mammeus). La Via Nomentana, che portava da Porta Nomentana (spostata a Porta Pia nel 1564) a Nomentum (Mentana), era lunga una ventina di km; da vedere nel tragitto toccato dalla strada, il Ponte Nomentano sull'Aniene, il complesso di S.Agnese e il Mausoleo di S.Costanza. La Via Salaria ai tempi dei Romani partiva da Porta Pinciana e Porta Collina (Ministero delle Finanze); con un percorso di 225 km raggiungeva l'Adriatico a Porto d'Ascoli. Lungo il suo itinerario tanti i monumenti, all'interno di Roma, il Mausoleo di Lucio Peto (via Salaria 25a) e le Catacombe di Priscilla, sempre in via Salaria. La Via Clodia, chiamata così in onore del suo costruttore, della Gens Claudia, collegava Roma con l'Etruria nord-occidentale, tra i centri di interesse archeologico che tocca nel Lazio, Tuscania.
Tre arterie di grande importanza collegavano Roma con il nord. La Via Flaminia (dal costruttore Gaio Flaminio) lunga 330 km, portava a Rimini: era l'attuale via del Corso e poi via Flaminia, passava attraverso la Porta Flaminia (Porta del Popolo). La Via Cassia (dal console Gaio Cassio Longino), lunga oltre 400 km, toccava Siena, Firenze e finiva a Luni, in Liguria. La Via Aurelia, fatta costruire forse da Gaio Aurelio Cotta, portava in Francia fino a Marsiglia, passando per Pisa e Genova. Appia, Cassia, Flaminia, strade ancora belle da vedere e da studiare. Ma come funzionavano nella vita di tutti i giorni? Su quale lato, per esempio, guidavano i Romani? A sinistra o a destra? L'archeologo britannico Bryn Walters non ha dubbi: sulla sinistra. Non solo perché sul lato destro dovevano usare la spada, ma anche perché a Swindon, in Inghilterra, esistono le tracce sul basolato dei carri che andavano (a sinistra) carichi di pietre della miniera e tornavano (a destra) vuoti. Anche l'inquinamento del mondo antico appassiona gli studiosi: a Roma, secondo quanto raccontano Maziale e Giovenale, c'era un forte inquinamento acustico causato dal lavoro degli artigiani e dal "transito dei carri nella rete tortuosa delle strade e lo strepito delle mandrie asserragliate che strapperebbero il sonno a Druso".
Tanto che in certi giorni, venniva istituito, anche allora come oggi, il blocco del traffico.