Secondo un'indagine condotta recentemente da un giornale australiano, il pianto dei bambini è uno dei maggiori motivi di fastidio durante un viaggio aereo. In effetti, già quando vengono accesi i motori, il sorridente pargoletto che se ne stava buono buono in braccio a sua madre comincia improvvisamente a lamentarsi, per poi scoppiare in un pianto lamentoso al momento del decollo.
La causa non è, come si potrebbe pensare, la paura. Un bimbo di pochi mesi non è minimamente in grado di rendersi conto di essere in volo, e anche se capisse quello che sta succedendo, non avrebbe comunque coscienza dei rischi (veri o presunti) che sta correndo. Non può essere quindi toccato dai timori, più o meno razionali, che assalgono molti adulti. Il suo pianto ha una ragione puramente fisiologica: piange perché le variazioni di pressione che il suo orecchio subisce gli provocano dolore.
Gli aerei di linea volano a quote dove la pressione atmosferica è talmente bassa da rendere impossibile la sopravvivenza e sono, per questa ragione, pressurizzati. Un apposito impianto provvede a “gonfiare” l'aeroplano come fosse un palloncino, in modo che, quando ci si troverà a volare a diecimila metri di quota, l'atmosfera in cabina sia paragonabile a quella di una montagna di media altezza. Queste variazioni di pressione sono percepite anche dagli adulti, che vi pongono rimedio in vari modi. Di solito basta inghiottire più volte a vuoto, masticare un chewing-gum o, al limite, eseguire la classica manovra “di compensazione”, espirando con il naso tappato, per riequilibrare la pressione interna dell'orecchio: tutte operazioni che il piccolo viaggiatore non riesce a fare, e allora... piange.
A volte si tratta di un fastidio leggero, destinato a sparire in breve tempo e basta un leggero massaggio dietro all'orecchio per farlo passare, ma se il piccino è un po' raffreddato allora la faccenda è più grave. “Perché non prova a dargli qualcosa da succhiare?” mi è capitato di dire una volta a una signora seduta accanto a me durante un volo di trasferimento. E siccome il bimbo rifiutava il ciuccio, la mammina, senza scomporsi minimamente, si è scoperta il seno e lo ha offerto al suo piccolo che, dopo pochi minuti, si è riaddormentato sazio e soddisfatto, con grande sollievo di tutti gli altri passeggeri.
Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali
La causa non è, come si potrebbe pensare, la paura. Un bimbo di pochi mesi non è minimamente in grado di rendersi conto di essere in volo, e anche se capisse quello che sta succedendo, non avrebbe comunque coscienza dei rischi (veri o presunti) che sta correndo. Non può essere quindi toccato dai timori, più o meno razionali, che assalgono molti adulti. Il suo pianto ha una ragione puramente fisiologica: piange perché le variazioni di pressione che il suo orecchio subisce gli provocano dolore.
Gli aerei di linea volano a quote dove la pressione atmosferica è talmente bassa da rendere impossibile la sopravvivenza e sono, per questa ragione, pressurizzati. Un apposito impianto provvede a “gonfiare” l'aeroplano come fosse un palloncino, in modo che, quando ci si troverà a volare a diecimila metri di quota, l'atmosfera in cabina sia paragonabile a quella di una montagna di media altezza. Queste variazioni di pressione sono percepite anche dagli adulti, che vi pongono rimedio in vari modi. Di solito basta inghiottire più volte a vuoto, masticare un chewing-gum o, al limite, eseguire la classica manovra “di compensazione”, espirando con il naso tappato, per riequilibrare la pressione interna dell'orecchio: tutte operazioni che il piccolo viaggiatore non riesce a fare, e allora... piange.
A volte si tratta di un fastidio leggero, destinato a sparire in breve tempo e basta un leggero massaggio dietro all'orecchio per farlo passare, ma se il piccino è un po' raffreddato allora la faccenda è più grave. “Perché non prova a dargli qualcosa da succhiare?” mi è capitato di dire una volta a una signora seduta accanto a me durante un volo di trasferimento. E siccome il bimbo rifiutava il ciuccio, la mammina, senza scomporsi minimamente, si è scoperta il seno e lo ha offerto al suo piccolo che, dopo pochi minuti, si è riaddormentato sazio e soddisfatto, con grande sollievo di tutti gli altri passeggeri.
Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali